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La Top 11 dei migliori calciatori della 36ª giornata di Serie A

·10 minuto per la lettura

Il sospetto era fondato. Il sudoku del campionato di Serie A, o se preferite il romanzo, sembra essersi risolto con quattro pagjne, pardon giornate, d'anticipo. I passi falsi di Juventus e Benevento contro Milan e Cagliari non sembrano rimediabili visto il passo delle avversarie, nel caso dei bianconeri, e il poco tempo a disposizione, nel caso di entrambe. Così la riscossa della squadra di Andrea Pirlo contro il Sassuolo sembra destinata a restare nella storia solo per il suo protagonista più illustre, che non è Cristiano Ronaldo.

Sempre che Atalanta e Milan (con protagonista Rebic, a cui però va dedicata un'analisi a parte) facciano il proprio dovere nel prossimo turno, prima dello scontro diretto finale. Difficile immaginare il contrario, visto che i rossoneri sembrano aver recuperato lo smalto di inizio stagione. Dopo quasi un anno di partite senza interruzioni...

1. Gianluigi Buffon (Juventus)

Gianluigi Buffon | Alessandro Sabattini/Getty Images
Gianluigi Buffon | Alessandro Sabattini/Getty Images

Nello stadio in cui cinque anni e mezzo fa scosse i compagni con una dura invettiva passata alla storia che precedette una clamorosa rimonta, Super Gigi si prende la scena anche nella partita in cui Dybala e Ronaldo raggiungono la tripla cifra di gol in bianconero. Non che il Sassuolo lo tempesti di tiri, ma la respinta su Obiang e soprattutto il rigore parato a Berardi sullo 0-0, seppur non ottimamente parato, gli valgono prime pagine e titoloni, anche perché il tutto è avvenuto a poche ore dall’annuncio dell’addio alla Juve. La voglia di giocare è intatta e i riflessi ci sono ancora. Mercoledì prossimo avrà un’altra vetrina nello stesso stadio, ma contro ben altro avversario…

2. Davide Calabria (Milan)

Calabria contro il Torino | Chris Ricco/Getty Images
Calabria contro il Torino | Chris Ricco/Getty Images

Il terzino rossonero se lo ricordava forse più in forma l’ex compagno Ricardo Rodriguez, che peraltro a Milano non ha incantato. Nella goleada della squadra di Pioli sugli scudi ci sono gli esterni difensivi. Theo ne fa due e torna quello di inizio stagione, mentre il suo dirimpettaio non ha problemi nel controllare le rare sortite dello svizzero e vista la situazione degli avversari può giocare quasi stabilmente in proiezione offensiva mostrando la consueta tecnica e la consueta personalità annullare una rete per un lievissimo fuorigioco.

3. Theo Hernandez (Milan)

Theo Hernandez | Chris Ricco/Getty Images
Theo Hernandez | Chris Ricco/Getty Images

Dopo l’indizio lasciato contro il Benevento, ecco i due segnali che Pioli e i tifosi aspettavano. Il super Theo del girone di andata è tornato. Il lungo letargo, condito da tanti svarioni in particolare nella fase difensiva, non si cancella, ma quantomeno la condizione psicofisica è tornata si è rivista giusto in tempo per tornare a dare un sostanzioso contributo al raggiungimento dell’obiettivo minimo della stagione, il ritorno in Champions League, torneo dove il fratellino del campione del mondo Lucas è pronto ad affacciarsi per la prima volta. Il Torino non era un test probante, Singo è stato ridicolizzato, ma quando il francese gioca così è incontenibile e del difensore ha davvero poco. Il sesto e il settimo gol in campionato arrivano con un tiro dalla distanza di potenza e precisione e con un pallonetto da trequartista.

4. Matias Vecino (Inter)

Matias Vecino, Romelu Lukaku e Matteo Darmian | Soccrates Images/Getty Images
Matias Vecino, Romelu Lukaku e Matteo Darmian | Soccrates Images/Getty Images

In attesa di sciogliere i dubbi sul proprio futuro, Antonio Conte si sta specializzando in… resurrezioni. Scherzi a parte oltre allo scudetto quasi in carrozza il tecnico salentino ha fatto moltiplicare il valore dei propri giocatori, dalle stelle ai presunti comprimari. Ultimo esempio l’uruguaiano, il cui tunnel degli infortuni è terminato solo a febbraio. Appena in tempo per tornare ad essere un giocatore e poco importa che le due presenze da titolare siano arrivate a titolo già conquistato. Contro la Roma si rivede l’assaltatore delle trequarti altrui dei tempi di Empoli e anche dei tempi di Spalletti: difensori e centrocampisti della Roma non sanno letteralmente come e dove andarlo a prendere e Matias ringrazia mostrando di aver recuperato condizione e autostima. Il gol giustamente celebrato anche dai compagni è la meritata riconferma, anche se può essere un messaggio d’addio.

