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La storia assurda della donna deportata da Bali perché ne elogiava lo spirito "queer friendly"

Di Carlotta Sisti
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Getty Images
Photo credit: Getty Images

From Cosmopolitan

Vero, l'Occidente conosce (se va bene) e dialoga soprattutto con l'Occidente, ragione per la quale quando si esce dalle dinamiche europee ed americane, che soprattutto in questo momento ci appassionano moltissimo grazie a lei, Kamala, che non a caso è un melting pot di radici e provenienze) , la maggior parte delle persone ha, in misura sempre minore ma è ancora largamente così, poche e confuse coordinate di riferimento. Ecco perché ad alcuni suonerà ancora strano il fatto che il paese al mondo con più musulmani non sia un paese arabo, bensì l'Indonesia. Ed Indonesia, di nuovo, significa spesso Bali, isola turistica per eccellenza, ed, appunto, assai più occidentalizzata rispetto al resto del paese. Sta di fatto che anche questo luogo da sogno (di cui, tocca riferire, si dice che stia diventando fin troppo a misura di turista) applica le stesse leggi di Jakarta, per cui ecco che la cittadina americana Kristen Antoinette Gray s'è trovata ad essere deportata da Bali, dove risiedeva da gennaio dello scorso anno con la compagna, dopo numerosi tweet diventati virali in cui celebrava l'isola-resort un luogo a basso costo e queer-friendly ed esortava altri stranieri a trasferirsi lì. Ora, se è vero che fino a non molto tempo fa, l’Indonesia era considerato uno dei paesi più tolleranti tra quelli a maggioranza musulmana, da qualche anno le cose sono cambiate e ora si susseguono, sempre più spesso politiche repressive e controverse, influenzate da una visione dell’Islam rigida e conservatrice. Tra le misure più discusse, c’è stata l’introduzione di un test sull’orientamento sessuale reso obbligatorio per i professori stranieri di alcune scuole private indonesiane, ha raccontato il New York Times: come ha detto un funzionario governativo, gli insegnanti che risultano avere "un’indicazione di comportamenti o orientamenti sessuali anomali" vengono esclusi dalle assunzioni. Per un Bhutan, insomma, che fa un bel passo avanti, depenalizzando finalmente l'omosessualità, ecco un'Indonesia che ne fa due indietro. Se, infatti, l'arcipelago indonesiano è un paese ufficialmente laico e l’omosessualità è illegale solo nella provincia autonoma di Aceh, dove vige una versione rigida della sharia, la legge islamica, negli ultimi anni la società si è progressivamente “islamizzata”, e tra le altre cose si è visto un aumento dell’ostilità verso le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

A settembre il Parlamento indonesiano è arrivato molto vicino ad approvare una legge che criminalizzava le relazioni tra persone omosessuali, e ci si aspetta che una misura simile verrà discussa e votata di nuovo durante il prossimo anno. Il cambio di atteggiamento si è visto negli ultimi anni in diverse circostanze. Di recente, per esempio, l’ufficio del procuratore generale dell’Indonesia, responsabile di garantire il rispetto delle leggi contro la discriminazione, ha pubblicato sul suo sito un annuncio di lavoro nel quale era richiesto il fatto di non avere "disordini nell’orientamento sessuale" o "deviazioni comportamentali". Un portavoce dell’ufficio commentò dicendo: "Vogliamo solo [una persona] che sia normale. Non vogliamo gente strana". Ecco, è in questo scenario che si incasella la vicenda della graphic designer Gray, che, sottovalutano o forse non conoscendo la recente rigidità del paese nei confronti del mondo queer, ha pubblicato i tweet "incriminati". In realtà, però, il caso è scoppiato per un'altra ragione (o forse pretesto?): molti utenti indonesiani, infatti, si sono infuriati per il fatto che Gray stesse lavorando a Bali senza un visto adeguato e incoraggiando le persone a fare viaggi durante una pandemia. Jamaruli Manihuruk, capo dell'ufficio regionale di Bali per il ministero della legge e dei diritti umani, ha però aggiunto che Gray potrebbe aver violato una serie di leggi sull'immigrazione, inclusa la "diffusione di informazioni che potrebbero turbare il pubblico ".

Gray, che è di Los Angeles, ha detto ai giornalisti, dopo che i funzionari dell'immigrazione hanno annunciato la deportazione: “Non sono colpevole. Non ho fatto scadere il mio visto. Non sto facendo soldi in rupie indonesiane. Ho rilasciato una dichiarazione su LGBT e sono stato espulso perché sono LGBT ". Gray e la sua compagna, Saundra Michelle Alexander, sono attualmente in detenzione in un centro per immigrati, mentre aspettano un volo per gli Stati Uniti. Lascio a voi elaborare il parallelismo con ciò che gli stessi USA hanno fatto nei 4 anni di presidenza Trump con gli immigrati, ma certo la conclusione, in entrambi i casi, è una grande amarezza. Ora, però, gli States hanno la chance di riscattarsi grazie a Biden, speriamo che anche in Indonesia si torni al passato recente, di tolleranza e non di fanatismo.