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La preghiera solitaria di Papa Francesco

·4 minuto per la lettura

AGI - Ore 6 del mattino dell'8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione, c'è solo un uomo a percorrere le strade di Roma. Buio, nuvoloni e temperatura sui cinque gradi, quella percepita persino un po' di meno per via dell'umido. Aveva anticipato che avrebbe fatto in modo da evitare gli assembramenti, in queste giornate di covid a variante omicron, così ha fatto: Papa Francesco si presenta alla statua della Madonna, a Piazza Mignanelli, e prega in silenzio mentre la città dorme.

L'ora antelucana, in un giorno festivo di dicembre, vale più di un lockdown per tenere la gente a casa, salvificamente lontano dalle resse, anche in una zona come quella di Piazza di Spagna che dello shopping locale è l'epicentro.

Aveva fatto sapere, il Papa, che avrebbe sostituito la tradizionale cerimonia di omaggio all'Immacolata con un momento di preghiera privata per la salute dei romani e dei malati. Depone quindi un cesto di rose bianche e prega anche – fa sapere più tardi la Santa Sede – per chi soffre a causa delle guerre e della crisi climatica.

In realtà si tratta di una duplice preghiera, perché dopo la sosta alla Colonna dell'Immacolata ecco la tappa a Santa Maria Maggiore, luogo di un miracolo legato a fenomeni atmosferici portentosi e sede dell'icona in cui la Vergine è esplicitamente collegata alla salvezza del popolo di Roma.

Ma Roma è il mondo, pregare per essa è pregare per tutti. Lo sanno anche i sanpietrini.

Clima, guerra e muri: Francesco ha toccato con mano questa realtà nel corso del viaggio apostolico appena terminato, che lo ha portato in Grecia e a Cipro.

Orologio alla mano, il Pontefice resta fuori delle mura vaticane circa un'ora, rientrando quando si iniziano a aprire le prime finestre e le luci si accendono negli appartamenti. Le strade tra poco saranno di chi va a fare shopping, dei vacanzieri e dei pellegrini in Piazza San Pietro. Qui se ne vedono diverse migliaia, che arrivano sul sagrato dopo i controlli di sicurezza e sotto un cielo che si fa con i minuti più cattivo.

Francesco si affaccia per l'Angelus ed esalta la donna più grande e più umile della Storia perché è grazie alla sua umiltà che è libera. Libera da se stessa, quindi pronta per i compiti più alti e più difficili.

“Il Signore, per compiere meraviglie, non ha bisogno di grandi mezzi e delle nostre capacità eccelse, ma della nostra umiltà” spiega Bergoglio, “la santità non è questione di santini e immaginette, ma di vivere ogni giorno quello che ci capita umili e gioiosi, liberi da noi stessi”.

Poi un lungo e articolato pensiero, ancora una volta sul viaggio apostolico nel Mediterraneo orientale. Cipro, “perla di rara bellezza”, con il suo muro che la divide da quasi cinquant'anni; Lesbo, con il suo campo di raccolta di migranti.

“Ho potuto guardare negli occhi questa sofferenza”, rievoca, “per favore, guardiamo negli occhi gli scartati che incontriamo, lasciamoci provocare dai visi dei bambini, figli di migranti disperati. Lasciamoci scavare dentro dalla loro sofferenza per reagire alla nostra indifferenza; guardiamo i loro volti, per risvegliarci dal sonno dell'abitudine”.

C'è però un altro aspetto di questo viaggio, che il Papa intende ricordare. Tanto a Cipro quanto in Grecia , spiega, sono stato immerso nella “mistica dell'insieme”.

Insieme ai cattolici dei due paesi, che non sono moltissimi.

Insieme agli ortodossi, che sono molti di più.

Insieme ai loro leader religiosi: il cipriota Chrysostomos con cui ha condiviso una riflessione sulla Chiesa Madre che ci "accompagna, ci custodisce, ci fa andare avanti, tutti fratelli"; il greco Ieronymos che “prima mi ha accolto a casa sua e il giorno seguente è venuto a trovarmi”.

Un vero e proprio “abbraccio” che spiega più di mille parole il desiderio di essere uniti anche nella diversità. Ora si tratta di “continuare a pregare perché germoglino nella pazienza e fioriscano nella fiducia”.

Ieri, del resto, ricorreva l'anniversario della pubblica ritrattazione, da parte di Paolo VI e delle autorità ortodosse, della reciproca scomunica che nel 1054 sancì l'inizio della separazione. Un muro che divide i cuori ancor più di quelli fisici, a Cipro come altrove: questi ultimi ci mettono meno di mille anni a cadere, di solito.

Il primo, invece, richiede qualcosa in più: una tappa seminotturna in una piazza romana, sotto una Colonna alta 27 metri di granito grigio, con in mano un cesto di rose bianche.

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