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La salute di Trump fa deragliare i tentativi di ripartenza?

Gaetano Evangelista
·2 minuti per la lettura

Dopo il consolidamento di settembre gli indicatori di sentiment si sono in buona misura resettati. Il Panic-Euphoria model di Citi ha perso vistosamente terreno, mentre in Italia il nostro Panic Index finalmente si raffredda, dopo aver conseguito la tripla cifra.

Dopo quattro settimane negative consecutive, Wall Street contabilizza una ottava finalmente con il segno positivo. Una sequenza simile, a settembre, non si registrava dall’autunno del 2002: dopo un drammatico bear market che sarebbe stato seguito da diversi anni di nuovi rialzi.

Come allora, l’attenzione degli osservatori si sofferma sullo stato di salute dell’economia americana. Le nuove buste paga generate a settembre, il PMI manifatturiero e, in sintesi, la traiettoria degli indici delle sorprese macro (CESI); confermano una congiuntura che tuttora viaggia su solidi binari, sebbene sia stato perso parte dell’impeto dei mesi estivi. I redditi personali crescono, grazie ai generosi sussidi governativi, e l’ulteriore declino della disoccupazione riduce le ansie, contiene il risparmio ed incoraggia i consumi; ma per disporre di ulteriore forza l’economia abbisogna di un nuovo pacchetto fiscale; quantomai controverso.

Alle schermaglie pre-elettorali infatti si aggiunge ora l’incertezza legata allo stato di salute presidenziale. Non ci sono precedenti storici, o quasi: l’unico riferimento sarebbe l’infarto che colpì Eisenhower durante il secondo mandato, il 23 settembre 1955: Wall Street sbandò per un paio di settimane, prima di salire del 20% - nuovi massimi storici – la primavera successiva.

Ci si chiede allora in che misura il mercato tenga già conto degli scenari peggiori. Dopo il consolidamento di settembre gli indicatori di sentiment si sono in buona misura resettati: i put/call ratio sono risaliti, mentre è ripresa, drammatica, l’emorragia dai fondi comuni azionari. Il Panic-Euphoria model di Citi ha perso vistosamente terreno, mentre in Italia il nostro Panic Index finalmente si raffredda, dopo aver conseguito una significativa tripla cifra: il panico si è impossessato degli investitori italiani.

Questo dovrebbe ora agevolare la risalita di Piazza Affari, reduce da una formale capitolazione. Condizionale d’obbligo, dato il manifestarsi di rotture ribassiste che adesso andranno opportunamente neutralizzate.

Che il contesto di fondo sia però tuttora conciliante, è comprovata da una indicazione intermarket a cui si tende a dare poca rilevanza. Il confronto fra una valuta assolutamente ciclica come la corona svedese, e una divisa al contrario difensiva come il franco svizzero; ha puntato verso il basso da inizio 2018: in linea con il rallentamento macro globale. Questo rapporto di cambio ha conseguito un minimo a marzo, ha formalizzato un’inversione a fine maggio e ha sperimentato un pull-back di recente: provvidenziale è stata la tenuta della media mobile, che adesso ne rilancia le sorti. Il ciclo economico globale ha subito un rallentamento, ma il peggio sembra alle spalle.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online