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La Psiche ai tempi di coronavirus #19 Non sono le certezze sulla pandemia quelle su cui contare

Di Dott.ssa Lara Franzoni
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Westend61 - Getty Images
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From ELLE

Ci siamo di nuovo dentro, ma dal punto di vista psicologico il panorama è un po’ cambiato. Il clima di attesa nel quale eravamo in primavera aveva un colore ben differente. Era un'attesa carica di dolore, solidarietà, paura, ma anche di speranza: un’attesa saturata dall’idea che se ci fossimo dati da fare, sarebbe andato tutto bene.

E invece no. L'attesa di oggi è un peso nebuloso dentro di noi; siamo immersi in un bagno di ambiguità nel quale non è chiaro come, quando e con chi questa storia finirà. La mancanza di chiari confini temporali, la sensazione di impotenza, e un flusso di informazioni omogeneo rendono questa attesa sospesa, incerta e ansiosa: il non detto è che qualcosa di spaventoso possa accadere da un momento all’altro.

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Tollerare l’incertezza non è per tutti: richiede risorse emotive e cognitive. Significa saper tollerare l’ambiguità, avere forti punti di riferimento, avere risorse a cui attingere, sentire di non perdersi anche se mancano dei pezzi, non dover controllare tutto, rimanere centrati emotivamente. Un’enorme fatica quando stiamo raschiando il fondo delle nostre risorse emotive.

Quali sono le conseguenze mentali su di noi? Perché il tempo dell’attesa non è solo il tempo vuoto dello scoramento, ma anche il tempo di chi morde il freno perché non può partire, cambiare la propria condizione, realizzare passi importanti in pausa oramai da mesi. Di chi non può fare investimenti mentali sulle cose, come per esempio progettare una cosa bella, seppur piccola. Ecco cosa ci succede:

Ci irrigidiamo: la prima cosa che succede quanto tutto intorno a noi ruota è che irrigidiamo le nostre solite modalità. Diventiamo più duri e inflessibili in quelle parti della nostra vita che sentiamo ancora sotto il nostro controllo: con il partner, con i figli, al lavoro. Ci deprimiamo: se la sensazione è che gli sforzi che faccio non servano, avrò la tentazione di mollare accompagnata da una generale sensazione di inutilità o non-senso. Ci arrabbiamo: confusione + smarrimento + paura sono una miscela esplosiva dentro e fuori di noi.

Cosa fare quindi? Come sanno bene le persone che hanno attraversato una malattia, una cosa è la malattia, una cosa è la recidiva. Un conto è attraversare un dramma pensando che sia la prima e l'ultima volta per portare a casa la salute, tenere duro in attesa di un obiettivo, un conto è pensare di essere guarito, di esserti salvato, e poi esserci di nuovo dentro. Non sai più dove pescare la forza, non capisci quando finirà, non si sa più cosa mobilitare, non capisci perché proprio a te.

Se questa ondata ci vede affrontare ancora tutto questo tutti insieme, ognuno dovrà governare questa attesa puntando su tre punti fermi: l'ottimismo non è la via, invece sapere su cosa posso contare e su cosa no è meglio. Anzi, cerchiamoli ora questi punti fermi.

Azione. Se mi lasciassi andare agli eventi, cosa andrebbe male da qui a un anno? Prendiamoci un momento per pensare (si, adesso!). Ecco, questi sono ambiti sui quali ho controllo e sui quali agito mentre il resto si muove. Questi sono gli aspetti della nostra vita su cui abbiamo potere e che possiamo influenzare. Mettiamo le nostre energie su questo.

Consapevolezza dei propri punti fermi. Avere delle certezze è fondamentale. È così fondamentale che ci fissiamo su posizioni catastrofiche o vorremmo che tutto continuasse come se niente fosse. Ma non sono le certezze sulla pandemia quelle su cui contare. Sono i nostri personali punti di riferimento: fermiamoci un attimo a pensare a quali sono in punti del nostro habitat che non si spostano e sono sempre ben visibili. Le cose che nessuno mai ci toglierà, su cui possiamo contare: parliamo di cose pratiche, concrete, ma anche di cose che sapremo fare sempre e legami certi.

Ristoro. Troviamo ristoro. Non possiamo essere un negozio senza magazzino. Dobbiamo trovare nuovi canali di nutrimento emotivo. Quelli vecchi sono esauriti, dobbiamo trovare un modo nuovo per trovare ossigeno, riposo e conforto. Pensiamo, ora, adesso, a cosa possiamo fare. Se le palestre sono chiuse o non mi vedo con le amiche o non ho più la disponibilità per fare un trattamento, cosa sto facendo per decomprimere e trovare la forza?