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La vita di Silvia Aisha Romano ad un anno dalla liberazione. Il matrimonio e la conversione del marito

·2 minuto per la lettura
Silvia Romano back home in Casoretto district after being kidnapped in Kenya and released in Somalia on 11th May 2020 in Milan, Italy. (Photo by Alessandro Bremec/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)
Silvia Romano back home in Casoretto district after being kidnapped in Kenya and released in Somalia on 11th May 2020 in Milan, Italy. (Photo by Alessandro Bremec/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)

Non ci sono più gli hater e i curiosi che l’hanno perseguitata dopo il suo arrivo in Italia. Silvia Aisha Romano, liberata l’anno scorso dopo diciotto mesi di prigionia in Somalia, ha scelto di tornare alla vita andando ad abitare lontano dalle polemiche, dalla città. E si è sposata. “La Stampa” racconta la sua nuova quotidianità, accanto ad un ragazzo italiano che, per amore, si è convertito alla sua stessa religione. I due vivono al Casoretto, periferia multietnica a nord est di Milano, dove Silvia insegna in una scuola per adulti le “adorate” lingue straniere (si era laureata poco prima di partire per l’Africa).

I due si sono sposati il 5 ottobre scorso. A Campegine, un piccolo centro di cinquemila anime, a metà strada tra Milano e Bologna, tra la casa di Silvia e quella del marito, Paolo P., un ragazzo italiano di origini sarde che all’epoca viveva proprio lì, in Emilia Romagna. E che, prima di sposarla, si è convertito all’Islam e ha abbracciato anche la sua fede. Una «storia da favola su cui si potrebbe girare un film», racconta chi le vuole bene. Perché Silvia e Paolo, suo coetaneo, sono amici da quando erano bambini. Da piccoli giocavano sempre insieme. Poi la vita li ha divisi ed entrambi hanno intrapreso la propria strada. Fino a quel 9 maggio, al ritorno a casa di Silvia.

Ora vivono insieme, lontano da tutto quel che è stato. “Rinati”, dopo una sofferenza che tutta la famiglia ha vissuto per più di cinquecento giorni, mentre Silvia era nelle mani del pericoloso gruppo terroristico di Al Shabab, affiliato ad al Qaeda.

Quel che è certo è che ora Silvia sta bene ed è felice. Sogna di poter un giorno tornare in Africa ad aiutare i suoi amati bambini. Ma per ora non ci pensa, “sa che sua madre morirebbe di paura”, spiegano fonti vicine alla famiglia. Quel che sp...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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