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La storia di Yusra Mardini, la rifugiata siriana che salvò il suo barcone e oggi nuota a Tokyo 2020

·3 minuto per la lettura
Photo credit: RONNY HARTMANN - Getty Images
Photo credit: RONNY HARTMANN - Getty Images

C'è un momento specifico nella vita di Yusra Mardini in cui si rende conto di star rischiando la vita nel suo Paese. Lei e sua sorella minore Sarah stanno nuotando in una piscina di Damasco, in Siria, quando una bomba squarcia di colpo il soffitto e cade in acqua. Fortunatamente per un difetto di costruzione non esplode, ma da quel momento Yusra ha deciso che avrebbe dovuto allontanarsi dalla guerra. Così nell'estate del 2015, le sorelle Mardini, insieme a un cugino di loro padre intraprendono un viaggio per scappare dalla Siria. Oggi, sei anni dopo, Ysra Mardini vive in Germania, ma oggi è a Tokyo, fa parte della Squadra Olimpica dei Rifugiati e la sua storia incredibile merita di essere raccontata.

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Prima che la guerra civile siriana si diffondesse in tutto il Paese, Mardini era una giovane promettente nuotatrice che all'età di 14 anni ha partecipato ai Campionati mondiali per i 25 metri. Il nuoto come passione di famiglia (già suo padre prima di lei lo praticava), il nuoto come speranza per il futuro e, sì, il nuoto anche come salvezza in mare aperto. Già, perché la storia di Yusra Mardini è anche la storia di migliaia di rifugiati che lasciano il loro Paese affidandosi al mare senza sapere se arriveranno mai a destinazione. Il viaggio di Yusra e sua sorella inizia con un mese di cammino che le porta prima a Beirut, in Libano e successivamente in Turchia. Una volta raggiunte le sponde del Mar Egeo, a Smirne, è il momento di imbarcarsi per cercare di raggiungere la Grecia.

Il primo tentativo di varcare i confini dell'Unione europea fallisce: la barca viene intercettata dalla guardia costiera e riportati in Turchia. Il secondo tentativo inizia una notte di agosto: c'è un temporale in arrivo, ma le sorelle si imbarcano comunque per una nuova traversata su un gommone diretto verso l'isola di Lesbo. 20 passeggeri su un gommone da 9 persone: appena inizia la tempesta la barca comincia a imbarcare acqua. È in quel momento che Yusra e Sarah, insieme a altri due uomini che a turno si danno il cambio, decidono di tuffarsi in acqua. In balìa del mare, le sorelle Mardini nuotano per mantenere in equilibrio la barca. Per oltre tre ore nuotano per stabilizzare la barca che, grazie a loro, riesce a raggiungere le coste greche.

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"Sono così orgogliosa di rappresentare 80 milioni di rifugiati in tutto il mondo", ha scritto Mardini su Instagram, "so che sto mandando un messaggio di speranza a tutti loro facendo ciò che amo e mostrando al mondo che i rifugiati non si arrenderanno facilmente e continueranno sognare anche dopo aver attraversato viaggi difficili". La nuotatrice è arrivata prima della sua batteria nei 100 m a farfalla, ma non si è qualificata per le semifinali. "Non ho nuotato il tempo che speravo", ha dichiarato, "ma il mio viaggio non è ancora finito quindi non vedo l'ora che arrivi il prossimo!!". E noi con lei.

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