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La forza distruttrice del QE

Francesco Simoncelli
·8 minuto per la lettura

Questo articolo conclude che il quantitative easing, come mezzo per stimolare le economie e finanziare i disavanzi pubblici, alla fine sarà un fallimento. L'ipotesi di fondo è che la trasmissione di denaro aggiuntivo a soggetti non bancari per gonfiare i prezzi degli asset finanziarie e alle banche per coprire le finanze pubbliche diventerà troppo grande nel 2021 affinché possa avere successo senza indebolire le valute fiat ed i mercati finanziari. Certo, questa opinione è in netto contrasto con la visione keynesiana, secondo cui una volta che il Covid sarà finito le economie ricominceranno a crescere.

Per aiutare i lettori a capire perché il QE fallirà, questo articolo descrive come i suoi obiettivi siano cambiati: dallo stimolare l'economia aumentando i prezzi degli asset, al finanziamento di deficit pubblici in rapida crescita. Guida il lettore attraverso le differenze inflazionistiche tra il QE sottoscritto dalle banche e dalle istituzioni finanziarie non bancarie, come i fondi pensione e le compagnie di assicurazione.

Avendo esaurito la possibilità di abbassare ulteriormente i tassi d'interesse come principale mezzo di stimolo economico, le banche centrali, e soprattutto la FED, si sono in una inflazione monetaria senza fine. Prima della fine del 2019 questa è diventata la forza trainante della politica monetaria della FED. Da marzo 2020 l'obiettivo alla base del QE si è stato nuovamente modificato per finanziare il deficit di bilancio del governo statunitense.

In questo anno fiscale, solo per finanziare i deficit di bilancio e in assenza di domanda estera netta di titoli del Tesoro USA, è probabile che il QE raggiunga una media mensile di $450 miliardi. Quasi impossibile con un tasso di cambio stabile e con il dollaro che viene venduto per valute estere e per materie prime, la bolla del denaro fiat scoppierà.

Introduzione

Ora dobbiamo dimenticare i recenti eventi politici e concentrarci sulle future politiche economiche e monetarie. È praticamente scontato che Biden ed il suo nuovo segretario al Tesoro saranno più keynesiani di Trump e Mnuchin, ed è probabile che l'attenzione economica sarà più sullo stimolo dei consumi che sull'economia dal lato dell'offerta. È probabile che le politiche saranno più vicine alla MMT, la quale è altamente inflazionistica.

Un cambiamento importante è quindi destinato a verificarsi nella politica monetaria, e ai fini di questo dibattito possiamo dimenticare qualsiasi idea che la FED, o qualsiasi altra banca centrale, sia un agente governativo indipendente preparato a limitare la crescita monetaria in modo responsabile. Al di là delle normali espressioni pubbliche di indipendenza, la FED si allineerà con le politiche fiscali del governo federale: spetta alla FED trovare un modo per conformarsi senza perdere la faccia. Nei primi giorni della nuova amministrazione Biden questo non dovrebbe essere troppo difficile, perché lo scorso marzo la FED aveva già abbassato il tasso sui fondi a zero e annunciato un quantitative easing illimitato, inizialmente fissato a $120 miliardi ogni mese, nonché un gamma di altre misure espansive.

È probabile che un maggiore QE sia fondamentale per le future politiche monetarie, ma a parte il presupposto che il QE sia un modo infallibile per salvare un'economia in difficoltà, le conseguenze sono poco conosciute. Inizialmente doveva limitarsi al salvataggio delle economie nazionali a seguito della crisi bancaria della Lehman, ma essendo stato creato il precedente, non dovrebbe sorprendere che sia diventato un appuntamento fisso per la FED e le altre principali banche centrali.

In termini linguistici il quantitative easing aveva lo scopo di sminuire le accuse pubbliche di un finanziamento inflazionistico. La semantica è stata un successo: la consapevolezza pubblica è ai minimi termini ed i suoi effetti monetari rimangono non sufficientemente compresi. E la classe politica, di solito non dotata di know-how economico e monetario, vede poco o nessun pericolo riguardo le conseguenze dell'inflazione monetaria, avendo posto la questione interamente nelle mani dei banchieri centrali.

L'obiettivo originale è racchiuso in poche parole in un documento della Banca d'Inghilterra pubblicato nel suo Bollettino trimestrale nel primo trimestre 2014: "Il QE ha lo scopo di aumentare la quantità di denaro nell'economia acquistando direttamente asset, principalmente da società finanziarie non bancarie [...], far salire i prezzi di tali asset e stimolare la spesa nell'economia".

