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La Russia si consegna al Covid: oltre 50% di No Vax e 800 morti al giorno

·4 minuto per la lettura
IVANOVO, RUSSIA  JULY 20, 2021: Healthcare workers pull a hospital bed with a patient at a facility treating people who suffer from the novel coronavirus disease (COVID-19), at Ivanovo City Hospital No 4. Since the start of the pandemic, the Ivanovo Region has confirmed 40,148 cases of COVID-19. Vladimir Smirnov/TASS (Photo by Vladimir Smirnov\TASS via Getty Images) (Photo: Vladimir Smirnov via Getty Images)
IVANOVO, RUSSIA JULY 20, 2021: Healthcare workers pull a hospital bed with a patient at a facility treating people who suffer from the novel coronavirus disease (COVID-19), at Ivanovo City Hospital No 4. Since the start of the pandemic, the Ivanovo Region has confirmed 40,148 cases of COVID-19. Vladimir Smirnov/TASS (Photo by Vladimir Smirnov\TASS via Getty Images) (Photo: Vladimir Smirnov via Getty Images)

Quasi 800 morti e 24mila nuovi casi nelle ultime 24 ore. Secondo il Rospotrebnadzor, Servizio federale protezione e sorveglianza consumatori, il 70% dei casi che stanno falciando la Federazione russa è dovuto alla Delta che si diffonde rapidissima e serrata nel Paese.

Se a maggio scorso il tasso di mortalità era quasi tornato ai livelli prepandemici, (e si guardava con speranza verso la frontiera, che però è rimasta chiusa per le vacanze), adesso i record di diffusione e decessi per la nuova variante fanno corrucciare le fronti delle autorità russe più che a gennaio scorso: ha superato i 151mila il numero di morti totali dall’inizio dell’emergenza.

Mosca deve frenare la replicazione del virus, ma pure quella del dissenso sanitario, sempre più diffuso e profondo, rivelatosi più robusto di quello politico. C’è un’enorme fronda acefala e trasversale alla soluzione anti-Covid proprio nello Stato, che primo al mondo, ha registrato un vaccino per resistere al virus. La maggioranza dei russi - quella che non scende in piazza per protestare contro le mosse del Cremlino - sa disobbedire al presidente quando ripete i suoi appelli ai cittadini per spingerli a usare lo Sputnik. Anche le cifre indicano una cesura netta nella popolazione che ha deciso di esercitare il suo ribellismo ai diktat clinici: rivelano i sondaggi del centro Levada che oltre la metà dei 146 milioni di russi non ha paura di essere infettato dal Covid e non si scoprirà il braccio per la puntura. Di loro solo poco più di 18 milioni si sono completamente vaccinati, (21 hanno ricevuto la prima dose), alcuni procedono perfino alla terza. L’istituto indipendente ha anche quantificato il disincanto dei camici bianchi: a maggio scorso il 31% dei dottori russi ha dichiarato che non userà nessuno dei tre sieri prodotti dalla Federazione.

Tra lo stato d’emergenza e quello di necessità agiscono le teste d’ariete delle regioni, che non si muovono in sincronia per frenare i contagi. Ad agosto Sochi, meta nazionale prediletta da quando i confini stranieri sono stati chiusi, non accoglierà più i non vaccinati. Se in Siberia in regime di semi-isolamento è entrata la Buriazia, a Mosca, dove il 90% dei contagi è dovuto alla Delta, la marcia indietro il sindaco Serghey Sobyanin l’ha fatta con il decreto numero 42 emanato il 16 luglio: per entrare nei bar e ristoranti della capitale non servirà più il Qr code di cui ogni vaccinato della Federazione dispone. È durato solo tre settimane, prima di essere eliminato per le proteste dei titolari dei locali e dei moscoviti stessi, l’obbligo di certificato vaccinale. Si potrà tornare a bere nei bar e ballare in discoteca, ma non nei quasi duecento locali che hanno serrato le porte per la crisi economica generata dal virus.

Il portavoce del presidente Putin, Dmitry Peskov, in un moto dostoevskiano, ha incolpato il “nichilismo” della diffusione dell’infezione e ha riferito che per quanti decidono di non tutelarsi con il siero “la discriminazione è inevitabile: le persone senza vaccino o immunità non potranno lavorare ovunque, sono una minaccia per sé e gli altri”. Se la situazione emergenziale è rossa per il Cremlino, il mercato è nero: da quando sempre più città e regioni impongono l’obbligo di vaccinazione per i lavoratori pubblici e hanno emesso severe restrizioni per quanti rinunciano all’inoculazione, molti russi hanno deciso di ricorrere ai green pass falsi.

Nonostante siano all’opera i soldati del cyberspazio del Roskomnadzor, Servizio federale per la supervisione della connessione e comunicazione di massa, e oltre cento siti sono già stati cancellati, continuano a moltiplicarsi i canali su cui comprare falsi certificati vaccinali. Il nuovo mercato clandestino fiorisce sulla piattaforma più usata dai russi, Vkontakte, fino ai social criptati come Telegram. Basta fornire nome, cognome, data e luogo di nascita, e dopo qualche click e un costo che varia dai 2800 rubli, circa quaranta euro, fino a 6mila, si ottiene il passpartout sanitario che attesta che la doppia dose è stata inoculata. Per chi li commercia la pena è la prigione, ma verranno assicurati alla giustizia anche i compratori, promettono le autorità.

Il giornalista di Baza, che ha pubblicato foto del pass falso che gli hanno recapitato via posta, scrive che talvolta il falso consiste nel far apparire tra i dati dei registri ufficiali la vaccinazione avvenuta, anche se il paziente non si è mai presentato per l’iniezione. Come altri reporter russi, non è riuscito a capire dove finiscono le dosi il cui numero reale viene usato sui documenti ufficiali. Forse su un altro mercato nero, di cui ancora nessuno si è accorto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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