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La questione delle mascherine

Francesco Simoncelli
·8 minuto per la lettura

Invidio quel lettore che è arrivato alla fine di Unreported Truths About Covid-19 and Lockdowns: Masks di Alex Berenson senza strapparsi i capelli per la frustrazione data l'assurdità del mondo di oggi, che a quanto pare non è così diverso da quello di Galileo quattro secoli fa.

Berenson dimostra che non ci sono prove che le mascherine chirurgiche e in tessuto funzionino per controllare la diffusione del coronavirus, mentre ce ne sono che facciano male. Tuttavia, chiunque abbia cercato di discutere l'argomento in uno stato blu è stato tacciato di eresia praticamente, dato il grado di politicizzazione con cui è stato infarcito questo argomento.

Questo è il terzo saggio di una serie chiamata Unreported Truths About Covid-19 and Lockdowns. I primi due si concentrano sugli effetti deleteri dei lockdown e sulla sovrastima della pericolosità del virus. Berenson, che lavorava come giornalista al New York Times prima di diventare un romanziere a tempo pieno, è stato etichettato fin dall'inizio come un "contrarian" del coronavirus e da allora ha raggiunto lo status non ufficiale di re tra gli scettici riguardo questa storia. Poiché il suo profilo Twitter lo ritrae notoriamente con un sorriso sardonico e con una mascherina sotto il mento, era ora che affrontasse anche l'argomento delle mascherine.

Berenson documenta il famigerato voltafaccia dei cosiddetti esperti sulle mascherine lo scorso marzo. Dopo aver detto per settimane che le museruole non bloccano la trasmissione del virus, Anthony Fauci, i Center for Disease Control (CDC), il Surgeon General e altri hanno fatto un 180° ed invertito improvvisamente la rotta. La spiegazione per questo cambiamento improvviso è che il primo messaggio era stato dato solo per prevenire una carenza di mascherine tra gli operatori sanitari. Berenson sconfessa questa interpretazione, sostenendo che il messaggio iniziale era corretto, ma queste persone e istituzioni hanno ceduto alle pressioni politiche.

Qual è la prova che ci sono state pressioni politiche? Sebbene Berenson non lo affermi esplicitamente, vale la pena notare che l'ex-presidente Trump ha immediatamente sfidato l'idea di indossare la mascherina, come hanno fatto molti dei suoi sostenitori, e credo che questo abbia portato alla reazione estrema nella direzione opposta tra democratici e liberal.

Berenson sottolinea che da quel momento in poi giornali e riviste hanno iniziato a pubblicare pezzi "insopportabilmente arroganti" che ritraevano coloro che si opponevano alle mascherine come cretini, narcisisti e persino sociopatici. Questo accarezza l'idea, sostenuta da molti in questo Paese, che coloro che non sono dalla loro parte sono fondamentalmente diversi, moralmente inferiori o forse addirittura malvagi.

Ma la vera prova sta nel fatto che, contrariamente al dogma che ha messo radici nella società americana, specialmente nei circoli democratici, non esiste fondamento scientifico per affermare che le mascherine, così come vengono indossate nella vita di tutti i giorni, proteggano chi la indossa o chi si viene a contatto. Nelle parole di Berenson: "La prova che i rivestimenti per il viso facciano qualcosa di buono è decisamente più porosa delle mascherine stesse". Secondo me, se l'argomento non fosse così politicamente irto, è improbabile che l'evidenza scientifica potesse essere ignorata.

Berenson descrive gli studi che valutano se le mascherine chirurgiche e in tessuto proteggano chi le indossa e il suo verdetto, a questo punto, non sorprenderà. L'evidenza scientifica stabilisce che le mascherine chirurgiche e in tessuto "non offrono alcuna protezione", perché il virus viaggia su particelle così piccole che per fornire protezione il materiale dovrebbe essere abbastanza fine da catturare quasi tutti gli aerosol e le goccioline.

A parte i respiratori N95, che sono anche più efficaci perché si adattano al viso dell'individuo, le mascherine non sono realizzate con tale materiale. Non solo gli N95 sono costosi, ma indossati correttamente sono "soffocanti, scomodi e difficili da tollerare per lunghi periodi".

La prova ancora più forte che queste mascherine non siano efficaci proviene da studi randomizzati controllati (RCT). Come spiega Berenson, la ricerca di Hong Kong e del Vietnam non ha trovato prove che le mascherine chirurgiche riducano la trasmissione dell'influenza, mentre ha scoperto che le mascherine chirurgiche e in tessuto aumentano i tassi d'infezione.

Il primo grande RCT, condotto in Danimarca per valutare l'utilità delle mascherine contro SARS-CoV-2, non ha riscontrato differenze nei tassi d'infezione tra coloro che le indossavano e coloro che non le indossavano (ho analizzato in precedenza la distorsione dello studio, soprattutto da parte del New York Times e di altre testate di centro-sinistra).

