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La vittoria risicata di Biden mette a rischio la sua agenda climatica

Redazione
·3 minuto per la lettura
La vittoria risicata di Biden mette a rischio la sua agenda climatica
La vittoria risicata di Biden mette a rischio la sua agenda climatica

Nonostante un Congresso totalmente Democratico, secondo Schroders il nuovo Presidente rischia di dover dimezzare le risorse previste per le politiche ambientali

Joe Biden si è candidato con una serie di proposte tra le più progressiste mai viste nella storia statunitense, incentrate sul tema ambientale. La sua vittoria dovrebbe portare a un cambiamento drastico nelle ambizioni climatiche degli Stati Uniti, almeno rispetto a quello che è stato il comportamento dell’amministrazione Trump in merito. Nonostante la prevista inversione di rotta, il limitato margine con cui il nuovo Presidente ha ottenuto la vittoria potrebbe ostacolare alcuni degli elementi più significativi della sua agenda.

MARGINE DI VITTORIA RISTRETTO

È la preoccupazione espressa da Catherine Macaulay, Sustainable Investment Analyst di Schroders, che sottolinea come, nonostante il ballottaggio in Georgia abbia garantito ai Democratici il controllo sul Senato, e quindi sul Congresso, la sottile maggioranza implichi che molti elementi dovranno essere attenuati per essere approvati. L’ampio sostegno da parte dei cittadini sulle questioni climatiche dovrebbe garantire a Biden un consenso bipartisan, ma secondo l’esperta di Schroders il piano climatico da 2.000 miliardi di dollari proposto dal Presidente potrebbe finire per essere dimezzato nella sua versione definitiva.

IL RIENTRO NEGLI ACCORDI DI PARIGI

“Di grande importanza simbolica è stata la decisione di Biden di far rientrare gli Stati Uniti negli Accordi di Parigi sui cambiamenti climatici”, ricorda Macaulay. “A livello più pratico ci sono diverse misure che la nuova amministrazione potrebbe implementare nei settori dell’energia, dell’oil&gas e delle auto”. Il Presidente avrà inoltre la possibilità di smantellare alcune decisioni introdotte dal predecessore Trump, introducendo, tra le altre cose, una maggiore regolamentazione sulle emissioni, la limitazione di quelle legate al settore energetico e standard più aggressivi nell’automotive.

IL RUOLO DI JANET YELLEN

Secondo Macaulay, Biden potrebbe anche cambiare le priorità delle agenzie federali come l’Environmental Protection Agency e la Securities Exchange Commission. L’esperta di Schroders evidenzia come le nomine del Presidente, tra cui quella di Janet Yellen alla Segreteria del Tesoro, certifichino l’attenzione della sua amministrazione al cambiamento climatico. Sostenitrice di lunga data delle politiche ambientali e fautrice del carbon pricing, l’ex presidente della Federal Reserve disporrà di un mandato forte per incorporare il rischio climatico nelle responsabilità di sorveglianza dei regolatori finanziari.

LE AZIONI DEI SINGOLI STATI

In assenza di ambizioni federali, le politiche dei singoli stati sono risultate essere un driver fondamentale per l’azione climatica statunitense durante l’ultima amministrazione Repubblicana. In risposta al ritiro di Trump dagli Accordi di Parigi, sono nate diverse iniziative come la US Climate Alliance, la Regional Greenhouse Gas Initiative e la Transportation and Climate Initiative. Macaulay si aspetta che tali esempi di leadership dei singoli stati continueranno a crescere e a rafforzarsi sotto il governo di Biden. Il Presidente infatti, ricorda l’esperta di Schroders, ha il potere di concedere alle realtà locali maggiore indipendenza, per esempio attraverso la concessione di deroghe per implementare programmi per i veicoli a zero emissioni, come in California.

OBIETTIVI GLOBALI COMUNI

In conclusione, sebbene la sottile vittoria Democratica potrebbe ostacolare la capacità di Biden di far passare gli elementi più ambiziosi della sua agenda climatica, Schroders si aspetta comunque dalla nuova amministrazione un forte focus sui temi ambientali. Seppur simbolica, la decisione degli Stati Uniti di rientrare negli Accordi di Parigi è molto significativa, soprattutto se considerata insieme agli impegni di Cina, Unione Europea e Giappone verso l’obiettivo delle zero emissioni. .