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La guida Candriam agli acronimi dell’investimento sostenibile

Leo Campagna
La guida Candriam agli acronimi dell’investimento sostenibile

Candriam fa un po’ di chiarezza sulla terminologia usata nell’ambito dell’investimento responsabile. Un articolo tutto da leggere per orientarsi tra sigle come ESG o PRI

Il settore degli investimenti ha sempre avuto un debole per gli acronimi, e anche gli investimenti sostenibili non fanno eccezione. Il risultato è un numero di termini e abbreviazioni in uso comune piuttosto ampio fra cui ‘investimento responsabile’, ‘investimento d’impatto’, ‘investimento etico’, ‘investimento verde’, ‘investimento orientato ai valori’, ‘ESG’, ‘PRI’. Mentre i Principi di Investimento Responsabile (‘PRI’), promossi dalle Nazioni Unite, stanno trasformando il panorama dell’investimento sostenibile, con questo articolo facciamo un po’ di chiarezza definendo alcuni dei termini più in uso, illustrando le differenze tra i principali approcci di investimento.

SRI, L’INVESTIMENTO SOCIALMENTE RESPONSABILE

Il primo acronimo importante nell’investimento sostenibile è ‘SRI’, che sta per “socially responsible investing”, ossia investimento socialmente responsabile. Le strategie SRI tendono a seguire un approccio basato sull’esclusione, eliminando l’esposizione che l’investitore non desidera inserire nel portafoglio a determinati settori quali il tabacco, il gioco d’azzardo, l’alcool e le armi, o evitando in toto l’esposizione alle aziende ubicate in specifici paesi. Gli investitori istituzionali sono stati i primi ad abbracciare questo tipo di investimento. Più in generale, la scelta di evitare settori e paesi specifici ha lo scopo di sortire effetti positivi sul piano dell’impatto sociale e di adottare un approccio di investimento prudenziale.

ESG, L’INTEGRAZIONE AMBIENTALE, SOCIALE E DI GOVERNANCE

Un altro acronimo in grande evidenza è ‘ESG’, che sta per “environmental, social and governance” (ambientale, sociale e di governance). Si tratta di un termine entrato nell’uso comune nel 2005 come parte di un’iniziativa sponsorizzata dalle Nazioni Unite, che ha gettato le basi per l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance tra le componenti chiave dell’analisi, dei processi e delle decisioni nell’ambito della gestione degli investimenti. Anche l’approccio ESG prevede l’uso di filtri che, a differenza dell’SRI, non puntano ad escludere gli investimenti ‘dannosi’, quanto piuttosto ad individuare le società ‘virtuose’ che potrebbero realizzare una sovraperformance. Le strategie ESG tendono infatti a ricercare le società che valutano i fattori ambientali, sociali e di governance come un’ulteriore fonte di valore.

L’INVESTIMENTO D’IMPATTO (II)

L’investimento d’impatto (spesso abbreviato in 'II') fa un passo avanti rispetto all’investimento ESG, nel senso che investe con l’obiettivo esplicito di generare conseguenze positive e misurabili a livello sociale e ambientale, oltre al rendimento finanziario. Tra gli esempi di investimento d’impatto vi sono le “obbligazioni verdi”, che finanziano progetti volti a contrastare il riscaldamento globale e le “obbligazioni sociali”, i cui proventi sono investiti in progetti orientati a migliorare il benessere sociale o ad aiutare le popolazioni svantaggiate.

PRI, UN NUOVO PARADIGMA PER L’INVESTIMENTO SOSTENIBILE

Importante è anche l’acronimo 'PRI' (Principles for Responsible Investment). Fa riferimento ai sei Principi di investimento responsabile sponsorizzati dalle Nazioni Unite che disciplinano le modalità tramite le quali i firmatari - sia gestori degli investimenti che titolari di asset - sono chiamati a gestire i fattori ESG nei loro processi di investimento e a misurare e comunicare i loro metodi. Insieme alle altre iniziative globali, i PRI hanno richiamato l’attenzione sulla sostenibilità come componente chiave, grazie anche ad una crescita significativa dei firmatari: al 2018, oltre 2.000 gestori patrimoniali e quasi 500 titolari di asset aderivano all’iniziativa, per un totale di circa 90.000 miliardi di dollari di asset su scala globale.