Per quanto riguarda l'affermazione che le mascherine potrebbero non proteggere chi le indossa ma proteggere coloro intorno, ricordiamo ancora una volta che "le mascherine non hanno nessuna possibilità di catturare la maggior parte delle particelle che espiriamo" a causa delle dimensioni delle stesse, come spiegato in un articolo pubblicato sul Lancet. (Da un punto di vista logico, o la mascheina funziona come una barriera o no.

Berenson osserva che l'autore "non è arrivato al punto di definire inutili le mascherine, una impossibilità oggi a livello ufficiale, ma è stato critico soprattutto sulla presunta protezione delle altre persone nel caso più ovvio: quando sono indossate da casi sintomatici negli ospedali".

Allo stesso modo, il 5 giugno l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato un documento in cui afferma che "l'uso diffuso di mascherine da parte di persone sane nell'ambiente comunitario non è ancora supportato da prove scientifiche dirette o di alta qualità e ci sono altri potenziali benefici e danni da prendere in considerazione".

Anche in questo caso, dato il clima politico, l'OMS ha "ventilato" un tiepido sostegno all'uso delle mascherine: "I governi dovrebbero incoraggiare il pubblico in generale ad indossare mascherine in situazioni e contesti specifici".

Berenson sfata in modo convincente il mito secondo cui studi osservazionali dimostrano l'efficacia delle mascherine, come il tanto citato salone nel Missouri dove due parrucchieri che avevano sintomi da coronavirus indossavano mascherine e pare non abbiano infettato 139 clienti. Come osserva Berenson, ci sono innumerevoli altre spiegazioni per questo risultato. Ad esempio, forse il salone aveva una buona ventilazione, o forse i parrucchieri non erano molto contagiosi. Nonostante la mancanza di rigore scientifico e intellettuale sottostante, questo aneddoto è servito da fondamento logico per gli obblighi delle mascherine in molte giurisdizioni. Inoltre le prove empiriche puntano tutte nella direzione opposta: nonostante l'uso ampiamente diffuso delle mascherine a livello mondiale, i casi sono lo stesso in aumento.

Come sa bene chiunque sia rimasto coinvolto nel dibattito sulle mascherine, la domanda successiva è sempre: perché non indossarne una dal momento che non lo sappiamo con certezza e c'è una possibilità che aiutino? Come sostiene Berenson, le direttive ufficiali dovrebbero essere supportate da prove.

Non è stato smentito che fare la verticale prevenga la diffusione del coronavirus, ma la maggior parte di noi vedrebbe un problema se lo stato ci richiedesse di farla per cinque minuti al giorno... così, perché non si sa mai. In altre parole, consentire allo stato di stabilire regole senza prove adeguate della loro efficacia crea il rischio che emetta direttive arbitrarie per dare l'impressione di fare qualcosa.

Inoltre, come spiega Berenson, le mascherine non sono innocue. Descrive in dettaglio la decisioni del 2013 da parte di due giudici canadesi, i quali dovevano decidere su una causa riguardante regole ospedaliere che richiedevano agli infermieri di indossare mascherine se non si erano vaccinati contro l'influenza. Entrambi i giudici giudicarono a favore degli infermieri e stabilirono che c'erano prove limitate o inesistenti che dimostrassero "l'utilità delle mascherine nel ridurre la trasmissione" e invece danni sostanziali, inclusi disagio e irritazione della pelle.

Sebbene Berenson non ne discuta, l'uso diffuso ed a lungo termine di mascherine causa danni psicologici significativi, specialmente a bambini e neonati e ancora di più a quelli con disabilità come l'autismo. Persino il New York Times ha riconosciuto che le mascherine ostacolano lo sviluppo cognitivo dei bambini, nonostante sia giunto alla conclusione irrazionale che tale danno sia inevitabile.

Uno dei punti più critici di Berenson è che ora ci sono prove sostanziali che il coronavirus sia diffuso molto raramente, se non mai, da individui asintomatici. La convinzione che la trasmissione asintomatica fosse una delle forze primarie che alimentassero il coronavirus ha spianato la strada a lockdown e obbligo di mascherine in primavera.

Se solo le persone sintomatiche diffondono il virus, non c'è alcuna giustificazione per mettere in quarantena e mascherare i sani: tutto ciò che le società deve fare è chiedere alle persone che presentano sintomi di rimanere a casa.

Diversi studi recenti hanno stabilito che la trasmissione asintomatica del coronavirus è estremamente rara, se non addirittura assente; anche l'OMS ha riconosciuto questo fatto. Naturalmente questi studi sono stati completamente ignorati dai media. Coloro che hanno scommesso la propria reputazione personale e professionale sull'efficacia e la necessità di lockdown e obbligo di mascherine non possono ora riconoscere di aver commesso un errore così grave.

Berenson conclude teorizzando che l'obbligo delle mascherine riflette "uno sforzo Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online