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La curva dei rendimenti dell’Eurozona meglio ancorata di quella USA

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
La curva dei rendimenti dell’Eurozona meglio ancorata di quella USA
La curva dei rendimenti dell’Eurozona meglio ancorata di quella USA

Felipe Villaroel, Portfolio Manager di TwentyFour Asset Management, prevede che il Treasury americano continuerà a sottoperformare mentre in Eurozona c’è un ambiente macro migliore per il reddito fisso

I rendimenti dei Treasury USA forse hanno trovato una sorta di base, o almeno una base a breve termine, dopo il recente sell-off che ha impattato molti investitori a reddito fisso. L'ultimo è stato il peggior inizio d'anno da molto tempo, con le scadenze governative americane a 10 anni e 30 anni che hanno prodotto rendimenti totali di -4,25% e -11,83% rispettivamente da inizio 2021. La curva dei rendimenti dell'euro dovrebbe essere invece meglio ancorata, grazie a un ambiente migliore per il reddito fisso rappresentato da crescita positiva ma non troppo alta, con aspettative di inflazione sotto controllo e tassi di default bassi. Una situazione che si riscontra al momento più nell'Eurozona che negli Stati Uniti.

MENO PESANTI LE PERDITE DEI BUND

È la conclusione cui giunge l’analisi di Felipe Villaroel, Portfolio Manager di TwentyFour Asset Management. Anche i Bund tedeschi hanno avuto un inizio d’anno negativo, ma i rendimenti totali sono stati leggermente migliori, rispettivamente -2% e -8,5% per il decennale e il trentennale. Guardando più in basso nello spettro del credito, nell'High Yield gli indici EUR e GBP hanno sovraperformato gli equivalenti in dollaro, vale a dire High Yield USA e debito emergente in valuta forte. Villaroel sottolinea che la curva EUR ha chiaramente sovraperformato la curva del dollaro e con una volatilità inferiore.

LE DIFFERENZE DI CRESCITA E VACCINI

L’esperto di TwentyFour sottolinea che l'economia statunitense sta andando bene con uno stimolo fiscale considerevole in arrivo, mentre in Europa è probabile qualche azione fiscale aggiuntiva in alcuni Paesi, ma non della stessa entità. Questo porterà probabilmente a una crescita più robusta, che è di cattivo auspicio per i Treasury rispetto ai Bund. Inoltre, la vaccinazione negli Stati Uniti sta andando bene, mentre nell'Unione Europea il quadro è piuttosto opposto, dato che la maggior parte è in ritardo anche rispetto al resto del mondo. E questo dovrebbe dare un'altra spinta alla crescita negli USA, che ancora una volta dovrebbe mettere più pressione sui Treasury statunitensi che sui Bund.

POSIZIONI DIVERSE DI FED E BCE

L’esperto di TwentyFour sottolinea infine le risposte molto diverse delle due banche centrali al sell-off dei titoli di Stato, con la Fed che ritiene sia normale in fase di ripresa e non comporti un inasprimento delle condizioni finanziarie, mentre la BCE considera di potere e dover reagire contro aumenti ingiustificati dei rendimenti delle obbligazioni. Isabel Schnabel, membro del board, ha anche avvertito che un aumento dei tassi reali a lunga durata nelle prime fasi di ripresa, potrebbe pregiudicarla dato lo stato ancora fragile dell'economia, per cui la politica dovrà allora aumentare il suo livello di sostegno.

BCE PIÙ PRONTA A USARE GLI STRUMENTI DISPONIBILI

In questo contesto, secondo Villaroel, è importante ricordare che il Pandemic Emergency Purchase Program ha una potenza da 1.850 miliardi di euro, e finora la BCE ha un una media di circa 18 miliardi a settimana dall'inizio del programma. Secondo l’esperto di TwentyFour, l'organismo bancario europeo ha speso solo 866,7 miliardi, con la volontà di impedire un aumento indesiderato dei rendimenti dei Titoli di Stato in euro. Li ha anche la Fed, ma la realtà economica la rende molto meno disposta a intervenire ulteriormente in questa fase.