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La proposta Draghi dell’eurobond, il titolo di debito comune dell'Unione europea

Antonio Cardarelli
·3 minuto per la lettura
La proposta Draghi dell’eurobond, il titolo di debito comune dell'Unione europea
La proposta Draghi dell’eurobond, il titolo di debito comune dell'Unione europea

Il premier italiano ha rilanciato la necessità di emettere debito comune per uscire dalla crisi: cosa sono gli eurobond e come sta andando la “prova generale” con il programma Sure

Durante la seduta di ieri del Consiglio europeo, il premier italiano Mario Draghi ha proposto con forza il ricorso a titoli di debito comuni dell’Unione europea per uscire dalla crisi economica. L’ex presidente della Bce, in collegamento video con gli altri leader dei Paesi dell’Unione europea, ha rilanciato i cosiddetti eurobond, ovvero le obbligazioni emesse non dai singoli membri dell’Ue, ma dall’Unione europea stessa.

COMINCIARE IL PERCORSO

Citando l’esempio degli Stati Uniti “dove un ’unione dei mercati dei capitali, un’unione bancaria” sono la chiave del ruolo internazionale del dollaro, Draghi ha detto chiaramente che l’unico modo per uscire dalla crisi è avere “una cornice per la politica fiscale”. In riferimento all’eurobond, Draghi ha dichiarato: “Lo so che la strada è lunga, ma dobbiamo cominciare a incamminarci. È un obiettivo di lungo periodo, ma è importante avere un impegno politico”.

IL FRENO DEI PAESI NORDICI

Da convinto europeista, Mario Draghi ha dunque riportato in primo piano uno strumento di cui si parla da anni, ma che finora, principalmente a causa delle resistenze dei Paesi “frugali” dell’Europa settentrionale, non ha mai visto la luce. Tuttavia, qualche piccolo passo in avanti negli ultimi mesi è stato fatto, e forse anche per questo Draghi è tornato sulla proposta.

SURE: PROVE GENERALI DI EUROBOND

Complice il blocco delle economie provocato dalla pandemia, la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen ha deciso di varare il programma Sure (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency). Si tratta, in sostanza, di uno strumento per finanziare le misure straordinarie a protezione dei posti di lavoro - cassa integrazione e simili - nei singoli Paesi dell’Unione europea. I cento miliardi di euro necessari al Sure sono stati reperiti sul mercato attraverso l’emissione di debito comune, quindi sperimentando di fatto gli eurobond e sfruttando il rating elevato assegnato all’Ue dalle agenzie.

RENDIMENTI BASSI

L’esperimento sembra essere riuscito, visto che le tranche emesse finora di questi “social bond” hanno riscosso grande successo sul mercato. Le obbligazioni garantite dall’Unione europea hanno strappato rendimenti molto inferiori rispetto a quelli dei Paesi “periferici” come Italia e Spagna. Tuttavia, se si guarda l’altra faccia della medaglia, il rendimento è ancora superiore a quello offerto da Paesi come la Germania.

PROSPETTIVA COMUNE

A questo punto la domanda da porsi è: se la Germania riesce a finanziarsi a un costo più basso rispetto a quello delle emissioni comuni, perché dovrebbe dare il via libera agli eurobond? Una possibile risposta potrebbe arrivare dalla constatazione che l’economia tedesca, la locomotiva europea, non può viaggiare da sola, ma ha bisogno di economie vicine (a partire dall’Italia, profondamente integrata con la Germania) che siano in buona salute. Per questo, come sottolineato da Mario Draghi, la strada più sicura per uscire da questa crisi sembra essere quella del debito comune. Ma siamo ancora all’inizio del percorso.