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Covid, la seconda ondata "ringiovanisce" le terapie intensive. Ma non è una buona notizia

Luciana Matarese
·Giornalista
·2 minuto per la lettura
A patient suffering with the coronavirus disease (COVID-19) is treated in the intensive care unit of the Maggiore di Lodi hospital, in Lodi, Italy, November 13, 2020. REUTERS/Flavio Lo Scalzo (Photo: Flavio Lo Scalzo / Reuters)
A patient suffering with the coronavirus disease (COVID-19) is treated in the intensive care unit of the Maggiore di Lodi hospital, in Lodi, Italy, November 13, 2020. REUTERS/Flavio Lo Scalzo (Photo: Flavio Lo Scalzo / Reuters)

L’età media dei pazienti che finiscono in rianimazione si è abbassata. La differenza tra prima e seconda ondata dell’epidemia è evidente anche nei reparti di terapia intensiva, oggi come sette otto mesi fa uno dei fronti più caldi della battaglia contro il virus. “Innanzitutto c’è una distribuzione dei ricoverati più omogenea sul territorio nazionale”, spiega Davide Mazzon, direttore di Anestesia e Rianimazione dellOspedale di Belluno. E poi c’è, appunto, l’età media dei pazienti. “Oggi c’è una prevalenza di persone che hanno tra i 60 e i 70 anni circa e invece nella prima fase l’età media era dai 70 agli 80 anni a salire”. Questo vuol dire che si è avuta una diffusione più ampia del contagio e dunque che il quadro complessivo dell’epidemia è peggiorato.

Fondatore della commissione di bioetica e componente del comitato etico della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia intensiva, Mazzon è tra gli autori del documento, stilato da Siaarti e Società italiana di Medicina Legale è delle Assicurazioni (Simla) su mandato dell’Iss. Si intitola “Decisioni per le cure intensive in caso di sproporzione tra necessità assistenziali e risorse disponibili in corso di pandemia da Covid-19” e “non è un vademecum, meno che mai un protocollo - puntualizza il dottore - perché non fissa regole rigide per una sequenza di azioni da cui non è possibile transigere”. È piuttosto un insieme di buone pratiche cliniche, per i medici in particolare gli Anestesisti, da seguire nel caso in cui dovessero trovarsi a scegliere chi ricoverare prima soprattutto in terapia intensiva. Specie in momenti come questi, in cui bisogna fare i conti una sproporzione tra la domanda di assistenza e le risorse - ossia posti letto, ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.