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La settimana calda dei conti pubblici

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Settimana calda sul fronte dei conti pubblici italiani. E' atteso infatti per venerdì prossimo il via libera del Consiglio dei ministri alla Nota di aggiornamento al Def, il documento con le stime che faranno da ossatura alla manovra da approvare entro il 15 ottobre. Non un provvedimento, ma una nota programmatica nella quale il governo indica le nuove stime su Pil, deficit e debito. PIL - La crescita italiana non promette bene e con la prossima Nadef è attesa una revisione al ribasso, in linea con le stime dei principali istituti internazionali. In ultimo è arrivata la doccia fredda dell'Ocse che ha tagliato il Pil 2020 a + 0,4% (dal precedente +0,6%) e confermato una crescita piatta per il 2019. Nel Def di aprile il governo ha indicato un programmatico a +0,2% nel 2019 e 0,7% nel 2020.  

DEFICIT - Con il rallentamento della crescita domare il deficit 2020, senza alzare le tasse, risulta impresa tutt'altro che semplice. L'obiettivo è tenere l'asticella entro il 2%-2,1% per scongiurare la ghigliottina delle clausole di salvaguardia, ovvero i 23 miliardi di rialzi Iva pronti a scattare il primo gennaio in caso di mancato rispetto degli impegni di bilancio Ue. Per centrare il target, mettendo mano al primo step del taglio del cuneo fiscale, servirebbero circa 10 miliardi di euro aggiuntivi rispetto ai risparmi in arrivo dal calo dello spread e da Rdc e Quota 100 per il 2020.  

DEBITO - L'alto debito pubblico resta uno dei nodi più problematici del quadro di finanza pubblica italiano. Nel Def di aprile il precedente governo ha certificato una crescita dello stock del debito al 132,6% nel 2019 (dal 132,2% del 2018) e poi un calo al 131,3% nel 2020, a patto di portare a termine un ambizioso piano di privatizzazioni da 18 miliardi di euro, poi, come prevedibile, disatteso.  

NODO RISORSE - La coperta per finanziare le misure della prossima finanziaria risulta, come ogni anno, estremamente corta. Al Mef si lavora su tutte le simulazioni possibili per trovare le risorse, dai tagli della spesa pubblica al riordino delle tax expenditures, dossier delicato e ad alto tasso di impopolarità sul quale hanno fallito tutti gli ultimi governi. Prima di procedere allo sfoltimento della giungla delle oltre 600 detrazioni-deduzioni per un valore di quasi 77 miliardi di euro, servirebbe inoltre un intervento sulle aliquote Irpef o rischia di aumentare la pressione fiscale sulle fasce interessate. Al tesoro i tecnici lavorano anche sulla spending review e si ragiona a possibili misure anti-evasione. Tra i risparmi il governo può contare inoltre sugli accantonamenti del reddito di cittadinanza e Quota 100 (5 miliardi) e la minor spesa per interessi sul debito, un gettone da quasi 4 miliardi nel 2020.