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La correzione bussa alla porta dei mercati

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

La settimana scorsa non ha portato indicazioni particolari sui mercati azionari.

D’altra parte è stata “disturbata” da festività che hanno fermato per alcune sedute le borse asiatiche e nella seduta di lunedì scorso quelle americane.

Osserviamo pertanto performance settimanali di scarsa entità, anche se vi vede una certa variabilità nel segno. L’Europa ha chiuso con una piccola performance positiva con l’indice globale Eurostoxx50 (solo +0,48% settimanale), ma gli indici dei principali paesi europei hanno avuto risultati settimanali misti (dal migliore +1,2% di Cac francese e Ibex spagnolo, al peggiore -1,2% dell’indice italiano FtseMib, alle prese con le vendite di beneficio dopo la rapida luna di miele con Draghi).

Gli indici USA, con la curiosa eccezione del vecchio Dow Jones, hanno corretto in piccola parte l’ampio movimento rialzista evidenziato nella prima metà di febbraio. Perdita contenuta (-0,7%) per SP500, e un po’ più evidente per il tecnologico Nasdaq100 (-1,64%).

Non sono stati comunque movimenti in grado, per ora, di avviare una fase di correzione conclamata.

Li dobbiamo classificare ancora come semplici pullback, determinati dall’ovvio venir meno, dopo tanta corsa, dell’entusiasmo degli investitori, che però non hanno ancora trovato sufficienti motivi per preoccuparsi più di tanto. Qualche presa di profitto non manca, ma per ora il supporto chiave di SP500 (3.885 punti), quello che separa un insignificante pullback, occasione di acquisto, da un preoccupante inizio di correzione, è stato testato giovedì scorso ed ha fatto il suo dovere, reggendo bene e chiamando a raccolta i compratori per l’ennesimo rimbalzo.

A dire il vero, comunque, non deve essere sfuggito agli analisti più attenti che l’indice delle 500 principali società USA, dopo aver mostrato un convinto rimbalzo nella seconda parte della seduta di giovedì 18, venerdì scorso ha perso l’occasione di mostrare una ripresa di forza in grado di proiettarlo fin da subito verso il record storico (3.950). Infatti, arrivato sulla soglia della prima resistenza di area 3.930, che lo separa dai massimi, non ha avuto la capacità di abbatterla e di estendere l’impulso, ripiegando nuovamente, nella seconda parte della seduta, in area 3.900.

L’impressione fornita è piuttosto ambigua e tale da disorientare forse qualche investitore, che vede questa volta ingarbugliarsi la strada del rimbalzo immediato ed impulsivo sul supporto, che tante volte in passato gli aveva dato soddisfazione.

Prendiamo perciò atto che l’equilibrio tra compratori e venditori venerdì si è fatto nuovamente più incerto. Al punto da non deporre molto bene per l’inizio della settimana entrante.

E’ assai probabile che oggi venga ritestato il supporto chiave di 3.885, riportandoci alla situazione di giovedì scorso. Come allora ebbi occasione di avvisare, un suo sfondamento  non dovrebbe essere sottovalutato, poiché certificherebbe l’inversione di breve periodo dei rapporti di forza tra compratori e venditori, con possibile arrivo in area 3.820, che è l’obiettivo di un evidente testa e spalle ribassista, ben visibile sui grafici orari, che sotto 3.885 verrebbe completato.

Come si può notare, non stiamo parlando certamente di grandi crolli, ma di una fase di correzione che potrebbe impegnare la parte restante di questo mese di febbraio.

Per il resto la settimana ci ha portato il superamento di quota 60$ da parte del petrolio, che ora sembra volersi prendere una pausa, e la costante salita dei prezzi dei metalli industriali, soprattutto il rame, che è un buon indicatore del ciclo economico e sembra testimoniare un rafforzamento non passeggero della ripresa delle principali economie (USA, Cina e paesi emergenti) dopo la recessione pandemica.

Notevole anche il continuo volo del Bitcoin, che ha ormai ampiamente superato i 50.000$ e sembra procedere verso obiettivi iperbolici, che incute timore persino nominare (chi dice 150.000$, chi 400.000$, chi si lancia addirittura ad evocare il milione di $). Sono target che certamente verranno osservati attentamente anche dai regolatori e dalle banche centrali, che non possono permettere che il Bitcoin diventi una moneta alternativa e concorrenziale rispetto a quella legale. Se si corresse questo rischio, allora verrebbe regolato e questo gli metterebbe il sale sulla coda, facendolo uscire dal casinò per entrare nell’ambito  degli strumenti finanziari normali.

Qualcuno dice che il Bitcoin sta soppiantando i metalli preziosi come bene rifugio. Si spiegherebbe così la lateralità dei preziosi in questo periodo di grande gloria rialzista del Bitcoin.

Può darsi. In questo mondo in cui ormai il virtuale sembra più realistico del reale, tutto è possibile. Ma che si possa continuare per molto tempo a dare ad una moneta virtuale, basata su un’accozzaglia di algoritmi, che ricercare nel web comporta uno spreco enorme e crescente di energia, più valore di una moneta legale, che ha una sua legittimazione giuridica, a me sembra possibile, ma non ancora probabile.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online