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La storia di Edie Sedgwick, la musa fragile di Andy Warhol

Di Daniela Ambrosio
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Edie Sedgwick
Photo credit: Edie Sedgwick

Andy Warhol ebbe tante muse, tante donne che ispiravano la sua arte e che erano parte integrante della sua Factory, la fucina creativa che raccoglieva artisti e superstar newyorkesi. Nessuna però fu come Edie Sedgwick, la più bella, carismatica e fragile delle sue muse. Edith Minturn Sedgwick - ma per tutti Edie - nacque in California e crebbe in una famiglia numerosa. I suoi genitori, forse nobili decaduti, scelsero di vivere in un ranch nei pressi di Santa Barbara, ma nonostante la compagnia di fratelli e sorelle e la vita campagnola, la sua fu un'infanzia e un'adolescenza difficile. Perse, quando era ancora una bambina, due fratelli, uno morto suicida e un altro per un incidente. A diciannove anni fu ricoverata in una clinica psichiatrica per problemi di anoressia, disturbo con il quale combatterà per tutta la vita. Intelligente e sensibile, fu accettata in una prestigiosa università di Cambridge, Massachussets, ma poi decise di trasferirsi a New York. Erano gli anni Sessanta e la città esplodeva di arte e creatività, era il centro del mondo. Fu qui che, ventenne, conobbe il cantautore Bob Dylan: fu amore a prima vista, anche se poi qualcosa andò storto ed entrambi ne soffrirono. Grandi occhi neri, capelli corti biondi, sguardo penetrante: Edie non era una ragazza che passava inosservata e di questo se ne accorse ben presto anche l'artista Andy Warhol, che la volle in molti suoi film. Edie era un mix di innocenza e sensualità, di modernità e sofferenza, di raffinatezza e mistero. Fu forse questo ad attirare il padre della Pop Art, lui che - nonostante il suo orientamento sessuale - di donne intorno ne aveva tante e continuamente cercava nuove ispirazioni proprio dalla bellezza femminile.

Photo credit: © 2018 The Andy Warhol Museum, Pittsburgh, PA, a museum of Carnegie Institute.
Photo credit: © 2018 The Andy Warhol Museum, Pittsburgh, PA, a museum of Carnegie Institute.

A New York tutti gli occhi erano per Edie: nel giro di pochissimo tempo posò per le riviste più glamour, diventando una modella affermata. Ma non solo: di lei parleranno Truman Capote e John Cage, Gregory Corso e Patti Smith, solo per citarne alcuni. Edie non amava molto le regole e la sua vita si svolgeva di notte, tra feste, eventi mondani ed eccessi. Il rapporto con Warhol si fece sempre più intimo e profondo: non si trattava della classica relazione musa-artista, ma di qualcosa di più. L'artista è vicino a lei nei momenti più bui, anche se molti dicono il contrario, ipotizzando che Warhol la sfruttasse soltanto e che se ne sarebbe liberato presto, per inseguire altri "capricci". Quando ricevette l'eredità di famiglia, Edie cominciò a spendere in maniera incontrollata: si stabilì in un lussuoso attico a Park Avenue, iniziò a dare feste, ad abusare di qualsiasi cosa. Se la Factory era il luogo della creatività ma anche della perdizione, Edie divenne essa stessa la Factory. Non a caso, anni dopo, è stato realizzato un film a lei dedicato intitolato proprio "Factory Girl", protagonista Sienna Miller. Era lei, Edie, la ragazza della Factory. Eppure, il male oscuro di questa ragazza era ancora lì, in agguato. Le feste erano solo un modo per riempire il vuoto. Le persone, personaggi di un film pop di cui questa volta era lei la regista, non Warhol. Qualsiasi cosa Edie indossasse, diventava di tendenza. Che fosse un tubino nero, una maglietta a righe, un paio di enormi orecchini. A un certo punto, era lei stessa un'opera d'arte pop, capace di catturare tutti con il suo magnetismo e la sua bellezza. Come un fiore prezioso e raro, Edie non era fatta però per durare troppo. A un certo punto qualcosa si incrina nel rapporto con Andy Warhol, Edie si perde nell'eroina, le riviste di moda non accettano più questa modella bella e tossica. Ritorna in California, viene nuovamente ricoverata in una clinica psichiatrica, questa volta per curare le sue dipendenze. Qui trova un uomo che sposerà, che forse per poco le farà dimenticare le luci di New York e di una vita troppo spericolata. Sarà lui a trovarla morta, pochi mesi dopo il matrimonio, per un'overdose di barbiturici. Edie aveva solo 28 anni e forse era solo troppo fragile per il mondo.