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La storia terribile della bambina di Palermo che è morta dopo una challenge Tik Tok (parliamone)

Di Elisabetta Moro
·3 minuto per la lettura
Photo credit: OleksiiK - Getty Images
Photo credit: OleksiiK - Getty Images

From Cosmopolitan

Aggiornamento del 22 gennaio 2021: la bambina purtroppo è morta, non ce l'ha fatta 💔

Il mondo del web e il mondo reale si assomigliano: meravigliosi e terribili insieme, pieni di opportunità e di insidie pericolose. I social non sono sempre un luogo safe e questo va detto chiaro e tondo specie da quando moltissimi ragazzini ci bazzicano senza troppo controllo e, soprattutto, senza la consapevolezza di ciò che potrebbero incontrare. Così, se Tiktok può sembrarci il futuro con le sue challenge che combattono il revenge porn e rivendicano i diritti, c'è anche un lato oscuro che preferiremmo ignorare, ma che si ripresenta come un vaso di Pandora pronto per scoperchiare l'orrore.

Parliamo di quelle "sfide" pericolose - al punto da rivelarsi mortali - che inducono gli utenti (spesso minori) a filmarsi mentre attentano alla propria vita in diversi modi. In questi giorni in Italia una bambina di 10 anni sembra essere rimasta tragicamente vittima proprio di una di queste "challenge" legandosi una corda intorno al collo per provocare uno svenimento. Ora è ricoverata in coma nel reparto di rianimazione dell'ospedale Di Cristina di Palermo e le sue condizioni sono molto critiche.

"La bambina di 10 anni, sulla cui identità vige il massimo riserbo", ha fatto sapere in un comunicato il direttore sanitario Salvatore Requirez, "è arrivata al pronto soccorso alle 21.04 di ieri, con mezzi propri, in arresto cardiorespiratorio di non precisabile durata temporale in quanto l’inizio è ricostruibile, con anamnesi indiretta, solo approssimativamente attraverso il racconto dei genitori che l’hanno accompagnata". Secondo quanto riporta Repubblica, la bambina sarebbe stata trovata in bagno dai genitori con una cintura di accappatoio a bloccarle la respirazione e sembra che stesse appunto partecipando a una sfida su TikTok. Alcuni la chiamano "blackout challenge" ma è nota anche come "pass out challenge" o "choking game". Non si tratta di una novità perché, come riporta Time Magazine, "Solo negli Stati Uniti, 82 bambini di età compresa tra i 6 e i 19 anni sono morti dopo aver giocato al 'Choking Game' tra il 1995 e il 2007, l'anno più recente con i dati disponibili, raccolti dai Centers for Disease Control and Prevention". Inoltre sembra che dal 2000 al 2015 più di 1.400 bambini e adolescenti siano morti per impiccagione accidentale e strangolamento.

Secondo gli esperti questo "gioco" esiste da ben prima dei social network e consiste nel provocarsi una asfissia temporanea fino allo svenimento. Lo scopo sembra essere quello di interrompere temporaneamente il flusso di sangue e ossigeno al cervello per provare un momento di euforia e vertigini quando poi la respirazione riprende, ma il più delle volte si tratta soprattutto di emulare dei video virali che circolano in rete. Sempre secondo Time Magazine, in Oregon nel 2008, circa il 36% degli studenti dell'ottavo anno ha dichiarato durante un'inchiesta di essere a conoscenza del gioco, mentre il 6% ha dichiarato di averlo provato. Il problema è che le conseguenze possono essere drammatiche e il recente episodio italiano lo testimonia: "Se hai un basso livello di ossigeno al cervello per più di tre minuti, puoi subire danni cerebrali mentre un basso livello di ossigeno al cervello per più di cinque minuti può provocare la morte cerebrale", spiega infatti il dottor Nick Flynn al Mirror.

Proprio come il mondo reale, anche il mondo del web e dei social va conosciuto. Il problema è che manca una vera educazione digitale che insegni ai ragazzi fin da piccoli a muoversi tra le insidie che possono incontrare online, a gestire la ricerca di approvazione e di like e la voglia di sentirsi parte di qualcosa anche a scapito del proprio benessere mentale e fisico. Finché non ci impegneremo per fornirla nelle scuole e attraverso i media stessi, sarà davvero difficile tutelare fino in fondo i ragazzi dai pericoli dietro lo schermo. In ogni caso, ragazzi: attenzione!