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Lagarde e l’inversione della formula sulla “flessibiltà” del Pepp

Red
·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 10 feb. (askanews) - Le misure di sostegno all'economia "vanno mantenute almeno fino alla fine del 2021 e probabilmente anche dopo, dipenderà dalle dinamiche sulla diffusione dei vaccini, dalle varianti del Covid e da come potranno essere trattate, se con vaccinazioni supplementari o nuove terapie". E' la raccomandazione della presidente della Bce, Christine Lagarde, che in una videointervista in diretta con il settimanale The Economist è sembrata voler riformulare, in senso accomodante, l'ordine delle parole con cui spiegare la "flessibiltà" del piano di acquisti anticrisi Pepp.

La Bce ha creato questo programma lo scorso marzo, in risposta alla pandemia e lo ha ripetutamente ricaricato, l'ultima volta a dicembre con ulteriori 500 miliardi di euro, portandone la dotazione totale a 1.850 miliardi. Soltanto che nell'annunciarlo ha aggiunto alcune precisazioni sulla flessibilità del programma che sono state viste cone una intonazione di rigore da alcuni, mettendo nero su bianco il fatto che potrebbe non essere necessario usarne tutta la dotazione. Salvo aggiungere, dopo, che all'opposto potrebbe essere ulteriormente aumentato.

Oggi Lagarde ha invertito l'ordine di queste precisazioni. "Il Pepp è flessibile - ha detto - se serve tutto lo useremo tutto, se serve di più lo aumenteremo, se non servisse tutto non lo useremmo tutto".

Nella più recente comunicazione del Consiglio direttivo sul Pepp, a seguito della riunione del 21 gennaio questi elementi venivano indicati in una sequenza diversa: "Se le condizioni di finanziamento favorevoli possono essere mantenute mediante flussi di acquisti di attività che non esauriscano la dotazione del Pepp, non sarà necessario utilizzare appieno la dotazione. Allo stesso modo - si legge - la dotazione può essere ricalibrata, se richiesto, per preservare condizioni di finanziamento favorevoli".

Ad ogni modo, Lagarde ha rivendicato che se "all'inizio ci abbiamo messo un pochino di tempo per aggiustare" la risposta alla crisi pandemica "poi siamo stati 'fast and furious'". E sulla ripresa dell'inflazione a gennaio nell'area euro (dal meno 0,3% di dicembre ad un più 1%) "al momento - ha detto - di sicuro non ci sono timori" su questo versante.

Invece, precisando che "siamo totalmente fuori dall'ambito dei miei compiti, spero davvero tanto che i governi e le varie organizzazioni possano identificare una piattaforma su cui cercare risposte positive per il futuro, serve una discussione su un contratto sociale", ha detto.

Infine sul Bitcoin: "non è una valuta" ed è "fuori questione" che in qualche modo diventi in futuro parte di uno sforzo per creare una valuta ufficiale digitale. "Non ha la stabilità che sarebbe richiesta per essere una moneta. Secondo la nostra analisi è un cripto asset digitale - ha proseguito -. Penso che in molti casi sia stato sfruttato in modi buffi". (di Roberto Vozzi).