La fabbrica della flessibilità

Far lavorare i dipendenti quando vogliono. L'idea può sembrare strana, ma Nicola Leibinger-Kammueller, che guida la Trumpf, fabbrica per macchinari tedesca, scommette che funzionerà. Dal primo luglio nell'azienda del Baden-Wuerttemberg entrano in vigore gli orari flessibili. Che non significa gestire in autonomia orario di entrata e di uscita o la pausa pranzo, bensì la possibilità di scegliere quanto lavorare, da un minimo di 15 a un massimo di 40 ore settimanali. Ogni due anni, poi, si potrà rivedere la scelta fatta a seconda delle proprie esigenze. Inoltre i dipendenti della Trumpf possono accantonare fino a mille ore di straordinario in un conto orario personale da utilizzare per ferie, permessi e ore di formazione, così da prendersi giorni liberi dalle sei settimane fino a sei mesi. Per l'azienda questo sistema ha un costo di gestione non da poco visto che si devono coordinare 8mila dipendenti, dei quali la metà tra operai, tecnici e impiegati lavorano nella cittadina tedesca di Ditzingen.

Secondo la Leibinger-Kammueller, alla fine la fabbrica ne guadagnerà, grazie ai benefici sul rendimento e sulla motivazione dei lavoratori che si otterranno con questo sistema. Così i dipendenti della Trumpf potranno andare in vacanza anche per sei mesi a fila, scegliendo di lavorare sei mesi a metà stipendio e ottenere l'altra metà per i sei mesi che si passano a casa.

Le politiche di conciliazione esistono anche in Italia, per avvantaggiare soprattutto chi ha figli nella flessibilità d'orario e le aziende che le applicano: la legge 53/2000 prevede infatti che una quota del Fondo delle politiche per la famiglia sia destinato alle imprese che prevedono accordi contrattuali per facilitare la flessibilità d'orario, in particolare per le aziende fino a 50 dipendenti. Contributi che servono a incentivare soluzioni come la flessibilità in entrata e in uscita o il lavoro a domicilio, per chi ha bambini sotto i 12 anni, anche in caso di affidamento o adozione, o figli disabili a carico, ma anche a sostenere programmi di reinserimento dopo il periodo di congedo parentale.

Ma, spesso questi strumenti non vengono applicati e siamo ben lontani da soluzioni come quelli proposte dalla Trumpf. Secondo l'indagine European Company Survey svolta da Eurofound 8, organo comunitario che si occupa del miglioramento delle condizioni del lavoro, i Paesi dove la flessibilità è più applicata sono quelli del nord Europa. In Finlandia, Regno Unito, Danimarca, Svezia e Germania il 70% delle imprese, oltre a garantire orari di ingresso ed uscita flessibili, inserisce negli schemi lavorativi l'accumulo di ore. In Italia, invece, i minimi orizzonti di flessibilità oraria sono garantiti dal 48% delle aziende, ma solo il 15% di queste permette ai dipendenti di prendersi giorni liberi o di variare l'orario di entrata e uscita dal lavoro.

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