Italia markets open in 2 hours 44 minutes
  • Dow Jones

    34.899,34
    -905,06 (-2,53%)
     
  • Nasdaq

    15.491,66
    -353,54 (-2,23%)
     
  • Nikkei 225

    28.309,72
    -441,90 (-1,54%)
     
  • EUR/USD

    1,1279
    -0,0041 (-0,36%)
     
  • BTC-EUR

    50.696,73
    +2.273,54 (+4,70%)
     
  • CMC Crypto 200

    1.429,36
    -26,05 (-1,79%)
     
  • HANG SENG

    23.922,91
    -157,61 (-0,65%)
     
  • S&P 500

    4.594,62
    -106,84 (-2,27%)
     

La sharing mobility torna a crescere, offerta triplicata in 6 anni

·3 minuto per la lettura
Lime, Tier,  Dott Electric Scooters For Rent -17/10/2021 New Change Street, London | United Kingdom (Photo: ilkersener via Getty Images)
Lime, Tier, Dott Electric Scooters For Rent -17/10/2021 New Change Street, London | United Kingdom (Photo: ilkersener via Getty Images)

(di Giulio Nespoli)

Lo shock pandemia è superato e lo sharing torna a crescere. Ma viaggia su due ruote: la micromobilità monopolizza l’offerta con il 91% dei veicoli in condivisione. Nel 2021 scooter, bike e monopattini in sharing hanno superato i valori del 2019 e il car sharing li sta raggiungendo in queste settimane. Nel complesso le iscrizioni ai servizi di sharing mobility in Italia hanno raggiunto quota 5,6 milioni con 158 servizi di sharing attivi in 49 città (il triplo del 2015).

Oggi sono circa 15 milioni gli italiani che possono utilizzare almeno un servizio di sharing. Il parco veicoli complessivo è arrivato a 90.000 mezzi in condivisione e utilizza quattro modalità: auto, scooter, bici e monopattini. Anche se solo in quattro città tutte le opzioni dove sono presenti: Milano, Roma, Torino e Firenze.

Sono i dati che emergono oggi dalla Conferenza nazionale organizzata dall’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility, nato da un’iniziativa del ministero della Transizione ecologica, del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili e della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Due gli elementi nuovi.

Il primo è che il trend è decisamente positivo. I dati sui noleggi giornalieri in Italia possono essere confrontati con lo Shared Mobility Index di Fluctuo che monitora 16 città europee: la tendenza positiva registrata in sei città italiane (Milano, Torino, Roma, Bologna, Cagliari e Palermo) è migliore di quella europea. Il secondo è che la mobilità in sharing diventa sempre più leggera: tra il 2019 e il 2020 c’è stato il boom dei monopattini (+65%) e degli scooter (+45%), mentre una contrazione è stata registrata nel car sharing (-12%).

La graduatoria vede in testa Milano, prima in tutti e tre gli indicatori: percorrenze, numero di veicoli, numero di noleggi. Al secondo posto c’è Roma, in crescita soprattutto in termini di flotte. Al terzo Torino. Seguono altre città metropolitane (Bologna, Firenze, Bari, Genova). E tra i primi 10 classificati troviamo anche città medio piccole come Pescara, Rimini, Verona.

Le città che hanno almeno un servizio sharing mobility sono 26 al nord, 10 al centro e 13 al sud. Il sud è la parte di Italia che punta di più sul monopattino come modalità unica di sharing mobility: lo fanno ben sei città, Catania, Enna, Messina, Trapani, Cagliari e Sassari. Le uniche città del sud che hanno almeno due servizi in sharing sono Napoli e Palermo.

Nonostante il trend di crescita restano alcuni nodi critici: più del 50% dei capoluoghi italiani non ha ancora un servizio di sharing; il divario tra nord e centrosud è netto; le città medio-piccole restano indietro.

L’Osservatorio ha anche calcolato le risorse da impegnare annualmente per creare un efficace servizio di bike sharing nei 76 capoluoghi che ancora non ne dispongono. Mettere su strada 35.000 biciclette in condivisione, servendo circa 7 milioni di persone in più rispetto a oggi, significherebbe aumentare la dotazione di risorse del Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale di solo lo 0,5% all’anno.

“La sharing mobility italiana ha superato l’esame di maturità: Milano e le altre città italiane sono leader in Europa”, commenta il direttore della Fondazione per lo sviluppo sostenibile Raimondo Orsini. “Ma ora bisogna fare altri passi in avanti: aumentare il numero di veicoli e servizi, uscire dai centri storici, estendere il servizio alle città medio-piccole, arrivare anche nel centro-sud”.

“Considerando che, per più di 3 cittadini su 4, circa l’80% dei viaggi avviene all’interno del contesto urbano non si può pensare di far evolvere la mobilità senza una contestuale evoluzione dei modelli della città”, aggiunge Luigi Onorato, di Monitor Deloitte. “Secondo la nostra indagine oggi il 95% dei cittadini vuole servizi di prossimità, mentre l’89% considera l’inquinamento quando si sposta: siamo di fronte a una grande trasformazione della mobilità”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli