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La partita: recensione del nuovo film in streaming

·3 minuti per la lettura
La Partita: il ritratto del calcio nella periferia romana su Netflix
La Partita: il ritratto del calcio nella periferia romana su Netflix

Arriva su Netflix il lungometraggio La partita (2020) dell’esordiente Francesco Carnesecchi che non ha potuto godere del cinema per colpa della pandemia di Covid-19, se non qualche timida apparizione in poche sale ad inizio febbraio.

Una pellicola piena di amore per il calcio, capace di catturare tutte le emozioni e le storie umane che lo circondano.

La trama de La partita

In un’assolata domenica si gioca la finale di campionato tra due squadre di giovanissimi in un polveroso campo della periferia romana, ma in ballo non c’è solo una coppa. Attorno al campo ruotano infatti interessi molto più grandi.

Un grande giro di scommesse che coinvolge non solo il proprietario della squadra di casa Italo (Alberto di Stasio), che ha scommesso tutto sulla vittoria dei ragazzi, mentre il padre di Antonio (Gabriele Fiore), talentuoso calciatore che sogna la serie A, tenterà di obbligare il figlio alla sconfitta per vincere una grossa somma di denaro.

Prende forma anche la tragedia dell’allenatore Claudio (Francesco Pannofino), futuro padre disoccupato, che sogna il suo primo trofeo dopo trent’anni da allenatore. Il futuro di tutti i personaggi è appeso ad un pallone, tutto si risolverà in 90 minuti.

Il cast

Il cast si compone di attori italiani tra volti più noti e giovani promesse.

Nei panni dell’allenatore Claudio troviamo Francesco Pannofino, noto al pubblico italiano sia per il proprio lavoro di doppiatore che per il ruolo di Renè Ferretti nella nota serie televisiva Boris (2007-2010), qui in un inedito ruolo drammatico ricco di pathos. Altro volto conosciuto per la sitcom Boris è Alberto di Stasio nel ruolo del presidente Italo.

Nella pellicola appaiono anche Lidia Vitale, conosciuta principalmente per il film Suburra (Stefano Sollima, 2015) e Daniele Mariani, conosciuto per il film tv di successo Mia Martini, Io sono Mia (Riccardo Donna, 2019) sulla vita della cantante italiana Mia Martini.

Inoltre fa ben sperare il giovane Gabriele Fiore, qui nel ruolo di assoluto protagonista nonostante la giovane età.

La recensione de La partita

Francesco Cranesecchi scrive e dirige, prendendo spunto dal suo omonimo cortometraggio, un film pieno di amore per il calcio.

Non il calcio dei grandi stadi gremiti da centinaia di migliaia di persone ma per il calcio di periferia, quello autentico giocato sui campi polverosi dove ci si sbuccia le ginocchia quando si cade e i genitori urlano azzuffandosi sugli spalti mentre insultano i figli altrui.

Questo amore per il pallone viene incarnato dall’allenatore Claudio che sogna di vincere il suo primo trofeo dopo più di trent’anni al servizio della società di Italo.

Su lui non pesa solamente la vittoria finale ma anche le problematiche fuori dal campo: un uomo disoccupato costretto a scendere a patti coi propri sogni pur di mantenere la propria moglie e una figlia in arrivo.

Dalla parte opposta il presidente della squadra Italo, un uomo disilluso con un figlio cocainomane e coperto sino al collo dai debiti , costretto a scommettere per pagare il nuovo campo sintetico voluto dal figlio.

Uno scontro tra l’erba finta, simbolo di modernità, e la terra, simbolo di un calcio genuino e pulito che però viene corrotto da giri clandestini di scommesse.

Scommessa a cui partecipa anche il padre del talentuoso Antonio che si vedrà costretto a perdere la sua occasione di vincere qualcosa, rinunciando poi al sogno di diventare un calciatore, per salvare la propria famiglia dai debiti di gioco.

Un film che mischia perfettamente dramma umano e sportivo che piacerà indifferentemente sia agli appassionati dello sport che ai suoi detrattori, grazie ad una scrittura drammatica semplice ma di grande impatto emotivo.