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La giornata di Madoff, Bitcoin e trimestrali

Pierluigi Gerbino
·5 minuto per la lettura

Ieri i mercati USA si sono presi una giornata di pausa, avendo già scontato in anticipo, con massimi storici, gli eventi positivi che sono poi successi puntualmente ieri.

Il primo è la smagliante apertura della stagione delle trimestrali, con le prime 3 banche americane che hanno presentato il miracolo della moltiplicazione degli utili. Rispetto agli utili realizzati nel primo trimestre dello scorso anno, quelli del primo trimestre 2021 sono stati moltiplicati per 8 da Wells Fargo, per 5 da Goldman Sachs e per 4 da JP Morgan. Ovviamente ben al di sopra delle attese degli analisti, in media di oltre un terzo. 

Poi, a dare emozione agli amanti delle IPO, c’è stato il debutto a Wall Street, con l’inizio ufficiale degli scambi, di Coinbase, la più importante piattaforma di scambio di Criptovalute. Veniva segnalato un valore di riferimento di 250 dollari alla partenza e l’apertura è stata subito esplosiva, a 388 $. E’ arrivata a toccare anche i 416 $ per poi chiudere la sua prima seduta a 328 $, che le frutta una capitalizzazione di mercato di 65 miliardi di $. Manco a dirlo, il Bitcoin ha festeggiato andando a superare la quotazione di 65.000 $, ovviamente massimo storico.

Però gli indici erano in situazione di eccesso rialzista piuttosto marcato ed hanno subito qualche presa di beneficio, specialmente sul finale di seduta. Per questo motivo l’Eurostoxx50 ha chiuso ancora in lieve rialzo (+0,23%), mentre SP500, dopo aver migliorato di 3 punti il record storico nelle prime battute della seduta, ha poi preso la via di un ribasso che si è accentuato nelle ultime due ore (-0,41%). Più pesante il Nasdaq100 (-1,31%), che ha effettuato quello che per ora possiamo classificare come pullback sul livello del precedente massimo storico. Del resto l’indice tecnologico era stato maggiormente premiato nelle sedute precedenti e perciò una maggior intensità nelle prese di beneficio, come si suol dire, “ci sta”.

L’impostazione del mercato azionario non è comunque mutata rispetto ai giorni scorsi. E’ possibile che il rialzo riprenda fin dalla seduta odierna, poiché è tipico delle onde 3 correggere assai poco.

Pertanto non ho altro da aggiungere.

Voglio dedicare la seconda parte del commento di oggi ad un triste evento capitato ieri: la morte di Bernie Madoff, il finanziare che fu anche presidente della Borsa tecnologica americana Nasdaq e che costruì il più gigantesco “schema Ponzi” della storia, una colossale truffa da 60 miliardi di $ ai danni di 37.000 risparmiatori di tutto il mondo.

Lo schema era molto semplice e si basava sulla promessa, mantenuta per anni, di forti rendimenti a chi apriva il conto presso la sua istituzione finanziaria. Questi rendimenti venivano pagati grazie ai depositi che arrivavano da sempre nuovi clienti attratti dalla facilità di guadagno. In Italia questo meccanismo viene chiamato “Catena di Sant’Antonio”, ma in USA è noto come “Schema Ponzi”, dal nome dell’inventore, l’italiano (sarà un caso?) Carlo Ponzi, emigrato in USA nel 1903 con 2,5 $ in tasca e che nel 1920 guadagnava 250.000 $ al giorno, grazie a questo schema di investimento. Questa “trovata” garantisce forti guadagni ai primi investitori, ma si regge sulla capacità di attirare numeri sempre maggiori di nuovi clienti, in modo esponenziale. Un sistema che è invariabilmente destinato a saltare, bruciando i capitali dei tanti ultimi anelli della catena, quando il flusso di nuovi clienti comincia a rallentare. Madoff fallì a causa della grande crisi del 2008, quando il meccanismo si inceppò perché, oltre alla difficoltà di trovare nuovi clienti da spennare, parecchi vecchi clienti chiesero indietro i loro soldi, facendo emergere l’inesistenza del capitale.

I motivi per cui voglio ricordare Madoff, oltre alla pietà che alla morte non si nega neppure ai peggiori criminali, sono due. Il primo è che Madoff per quel che ha fatto stava scontando una pena di 150 anni di carcere. In Italia neanche un omicida seriale subisce una sanzione così grave. Oltretutto gli sono rifiutati gli arresti domiciliari persino poche settimane fa, quando era già nella fase terminale della sua malattia. 

In USA si continua ad applicare anche oggi la regola “marcire in carcere”, sebbene si diano lezioni sui diritti umani alla Cina, al Venezuela ed alla Turchia.

Il secondo motivo è che lo schema Ponzi applicato da Madoff, a mio parere non è poi così diverso da quello che usano ormai in grande abbondanza gli stati di tutto il mondo per finanziare i loro giganteschi debiti pubblici, che con la pandemia sono lievitati a dismisura.

Emettono sempre più titoli di debito per rimborsare i debiti che scadono. Portano avanti nel tempo ed in alto il livello dei loro debiti, sapendo che mai potranno essere veramente rimborsati. Pertanto si usa, alla Ponzi, il meccanismo del passaggio della patata bollente in altre mani, cioè quelle delle generazioni future. Ogni bambino che nasce in Italia oggi porta sulla sua testa, al primo vagito, un debito di circa 44.000 euro da rimborsare.

La differenza è che Madoff e Ponzi truffavano i clienti per guadagnare in proprio, mentre gli stati truffano le generazioni future spendendo ora i loro soldi a vantaggio delle generazioni attuali. La prima è una truffa individuale, la seconda una truffa collettiva, o politica.

Madoff è marcito in carcere. I politici che spendono i soldi delle generazioni future per pagare pensioni anticipate e perpetuare i tanti privilegi che vengono chiamati “diritti acquisiti”, fanno carriera e vengono osannati sui giornali ed in tv. La prova è che il più grande creatore di carta, usata per finanziare il debito europeo, degli ultimi anni è diventato in Italia Presidente del Consiglio ed è adorato come il salvatore della Patria, dopo essersi distinto, nelle sue prime settimane di “regno”, nel proporre al Parlamento 70 nuovi miliardi di euro di debito aggiuntivo ai 2.650 che già c’erano prima. 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online