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La trappola dei biocombustibili e net zero sul trasporto aereo

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Image from askanews web site
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Roma, 27 ott. (askanews) - Il trasporto aereo è uno dei settori che appare maggiormente in difficoltà e lontano dagli obiettivi di "zero emissioni nette", su cui i leader mondiali continuano ad aumentare le pressioni (anche in vista delle imminente conferenza sul clima di Glasgow, Cop26). Per venire incontro a questo pressing, la International Air Transport Association (Iata) ha a sua volta fissato dei target sul 2050, prevalentemente affidati al passaggio a carburanti per aviazione "sostenibili". Ma al momento, riporta il Financial Times, la produzione annuale di questo tipo non supera i 100 milioni di litri: una frazione dei 450 miliardi di litri all'anno che servirebbero per il 2050.

E la realizzabilità del percorso per arrivare all'aumento prefissato è quantomeno discutibile. La maggior parte di questo carburante per trasporto aereo sostenibile viene prodotta da oli vegetali, inclusi quelli di cottura, e grassi animali. E secondo gli analisti queste fonti sostenibili resteranno dominanti per molti anni.

Il problema è rappresentato dai costi. Al momento con il barile di petrolio attorno agli 80 dollari, un litro di carburante per trasporto aereo costa circa 50 centesimi. Mentre il costo di un litro di carburante da fonti sostenibili spazia tra 85 centesimi e il triplo delle fonti fossili: 1,5 dollari, secondo le stime dell'Agenzia internazionale per l'energia.

Su questo si è venuto a creare il rischio di un circolo vizioso. Perché da un lato, rileva il quotidiano, i giganti petroliferi e di produzione di carburanti sono poco propensi ad aumentare la quota di biocombustibili se non hanno garanzie sui livelli futuri di domanda. Dall'altra le compagnie aeree sono a loro volta riluttanti ad assumere impegni su prezzi maggiorati dato che i costi dei carburanti assorbono poco meno di un terzo dei loro costi totali.

Come se non bastasse, esistono dissensi e polemiche sulla produzione di biocombustibili da alcuni fonti come l'olio di Palma o la soia.

E le esigenze sarebbero enormi: secondo i calcoli di Bruce Babcock , economista specializzato sull'agricoltura dell'università della California Riverside per produrre 400 miliardi di litri l'anno di biocombustibili da biomasse servirebbe un'estensione territoriale coltivata equivalente al all'intero Egitto.

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