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La scommessa del G7, decarbonizzare l’elettricità entro il 2035

·3 minuto per la lettura
Windfarm in rural Alberta Canada (Photo: Don White via Getty Images)
Windfarm in rural Alberta Canada (Photo: Don White via Getty Images)

(di Goffredo Galeazzi)

I Paesi del G7 hanno la possibilità di decarbonizzare completamente la loro fornitura di energia elettrica entro il 2035 accelerando i progressi tecnologici e guadagnando 2,6 milioni di posti di lavoro. Lo afferma un nuovo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia (Achieving Net Zero Electricity Sectors in G7 Members): i membri del G7 possono fungere da first mover, avviare l’innovazione e ridurre il costo delle tecnologie per gli altri Paesi, mantenendo la sicurezza delle forniture elettriche.

Per l’Aie la decarbonizzazione dell’elettricità nel prossimo decennio potrebbe creare fino a 2,6 milioni di posti di lavoro nel G7, ma fino a 300.000 posti di lavoro potrebbero essere persi nelle centrali elettriche a combustibili fossili, con profondi impatti locali che richiedono un’attenta politica sociale per ridurre al minimo gli impatti negativi su individui e comunità.

La spesa delle famiglie per l’energia dovrebbe diminuire entro il 2050 grazie alle minori spese per carbone, gas naturale e prodotti petroliferi. Ma spetta ai governi – aggiunge l’Agenzia internazionale per l’energia - strutturare le tariffe energetiche per i consumatori e le imprese in modo che tutte le famiglie possano beneficiare di questi risparmi sui costi.

Il G7 rappresenta quasi il 40% dell’economia globale, il 36% della capacità globale di generazione di energia e il 25% delle emissioni globali di anidride carbonica legate all’energia. La sua transizione verso l’energia pulita è già in corso. Nel 2020, il gas naturale e le energie rinnovabili sono state le fonti primarie di elettricità in questo gruppo di Paesi, fornendo ciascuna circa il 30% del totale, con nucleare e carbone vicini al 20% ciascuno. Secondo il percorso dell’Aie verso il traguardo zero emissioni nette entro il 2050, le rinnovabili dovranno fornire il 60% dell’energia elettrica del G7 entro il 2030, mentre con le politiche attuali l’obiettivo verrebbe mancato e ci si fermerebbe al 48%.

Già al vertice del G7 dello scorso giugno, i leader di Canada, Germania, Francia, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti - oltre all’Unione europea - si sono impegnati a raggiungere un sistema energetico “straordinariamente decarbonizzato” entro il 2030 e a zero emissioni nette entro il 2050.

Ora il G7 ha l’opportunità di dimostrare che i sistemi elettrici con il 100% di fonti rinnovabili in determinati periodi dell’anno e in determinate località possono essere sicuri e convenienti. Allo stesso tempo, una maggiore dipendenza dalle energie rinnovabili richiede che il G7 sia all’avanguardia nella ricerca di soluzioni per mantenere la sicurezza della fornitura di elettricità, compresi lo stoccaggio e reti più flessibili.

Circa il 55% delle riduzioni nel percorso indicato dall’Aie proviene dall’implementazione di tecnologie che hanno ancora enormi margini di crescita, come l’eolico onshore e il solare fotovoltaico, le pompe di calore e l’accumulo di batterie. Altre tecnologie ancora in fase di sviluppo, come l’eolico galleggiante offshore, la cattura del carbonio e l’idrogeno, fornirebbero un altro 30%.

Per il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol, “i membri del G7 hanno i mezzi finanziari e tecnologici per portare le emissioni del loro settore elettrico a zero entro il 2030. Così facendo creeranno numerosi benefici per la transizione verso l’energia pulita di altri Paesi e aggiungeranno slancio agli sforzi globali per raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050. La leadership del G7 in questa impresa cruciale dimostrerebbe che arrivare nel settore elettrico a emissioni nette zero è fattibile e vantaggioso: stimolerebbe nuove innovazioni che possono avvantaggiare imprese e consumatori”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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