L'affermazione in questa citazione riguarda l'aumento dei prezzi degli asset (finanziari), ammettendo di voler perseguire deliberatamente le orme di John Law: stampare denaro per manipolare i prezzi di mercato. Gli apologeti delle politiche monetarie potrebbero dire che le banche centrali hanno manipolato i prezzi degli asset per un tempo considerevole, il che è vero, ma far accelerare un treno già lanciato a folle velocità finisce sempre in un disastro. Tutte le ulteriori considerazioni sulle conseguenze vengono eliminate.

Non merita menzione il conseguente impoverimento di tutti, tranne che dello stato e dei suoi intermediari bancari autorizzati, attraverso la svalutazione monetaria.

Gli altri processi di creazione monetaria descritti nel documento del Bollettino trimestrale sono certamente informativi e meritano di essere studiati da coloro che sono a digiuno di questi argomenti. Ma mentre il Bollettino trimestrale continua a spiegare il risultato previsto del QE in quel momento, le cose sono chiaramente cambiate ed è necessario un aggiornamento della situazione. Nell'esaminare in dettaglio i flussi monetari dal QE, questo articolo va oltre il documento della BOE e lo fa da un punto di vista indipendente.

Capire il ruolo delle riserve bancarie

Durante il QE lo stimolo monetario viene convogliato attraverso le banche commerciali, finendo nei loro conti di riserva presso la banca centrale. Capire come funzionano questi conti di riserva è importante per una piena comprensione dei meccanismi del QE e possiamo farlo con i seguenti punti:

  • Solo le banche commerciali autorizzate possono avere un conto presso la banca centrale. Qualsiasi interazione tra una banca centrale ed una non banca viene condotta tramite il conto di riserva di una banca commerciale autorizzata.

  • Il saldo di un conto di riserva è registrato come un attivo nel bilancio della banca commerciale ed è quindi una delle numerose voci sotto la relativa colonna degli attivi.

  • Come in ogni relazione bancaria, esistono ruoli attivi e passivi. In questo caso solo la banca centrale può attivare le variazioni delle riserve totali. Una banca commerciale non può avviare una vendita o un acquisto di fondi di riserva alla o dalla banca centrale.

  • Se una banca centrale presta denaro ad una banca commerciale, esso viene accreditato sul suo conto di riserva. Una banca può scambiare le proprie riserve con un'altra banca in possesso di un conto di riserva presso la banca centrale.

  • Essendo un attivo nel bilancio di una banca commerciale, le riserve detenute sul suo conto presso una banca centrale sono una fonte attiva di finanziamento per le sue passività.

È chiaro, quindi, che le riserve sono solo uno dei mezzi di una banca commerciale per finanziare le proprie passività. In linea di massima queste passività sono costituite da conti correnti e depositi dovuti a clienti, obbligazioni e cambiali emesse dalla banca, finanziamenti del mercato all'ingrosso e fondi degli azionisti. Un aumento delle riserve consente ad una banca commerciale di aumentare le proprie passività espandendo il credito bancario, ma il grado in cui ciò è possibile è regolato dal rapporto di cambio tra il totale degli attivi ed i fondi degli azionisti, che è una questione separata.

Stimolare il settore finanziario

Il documento della Banca d'Inghilterra postula che una volta che i tassi d'interesse raggiungono lo zero, la banca centrale non può stimolare ulteriormente l'economia tagliando gli interessi pagati sulle riserve delle banche commerciali. È a quel punto che gli acquisti di asset sono considerati il ​​mezzo per immettere più denaro nell'economia e, come hanno affermato gli autori, richiede un cambiamento della linea di politica: dalla gestione dei tassi d'interesse all'espansione diretta della quantità di denaro. L'intenzione originaria era quella di accedere ad istituzioni finanziarie non bancarie, come fondi pensione e assicurativi, acquistando da loro il debito pubblico e incoraggiandoli a reinvestire la liquidità guadagnata in asset a rendimento più elevato: in altre parole, adottare un maggiore rischio di investimento, che si riflette in rendimenti più elevati sul debito non governativo e sui rendimenti futuri delle azioni.

Il QE ha certamente funzionato per raggiungere tale scopo, immettendo liquidità attraverso queste istituzioni nei mercati finanziari e spingendo i prezzi sempre più in alto. Il QE rivolto ai grandi fondi d'investimento è l'anello di congiunzione tra l'accelerazione dei tassi dell'inflazione monetaria e la bolla nei mercati azionari, un punto poco compreso da coloro che credono che i mercati finanziari debbano essere fondati su valutazioni di fondamentali e rischio. Ma il punto di vista della banca centrale è che l'aumento dei prezzi degli asset finanziari fa galleggiare tutte le barche e l'effetto ricchezza stimola sia la fiducia che l'attività economica in generale. Però è un errore pensare che tutto il QE finisca nei fondi pensione e assicurativi: è diventato sempre più un mezzo per finanziare i deficit pubblici, con le banche commerciali che agisc Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online