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La mission impossible di Gualtieri

Angela Mauro
The Minister of Economy and Finance, Roberto Gualtieri, at the end of the Council of Ministers, speaks to a press about the note updating the Document of Economy and Finance (Def). (Photo by Cosimo Martemucci / SOPA Images/Sipa USA)

Quando ha accettato l’incarico di ministro dell’Economia del Conte II, primo ministro politico al Tesoro dai tempi pre-Monti, Roberto Gualtieri certo non si aspettava che gli sarebbe toccato fare da testa d’ariete in Europa per sciogliere il nuovo caso diplomatico nato tra Roma e Bruxelles: la riforma del Meccanismo europeo di stabilità. Eppure sarà lui alla riunione dell’Eurogruppo domani, il primo del governo a sondare l’aria che tira in Europa sulle nuove pretese italiane che, tra l’altro, non sono nemmeno le sue ma quelle del partner pentastellato di maggioranza: Luigi Di Maio. Basti questa cornice per inserire il compito di Gualtieri nella categoria delle ‘missioni impossibili’. Ma il ministro proverà a strappare qualcosa su due punti. Anzi: un punto e una roadmap. Resta la possibilità che l’Eurogruppo di domani lasci la palla ai leader: al consiglio europeo della prossima settimana.

Il primo punto riguarda direttamente il Trattato sul Mes: le cosiddette ‘Cacs’, le clausole di azione collettiva che regolano la possibilità di uno Stato di modificare i termini di pagamento del suo debito. La riforma prevede una maggioranza semplice (single limbs) per l’approvazione di un’eventuale ristrutturazione del debito, di fatto agevolandola anche se non è prevista in automatico. Prima della riforma era prevista la doppia maggioranza (double limbs). “Vogliamo alcuni elementi sulla sub-aggregazione delle limbs”, dice a Bruxelles il ministro degli Affari Europei Enzo Amendola. Di fatto, su questo punto è possibile negoziare, perché rientra in un allegato ancora in discussione.

Il secondo punto sul quale Gualtieri è disposto a fare la voce grossa ha invece a che fare con l’altra riforma di rafforzamento dell’unione monetaria, quella che riguarda la garanzia comune sui depositi e che, secondo la proposta tedesca, andrebbe abbinata ad una ponderazione del rischio dei titolo di debito pubblico detenuti dalle banche. Questa sì che...

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