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La correzione Usa finirà oggi?

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Anche ieri gli indici azionari europei hanno proseguito il loro regolare cammino rialzista verso il pieno recupero dei valori pre-pandemia, confermando l’ottimo stato di forza che mettono in luce da qualche giorno. Eurostoxx50 (+0,89%) ha raggiunto quota 3.820 ed è arrivato a soli 47 punti da quanto valeva ai massimi del 2020, prima del virus.

Il Dax, che è l’indice azionario del paese guida dell’Eurozona, pertanto quello che tira il gruppo, anche ieri non ci ha fatto mancare il suo massimo, il terzo consecutivo, in una settimana che vanta un progresso provvisorio di +4,5%. Non so se mi spiego.

Evidentemente il mercato gradisce la sferzata che Draghi ha dato la scorsa settimana alla Commissione UE sui vaccini, quando al vertice dei leader della UE ha chiaramente rimproverato gli la Commissione Europea per le leggerezze commesse nelle trattative con le case farmaceutiche che producono i vaccini, invitando Ursula Von der Leyen a cambiare piglio ed imporre un’accelerata alle consegne. Una critica che ha dato già qualche risultato, dato che la Commissione sta affrontando il problema dei ritardi con maggior vigore ed è riuscita a spuntare qualche milione di dosi aggiuntive in arrivo a Marzo e nuovi impegni da parte delle case farmaceutiche. Ora si spera che anche EMA, l’agenzia europea di controllo sui farmaci, si dia una mossa ad approvare il vaccino Johnson&Johnson (oggi?) e magari anche il russo Sputnik, su cui si sta trattando per una licenza di produzione in Italia.

L’umore degli investitori europei resta decisamente migliore del tenore dei dati sulla pandemia, che stanno diventando drammatici soprattutto in Italia, con la terza ondata che prende sempre più inclinazione esponenziale nella curva dei contagi ed il sistema sanitario in condizioni simili a quelle di un anno fa, ai tempi della prima ondata, con le terapie intensive occupate oltre il livello di allarme e molti ospedali che cominciano a ricoverare ormai solo più i pazienti Covid. Intanto Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna viaggiano spedite verso la zona rossa a fine settimana e si uniranno alle massime restrizioni già in atto in altre regioni. La prossima settimana l’Italia rischia di avere il territorio che rappresenta oltre metà del PIL in zona rossa. Con questo quadro pandemico, vedere l’indice Ftse-Mib arrivare ad un soffio dai 24.000 punti, agli stessi valori con cui aprì la terribile seduta del 24 febbraio, quando cominciò ufficialmente la pandemia sui mercati, suscita qualche perplessità, ed obbliga a pensare che i mercati usino solo il cannocchiale delle aspettative per misurare il valore di borsa delle imprese quotate. Aspettative che, evidentemente, oggi attendono parole dolci per la speculazione rialzista dai comunicati della BCE e dalla Conferenza Stampa di madama Cristina Lagarde, al termine della riunione mensile del Direttorio.

Anche in USA sembra che sia ormai imminente il ritorno ai massimi storici, soprattutto sull’indice principale SP500. L’attuale vetta (3.950) non dista molti punti, ma comincia ad essere abbastanza lontana nel tempo, perché risale a 16 sedute fa. L’ultima volta che l’indice USA è rimasto più di 16 sedute senza migliorare il suo record storico è stato durante la correzione di settembre ed ottobre dello scorso anno. 

Per poter attaccare il record occorre però prima abbattere i massimi discendenti realizzati nella fase calante della correzione. L’ultimo, quello del primo marzo, a quota 3.915, è stato attaccato ed anche superato di un paio di punti ieri sera, poco prima delle 21. Ma la prova muscolare è durata poco, solo qualche minuto. L’indice nell’ultima ora è arretrato nuovamente sotto 3.900, limitando il guadagno di giornata a +0,60%.

Ha fatto meglio l’indice delle small cap Russell2000, che di massimi discendenti ieri ne ha superati addirittura due e, con una performance effervescente (+1,84%) oggi si appresta ad testare il suo record di 2.318 punti realizzato il 10 febbraio scorso.

Ancora una seduta debole (-0,33%) per il tecnologico Nasdaq100, che doveva digerire il forte recupero del giorno precedente. Resta comunque la sensazione che, in questa fase, la forza mostrata in tutto il 2020 dalla tecnologia sia destinata a rimanere un ricordo. La strada da fare per tornare ai massimi è ancora molto ampia (oltre 8 punti percentuali) e la sensazione è che il mercato voglia cavalcare la prossima gamba rialzista soprattutto con una rotazione settoriale verso i titoli più penalizzati dalla pandemia, che dovrebbero beneficiare maggiormente del ritorno ad una parvenza di normalità consentita dal miracolo delle vaccinazioni. E soprattutto della pioggia di aiuti monetari in deficit che sta per arrivare sui disoccupati e sulle tante imprese americane in crisi.

Ieri infatti la Camera ha approvato in seconda lettura la legge che distribuisce 1.900 mld $ (quasi il 10% del PIL) di regalie a spese delle generazioni future, che dovranno risanare la montagna di debito pubblico, già cresciuta a dismisura per opera di Trump, ed ora lievitata ulteriormente grazie all’Amministrazione Biden. 

E’ possibile perciò che oggi anche SP500 voglia festeggiare sbrigando in fretta la formalità di concludere la correzione, e si allinei all’impulso rialzista che l’Europa mostra già da qualche giorno.

Ma il grafico non ci permette ancora di mettere il carro davanti ai buoi.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online