5. Cristian Romero (Atalanta)

Cristian Romero | Angel Martinez/Getty Images
Cristian Romero | Angel Martinez/Getty Images

Battere la terzultima in classifica avviata verso la retrocessione e ancora sotto shock per le polemiche post-Cagliari è stato un gioco di ragazzi? Non ditelo al difensore argentino, sempre sul pezzo e determinante contro la squadra di Inzaghi nel super salvataggio su Barba. Azione che forse non avrebbe cambiato il verso della partita, ma si sa che la virtù dei difensori di livello è quella di non perdere mai la concentrazione neppure contro avversari di livello inferiore e se le partite sono indirizzate per il verso giusto. L’ex Genoa prosegue così una stagione memorabile, quella della consacrazione anche a livello internazionale, facendo anche nascere qualche rimpianto in casa Juventus per quella cessione remunerativa, ma frettolosa…

6. Amir Rrhamani (Napoli)

Amir Rrhamani | Gabriele Maltinti/Getty Images
Amir Rrhamani | Gabriele Maltinti/Getty Images

Se il Napoli tornerà davvero in Champions ci sarà anche del merito dell’ex veronese, spettatore per quasi un girone e poi protagonista di un lungo periodo di ambientamento, sia tattico alle leggi della difesa a quattro, sia fisico dopo la lunga assenza per i tanti infortuni subiti. Un girone fa contro l’Udinese commise un errore sciagurato, figlio delle insicurezze accumulate, adesso il mondo si è ribaltato e l’ex veronese è sempre concentrato ed è tornato sui livelli di rendimento dei tempi dell’Hellas. In mezzo, quel rigore procurato nello scontro diretto del “Maradona” contro la Juventus, che può fare tutta la differenza del mondo in classifica…

7. Brahim Diaz (Milan)

Brahim Diaz | Stefano Guidi/Getty Images
Brahim Diaz | Stefano Guidi/Getty Images

Pioli non può che confermarlo dopo la notte da protagonista contro la Juventus e il bimbo d’oro di proprietà del Real Madrid non tradisce, confermando contro il Torino che quella contro Chiellini e compagni non è stata una serata di grazia isolata. Non raggiunge gli stessi picchi a livello di qualità di giocate e di incisività, ma in fondo anche questo è un modo per confermare di essere un giocatore di spessore, che sa adattarsi al clima della partita. A pochi chilometri di distanza dallo Stadium il numero 14 rossonero avvia l’azione del vantaggio e sigla il terzo gol in A scattando bene sull’invito di Kessié. In mezzo c’è la non banale bravura di farsi trovare sempre smarcato tra le linee, mostrando un’intesa in crescita con Calhanoglu e anche con Rebic, che ha caratteristiche diverse da Ibrahimovic, ma un linguaggio tecnico non troppo peggiore…

8. Tommaso Pobega (Spezia)

L'esultanza di Pobega | Getty Images/Getty Images
L'esultanza di Pobega | Getty Images/Getty Images

Un anno fa di questi tempi smaniava per tornare in campo dopo aver interrotto sul più bello la stagione in cui era riuscito a rivelarsi a buoni livelli, in Serie B con il Pordenone. I ramarri la promozione l’hanno solo sfiorata, ma il Milan non ha potuto esimersi da far fare il salto di qualità al ragazzo triestino, che giunto quasi al termine del primo campionato tra i grandi può anche provare a sognare il ritorno in rossonero, dove potrebbe pure servire per le Coppe come ragazzo formatosi nel vivaio. Pronto per la Champions? Forse ancora no, ma la doppietta sul campo della Sampdoria che vale un altro pezzetto di salvezza conferma quanto già emerso in stagione. Tommy ha tutto del centrocampista moderno: fisico, personalità, intelligenza tattica e tempi di inserimento. Oltre ad una duttilità che gli permette di agire con profitto da play o da mezzala d’assalto.

