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La festa di fine Trump

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Lo sciagurato comizio dell’Epifania, che ha mandato a morire o a farsi arrestare i più scalmanati tra i suoi sostenitori, nel tentativo demenziale di fermare la democrazia americana, ha fatto precipitare il destino di Trump in poche ore. Dopo aver seminato per 4 anni il vento dell’odio per gli avversari, del disprezzo per le istituzioni nazionali e sovranazionali, dell’arroganza di un ego smisurato che lo pone sempre al di sopra di ogni altro essere umano… in poche ore ha raccolto la tempesta finale che ha posto fine al suo velleitario delirio di onnipotenza e lo ha obbligato ad arrendersi alla realtà.

Dopo il tragico assalto al Congresso finito nel sangue, da parte di truculenti personaggi vestiti, chi da Toro Seduto, chi da paramilitare, chi semplicemente da ragazzo-sandwich che porta a spasso il cartellone pubblicitario di Trump, la successione degli eventi è rotolata inarrestabile addosso all’ex-onnipotente presidente in carica.

Il mondo intero, compresi i sovranisti che sbavavano per una foto al suo fianco, lo ha condannato.

Il partito repubblicano lo ha immediatamente schivato come faceva all’inizio delle primarie per le elezioni del 2016. I suoi collaboratori alla Casa Bianca fanno la fila a rassegnare le dimissioni per evitare la valanga giudiziaria. I social media lo hanno “bannato” ripetutamente ogni volta che ha tentato di postare altri incitamenti. Al Congresso parecchi democratici ed anche qualche repubblicano ne chiedono l’incriminazione. A questo punto accetto scommesse su quanto tempo passerà prima che la moglie Melania chieda il divorzio.

Al povero (non di denaro, ma di umanità) miliardario non è rimasto che guardarsi allo specchio e sventolare la bandiera bianca dalle finestre della Casa Bianca.

Chi pensa che abbia riconosciuto la sconfitta pretende troppo. Trump non perde mai, dovremmo averlo imparato. Al massimo si presenta come diversamente vincente.

Così è stato. Apparso in video, senza mai citare Biden ed ammettere la sconfitta, ha lanciato un appello alla riconciliazione e garantito d’ora in poi “una transizione dei poteri tranquilla ed ordinata” perché, guarda un po’ la novità, “il 20 gennaio si insedierà una nuova amministrazione. Quella uscente è stata la migliore della storia degli Stati Uniti”. Questo è stato il suo strampalato discorso, da genio incompreso, con cui ha accettato di traslocare dalla Casa Bianca.

La resa di Trump è stata subito accettata dal “pacificatore” Biden, che ha escluso procedure di impeachment, anche se molti democratici vorrebbero punirlo.

Intanto Trump, secondo il Washington Post, ha ordinato ai suoi legali di studiare la possibilità, prima di andarsene, di auto-concedersi la grazia. Gli ideali sono una bella cosa, la politica anche, almeno per un po’, ma prima di tutto vengono gli interessi personali. Questo è sempre stato il suo motto.

Giunge così a conclusione, con una buona dose di infamia, uno dei periodi più bui per la storia degli Stati Uniti, che non mancherà di avere ancora strascichi negativi in futuro se Biden non saprà ricucire le lacerazioni profonde tra le due culture politiche radicalmente opposte (sinteticamente espresse dai due termini sovranismo e globalismo) che ora si contrappongono come mai in passato.

Credo che la parabola di Trump si concluderà con l’abbandono della politica. Trump è finito, ma non il trumpismo, come in Italia otto anni fa tramontò Berlusconi, ma non il berlusconismo.

In Italia abbiamo avuto poi, negli ultimi anni, persino la riabilitazione del Caimano, che ora si pone addirittura come padre nobile e moderato di una destra che in gran parte è sovranista e trumpiana, e che in questi giorni vedo piuttosto a disagio a commentare i fatti americani.

Chissà se un giorno vedremo anche Trump in veste di moderato?

Intanto il partito repubblicano avrà le sue difficoltà a riorganizzarsi e qualcuno sicuramente cercherà di sfruttare l’eredità di fanatismo che Trump ha coltivato.

I mercati, di fronte a questo epilogo benigno, hanno dimostrato ancora una volta di aver capito tutto in anticipo e ieri hanno proseguito i festeggiamenti.

Per la verità i mercati europei non hanno festeggiato granchè, limitandosi a modeste variazioni positive.

Assai meglio hanno fatto gli indici USA, che hanno visto come occasione di acquisto la doppia cuccagna di essersi tolti dai piedi l’imprevedibilità di Trump e la necessità di Biden di rappacificare il paese, che gli impedirà per ora mantenere le promesse elettorali più “hard” per i mercati, come quella di fermare il dominio delle grandi Over the Top del Nasdaq e quella di alzare le tasse sulle imprese.

Perciò tutti gli indici di Wall Street hanno migliorato i rispettivi massimi storici con performance molto frizzanti, tra cui +1,48% per SP500, arrivato anche a scavalcare i 3.800 punti, e +2.51% del Nasdaq100, che ha ritoccato il precedente massimo storico del 4 gennaio.

Morale della favola: per i mercati la festa di fine anno continua e si trasforma in festa di fine Trump.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online