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La risposta del presidente dell'Inps alle accuse sull'aumento di stipendio

·2 minuti per la lettura
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A circa 24 ore dallo scoppio dello scandalo sull’aumento di stipendio del presidente dell’Inps Pasquale Tridico, lo stesso ha deciso di replicare dapprima con una lettera inviata al quotidiano La Repubblica e successivamente con un’intervista rilasciata a La Stampa. Tridico ha infatti ribadito sia la non retroattività dell’aumento sia l’impossibilità che questo possa essere approvato dal presidente medesimo, aggiungendo come a suo parere la bufera mediatica sollevatasi in queste ore sia soltanto un pretesto per attaccare l’esecutivo.

Tridico replica sull’aumento di stipendio

Nella lettera inviata a La Repubblica Tridico spiega come l’accusa nei suoi confronti si muova su tue affermazioni a suo dire false: “Per effetto del decreto interministeriale che stabilisce i compensi del Cda di Inps (e Inail), al sottoscritto sarebbe riconosciuto un arretrato di 100mila euro. Questo il primo falso. La realtà invece è che la nuova misura del compenso previsto per il presidente dell’Istituto decorrerà non da maggio 2019, bensì dal 15 aprile 2020, vale a dire da quando si è insediato il Cda e ne ho assunto la carica di presidente”.

Successivamente Tridico Afferma: “Il secondo falso è che non è nei poteri del presidente o di qualsiasi altro organo dell’istituto determinarsi i compensi”. L’aumento dello stipendio per il presidente dell’Inps era infatti stato deciso dalla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, attuando una precedente proposta avanzata l’anno prima dallo stesso ministero quando questo era ancora presieduto da Luigi Di Maio. Si ricorda tuttavia che proprio sotto Di Maio (dal giugno 2018 al febbraio 2019) il futuro presidente dell’Inps Tridico fu consigliere economico presso il ministero del Lavoro.

Una mossa per colpire il governo

Secondo Tridico inoltre l’improvviso polverone sollevatosi nelle ultime ore non sarebbe casuale, ma avrebbe il fine ultimo di colpire l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte: “Mi ha sorpreso il modo in cui è stata trattata la vicenda che, soprattutto in Rete ha scatenato centinaia di commenti sfociati anche in minacce e insulti alla mia persona. Ribadisco che non mi è stato riconosciuto un arretrato di 100mila euro e che l’aumento non l’ho deciso io”.

In una successiva intervista rilasciata a La Stampa, Tridico ha infatti affermato: Infangano me per colpire il governo, puntando il dito contro l’assenza di qualsivoglia polemica in merito allo stipendio del presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, considerato vicino alle posizioni della Lega: “Perché se il presidente dell’Istat prende 240mila euro non si scandalizza nessuno?”.