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La procura di Firenze indaga sul caso di Malika, cacciata di casa perché gay

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
·1 minuto per la lettura
(Photo: Malika)
(Photo: Malika)

“Se torni ti ammazziamo, meglio 50 anni di carcere che una figlia lesbica”, le hanno detto i suoi genitori. Sul caso di Malika, la ragazza di Castelfiorentino che nei giorni scorsi ha raccontato le umiliazioni subite in famiglia dopo il suo coming out, la procura di Firenze ha aperto un fascicolo di indagine. Sulla base della denuncia presentata dalla giovane il pubblico ministero Giovanni Solinas ha delegato gli accertamenti ai carabinieri. La notizia è riportata dalla stampa locale.

Le verifiche, portate avanti dai carabinieri della compagnia di Empoli si starebbero concentrando proprio sulle minacce rivolte dalla mamma, documentate peraltro in una conversazione registrata dalla ragazza, che è stata cacciata di casa.

“Meglio una figlia drogata che lesbica. Mi parli di altra gente? Son fortunati perché hanno figli normali, e solo noi s’ha uno schifo così” si è sentita dire Malika dai genitori, dopo aver raccontato loro di essersi innamorata di una coetanea

Tantissime le manifestazione di solidarietà arrivate a Malika, 22 anni, e anche la politica si è mossa, sollecitando l’approvazione del disegno di legge Zan. Il caso arriverà anche in Consiglio regionale e il sindaco di Castelfiorentino, Alessio Falorni, si è impegnato ad aiutare la giovane.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.