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"La nostra casa brucia", quando Chirac lanciò l'allarme sul clima

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"La nostra casa brucia e noi guardiamo altrove. La natura, mutilata, eccessivamente sfruttata, non riesce più a riciclarsi e rifiutiamo di ammetterlo. L'umanità soffre. Soffre per il 'cattivo sviluppo', al Nord come al Sud, e siamo indifferenti. La terra e l'umanità sono in pericolo e noi siamo tutti responsabili". Diciassette anni fa il presidente della Repubblica francese, Jacques Chirac, che oggi è deceduto all'età di 86 anni, pronunciò queste parole, ancora di attualità, al summit mondiale dello sviluppo sostenibile a Johannesburg in Africa del Sud.  

"E' tempo, credo, di aprire gli occhi. Su tutti i continenti i segnali di allerta si accendono. L'Europa è colpita da catastrofi naturali e da crisi sanitarie", sottolineò Chirac il 2 settembre del 2002 aggiungendo: "non potremo dire che non sapevamo. Stiamo attenti ad evitare che il XXImo secolo non diventi, per le generazioni future, quello del crimine contro l'umanità, contro la vita". 

Per Chirac, erano soprattutto i paesi sviluppati a dover impegnarsi nella salvaguardia del Pianeta: "la nostra responsabilità collettiva è chiamata in causa. La prima responsabilità è dei paesi sviluppati. Prima per la storia, prima per la potenza, prima per il livello dei consumi. Se l'umanità intera si comportasse come i paesi del Nord, servirebbero due pianeti aggiuntivi per far fronte ai nostri bisogni. Dieci anni dopo Rio", dove si è svolto il Summit della Terra nel 1992, "non abbiamo nulla da essere orgogliosi". Il cambiamento climatico, spiegava Chirac, "ci minaccia di una tragedia planetaria e non c'è più tempo per giocare ognuno per sé" : "il riscaldamento climatico è ancora reversibile. Grande sarebbe la responsabilità di quelli che rifiuterebbero di combatterlo".