9. Fabian Ruiz (Napoli)

Fabian Ruiz | Francesco Pecoraro/Getty Images
Fabian Ruiz | Francesco Pecoraro/Getty Images

Un’altra delle scommesse vinte dal Generale Ringhio, che è riuscito a imporre lo spagnolo nel centrocampo a due in una squadra che davanti gioca con tre attaccanti veri e un trequartista come Zielinski. Dopo una fase centrale del campionato di apprendistato ai nuovi compiti tattici l’ex Betis sta dimostrando di essere perfettamente complementare a Bakayoko e sta finendo in crescendo. Anzi, di più, perché i lampi di classe che sta regalando sono incastonati in prestazioni di sostanza e qualità. Insomma prove generali da tuttocampista completo, in grado di avviare l’azione, farsi trovare sempre al centro del gioco, ripulire palloni senza ovviamente dimenticare di avere piedi finissimi, come dimostrato dal capolavoro a giro del momentaneo 2-0. Senza la Champions sarebbe stato uno dei sacrificati per il bilancio, adesso la musica potrebbe cambiare di parecchio…

10. Romelu Lukaku (Inter)

Romelu Lukaku | Marco Luzzani/Getty Images
Romelu Lukaku | Marco Luzzani/Getty Images

Prima di scivolare inaspettatamente nella notte milanese, con quel party da evitare che gli vale il primo, grossolano buco nero della sua esperienza interista (lite con Ibrahimovic a parte), Big Rom era stato spaziale anche in una partita che aveva poco da dire per entrambe le squadre. Molto più efficace… della poco probabile maglia che è stato costretto ad indossare, ma pure del compagno di reparto, quel Lautaro Martinez forse intristito dall’esclusione a favore di Sanchez nelle ultime due partite, ma più probabilmente distratto dai dubbi sul proprio futuro. Quelli che il belga non dovrebbe avere perché, con o senza Conte, il suo adattamento al calcio italiano ne fa un intoccabile per il progetto nerazzurro che sarà. L’assist per Vecino e il ritorno al gol dopo cinque gare di digiuno sono le ciliegine di una prestazione da vero e proprio regista dell’attacco per il numero di palloni che catalizza con il fisico e con i piedi e per come riesce ad essere determinante per tutte le azioni offensive della squadra.

11. Giacomo Raspadori (Sassuolo)

L'esultanza di Raspadori dopo il goal alla Juve | Alessandro Sabattini/Getty Images
L'esultanza di Raspadori dopo il goal alla Juve | Alessandro Sabattini/Getty Images

La voce che lo vuole nei 26 dell’Europeo circola e con ogni probabilità continuerà a farlo, visto che il livello delle prestazioni non accenna a scendere. Il ct Mancini ha in realtà fatto accenno a Scamacca più che al gioiellino neroverde, ma le caratteristiche sono differenti e uno come il classe 2000 bolognese in giro non sembra esserci. Dopo aver steso il Milan ci prova convinto anche con la Juventus, ma questa volta a tradirlo è la ben diversa concentrazione dei compagni. Comunque il ragazzo fa il proprio alla grande, procurandosi il rigore e trovando un gol che è la sintesi del suo calcio a mille all’ora. Giacomo non è solo un rapace d’area, ma una punta moderna in grado di fraseggiare con i compagni e uscire per andarsi a prendere il pallone. Insomma sa far giocare bene la squadra. Non scontato per uno che sulle spalle ha meno di 20 partite da titolare in carriera…

12. Allenatore: Stefano Pioli (Milan)

Stefano Pioli | Jonathan Moscrop/Getty Images
Stefano Pioli | Jonathan Moscrop/Getty Images

Prendere sei punti in tre giorni in due trasferte a Torino con dieci gol realizzati e zero subiti è roba da raccontare ai nipoti, se solo si trattasse di un allenatore esordiente. Non è il caso del tecnico parmigiano, ormai a un passo dal centrare il traguardo più prestigioso di una carriera già di livello, ma che attendeva la consacrazione. Come ha dichiarato egli stesso nel post-gara, sta per concludersi un percorso lungo e soddisfacente, che ha visto la squadra ripartire a razzo dopo il lockdown, accarezzare il sogno scudetto per tutto il girone di andata, conoscere la crisi, tremare e infine piazzare il colpo di reni nel finale, in gran parte grazie all’abilità di chi siede in panchina, bravo a capire gli umori del gruppo non facendo pesare l’assenza di Ibrahimovic, praticamente infallibile nelle scelte, da quella di insistere su Tomori al ripescaggio di Brahim Diaz. Il tutto senza mai perdere il proprio filo di Arianna, ovvero la ricerca di un gioco propositivo, non necessariamente attaccato alle mode (costruzione dal basso), ma intelligente perché ha saputo sfruttare le qualità dei giocatori. Una ricetta da Normal One, il doveroso soprannome del buon Stefano.

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