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La FED non entusiasma

Pierluigi Gerbino
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La seduta di ieri avrebbe potuto risolvere i dubbi direzionali che da parecchi giorni si trascinano, grazie alle comunicazioni serali della FED al termine del comitato esecutivo.

Invece non è successo nulla di decisivo e ci ritroviamo, dopo il FOMC, con gli stessi dubbi direzionali che avevamo ieri.

La seduta ha visto un buon tono in Europa per tutta la mattinata, grazie a dati dei PMI (cioè gli indici che misurano il sentiment dei manager delle grandi aziende) di novembre. Un po’ a sorpresa sono usciti dati decisamente superiori al previsto in Francia e Germania, con quelli manifatturieri in territorio che segnala ampie previsioni di crescita e quelli dei servizi che indicano ancora contrazione, ma assai meno del previsto e restano abbastanza vicini al livello di equilibrio di 50.

Sembra incredibile, vero? Stiamo assistendo a lockdown diffusi, a curve dei contagi in accelerazione in Germania, mentre in Francia il calo si è fermato ed il contagio sembra ripartire, al punto che un po’ dappertutto si stanno preparando strette natalizie alla circolazione. Eppure il sentiment dei manager volge al bello.

Qualche motivazione c’è. Innanzitutto il dato rileva il cambiamento di umore a novembre rispetto ad ottobre. Si stava assistendo allora alla inversione ribassista della curva dei contagi e le notizie sul vaccino erano fresche ed entusiasmanti. Inoltre il lockdown autunnale è stato molto più chirurgico e  blando di quello primaverile, ed ha impattato meno. Oltretutto le misure di “ristoro statale” in Europa sono state massicce. Infine l’allentamento estremo delle condizioni di finanziamento per opera della politica monetaria accomodante della BCE ha consentito alle grandi imprese di finanziarsi sui mercati a tassi sempre più ridotti e per molte praticamente gratis. Ce n’è abbastanza per giustificare un po’ di euforia manageriale nelle grandi imprese europee.

Sarebbe interessante, se venissero calcolati, vedere gli indici PMI dei manager delle piccole imprese.

Credo che vedremmo valori molto più bassi di quelli visti ieri. Perché a me pare che, se c’è un dato univoco in questa recessione da Covid, questo è che i già forti prima del virus, ora sono più forti, mentre chi già prima stava a malapena a galla, ora è finito pesantemente sott’acqua e sopravvive esclusivamente grazie ai sussidi statali, dove sono previsti e dove vengono erogati in modo efficiente.

Ultima riflessione sui PMI. Attenzione ad inizio gennaio a quelli che verranno divulgati relativamente al mese di dicembre, dopo che i lockdown sono stati inaspriti. Credo che restituiranno gran parte dell’ottimismo che abbiamo visto su quelli di novembre.

Comunque i mercati ci hanno creduto e il Dax tedesco ha trascinato al rialzo il resto d’Europa con +1,52% e la violazione del suo massimo post-pandemico del 3 settembre scorso. Può ringraziare la forte presenza di titoli industriali e la scarsità di banche nell’indice. Gli indici che contengono più banche hanno fatto molta più fatica, perche la vigilanza UE ha comunicato in questi giorni che fino a settembre non si potranno distribuire dividendi. Ieri il settore ha decisamente ripiegato. Così il FtseMib ha fatto solo +0,23%, il Cac francese +0,31%, l’Ibex spagnolo addirittura -0,16% e il salomonico Eurostoxx50, che tiene conto del bene e del male di tutta l’Eurozona, ha fatto +0,61%.

L’indice USA SP500 è partito titubante, per colpa di un dato sulle vendite al dettaglio che mostra difficoltà in aumento dovute all’asprezza dei contagi ed alle misure di contenimento, che con Biden dovrebbero essere aumentate e non contrastate come fino ad oggi ha fatto Trump. Ha però rassicurato la sensazione che sia in vista un accordo minimale per varare un piano di aiuti per le piccole imprese e per i disoccupati. Sembra che il Congresso, prima di andare in vacanza, stia lavorando alacremente per approvare le misure su cui sono d’accordo repubblicani e democratici. Non sarà il massimo, ma è meglio di niente e, comunque, basterà a tenere a galla ancora un mese milioni di americani che vivono ormai esclusivamente di sussidi.

L’indice SP500, oscillando intorno ai 3.700 punti, è così arrivato all’appuntamento con la FED.

Molti speravano in un allargamento delle misure già molto accomodanti, per aiutare l’economia alle prese col Covid e supplire al freno che la transizione del potere politico esercita sull’Amministrazione Centrale.

Ma Powell, che ha comunicato una revisione positiva delle attese economiche per il 2020 e 2021  non poteva concedere anche ulteriori aumenti del getto monetario, che ora è di 80 miliardi al mese di acquisti di Treasury e di 40 miliardi di altri titoli ABS garantiti dallo stato.

L’ufficio studi FED vede infatti il PIL USA in calo del -2,4% nel 2020 e in crescita del +4,2% nel 2021, mentre a settembre le previsioni erano per un -3,7% quest’anno e +4% nel 2021. Inoltre c’è abbastanza ottimismo sulla ripresa dell’inflazione che dal 1,2% di quest’anno passerà al 2% a fine 2023. 

Come si fa ad essere ottimisti sull’economia ed allargare ancora gli stimoli?

L’unica vera parola confortante per gli spiriti animali della speculazione rialzista è stata che l’attuale pompaggio monetario non verrà ridotto “fino a quando non saranno stati realizzati notevoli ulteriori progressi verso gli obiettivi della massima occupazione e della stabilità dei prezzi”.

A caldo la reazione non è stata positiva, ma nemmeno troppo negativa. I bond sono scesi un po’, prezzando rendimenti in lieve rialzo, e l’azionario ha ripiegato di qualche punto sotto i 3.700.

E’ seguito un recupero ed un assestamento finale con chiusura, indovinate un po’, a quota 3.701.

Il più classico nulla di fatto, che rinvia ancora ogni decisione sulla direzione da intraprendere.

Comunque la tenuta del mercato di fronte alla mezza delusione FED rivela che la speranza sugli  effetti miracolistici dei vaccini  e sull’approvazione del Piano di aiuti bipartisan forniscono ancora un freno alle prese di beneficio.

Vediamo se oggi riusciranno a dare quella convinzione ai compratori necessaria per buttare il cuore ancora una volta oltre l’ostacolo dei massimi storici, che sono a quota 3.712 dal 9 dicembre.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online