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L'amore a 50 anni raccontato (bene e con il cuore in mano) da Emmanuelle Béart

·6 minuto per la lettura
Photo credit: Stephane Cardinale - Corbis - Getty Images
Photo credit: Stephane Cardinale - Corbis - Getty Images

Torna al cinema da protagonista, "e soprattutto torno finalmente in Italia, a Roma", dice entusiasta Emmanuelle Béart, a cui rende omaggio il festival Rendez-Vous del nuovo cinema francese presentando anche il suo ultimo film, lodatissimo, L’étreinte di Ludovic Bergery.

L’iconica protagonista di Un cuore in inverno, 8 donne e un mistero, La bella scontrosa, è stata emblema di sensualità romantica e bruciante, celebrata da quella leggendaria copertina di Elle del 2003 con lei nuda che emerge dall’acqua, "una donna di 40 anni, con le sue curve, un atto femminista grazie a una fotografa donna", come rivendica la Béart. In L’étreinte, a sorpresa, è Margaux, una vedova cinquantenne che si ritrova perduta dopo il lutto e cerca di riscoprire la vita e l’amore, la sessualità e le certezze perdute, "gesti e vestiti volutamente goffi", dice Emmanuelle. L’attrice, oggi cinquantasettenne, che ha avuto molti amori, il più noto Daniel Auteuil, e tre figli, si dichiara moglie pacificata del regista Frédéric Chaudier e persevera nell’attivismo sociale ereditato dalla mamma militante comunista più che dal padre, il popolare cantante Guy Béart. Nel 2010, s’è allontanata dal grande schermo, salvo qualche cammeo, con queste parole: "Al cinema per un’attrice invecchiare è troppo difficile. Preferisco lasciare io prima di venire abbandonata".

E invece, eccola qui. Il suo è stato definito "un ritorno maestoso".

Ma io non lo considero un ritorno, è pura retorica. Io non ho mai smesso di fare l’attrice, semplicemente sono stata di più in palcoscenico e il teatro mi ha consentito di conciliare lavoro di composizione, studio, vita privata e impegno sociale.

Perché Margaux, così lontana dal suoi ruoli sulfurei?

Mi emoziona, è una donna che ha vissuto in una bolla per anni e di colpo, con la morte del marito, si ritrova nuda di fronte alla realtà, vuole recuperare il suo corpo, l’amore, la sessualità, anche affrontando, audace e ingenua, lo sguardo severo degli altri, sempre poco indulgente con una signora di cinquant’anni che vuole vivere. È un film che parla delle donne, dell’età che avanza e della perdita, che sia un lutto o una separazione l’abbiamo provata tutte. Margaux deve ritrovare i gesti che ha dimenticato, anche quelli del sesso e va avanti a testa bassa nella ricerca di sé, la sua energia è vitale e naturalmente mette a disagio. Ha notato come si veste a strati, per nascondersi? Le donne conoscono questa voglia di essere invisibili. No, non mi piace essere vestita come un sacco, ma se serve al film lo faccio. Non mi interessa più il giudizio altrui, come non interessa a Margaux.

Vi assomigliate?

No, lei è forza e fragilità: sbaglia, si ritrova, va fuori misura. Io sono una pratica, che ha costruito, che ha messo al mondo tre figli, è sposata e non si perde facilmente.

Il suo personaggio non sa più fare l’amore e lei ha sottolineato: "Neanch’io so più fare l’amore al cinema". Che significa?

Ho detto così? A essere onesta avrei dovuto dire che “non ho più voglia di farlo”. Ce n’è stato molto nella mia carriera, sono stata tanto nuda nei miei film e mi veniva naturale, ho girato scene d’amore bellissime, ma adesso quel tempo è passato. Probabilmente troppo teatro mi ha fatto perdere l’abitudine! (ride).

Ha girato senza sceneggiatura, giorno dopo giorno. Non era un rischio?

No, è un’esperienza, se fai un personaggio che cammina in equilibrio precario sul filo devi andare al buio, esser fragile, niente ancore di salvataggio. Perdi la memoria e anche la visione del futuro, vivi solo nel presente, intensamente. È quello che piace a me. Mi annoiano le interviste che tornano sui miei film classici, io sono in divenire, l’Emmanuelle di oggi è fatta di ciò che ha vissuto, ma non guardo indietro. Per me la carriera non è interessante, mi importa la vita in questo istante, non sono nostalgica.

Con suo marito ha una casa di produzione di documentari, farà anche la regista?

Finora ho solo prodotto con lui, siamo soci, sta per uscire Révolution Sida, un lungo lavoro sull’Aids. Abbiamo anche fatto molte ricerche sulla vita nelle periferie e da lì è nata l’idea di una storia che sto scrivendo e che, sì, dirigerò. Parla della precarietà, delle persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. La pandemia ha spalancato le porte della disparità sociale e io, privilegiata, non ho mai smesso di riflettere su questo dato drammatico. Sono parte attiva dell’associazione Stop Exclusion Énergétique, in Francia sono migliaia le persone che vivono in condizioni insalubri, senza energia adeguata e a norma, prive di connessione tecnologica, dunque ancor più isolate, in abitazioni troppo piccole, con i ragazzini descolarizzati. Una tragedia.

Cos’altro l’ha angosciata in questo periodo?

Vedere i nostri vecchi andarsene uno dopo l’altro da soli. Io ho curato mia nonna fino all’ultimo, se mi fosse capitato con lei quello che è successo nelle Rsa, avrei abbattuto porte e finestre e l’avrei portata via, anche contro la legge. I vecchi e i ragazzi sono i più colpiti. Io ho un figlio di dodici anni, ho visto cosa significa perdere socialità, amici, scuola. Il rischio depressione è un'emergenza.

L’étreint ha un punto di vista femminile forte. È migliorata la narrazione delle donne al cinema?

No, proprio no. È evidente che ci sono più donne dietro la macchina da presa e più ruoli femminili, ma lo sguardo sulle donne che hanno passato i 50 è sempre lo stesso, è come se non esistessero più, non avessero diritto a vivere emozioni, desideri, sessualità. È un’età che non si racconta. Bisogna riconciliare lo sguardo del cinema con le donne vere.

E lei si è riconciliata con l’età?

(Sorpresa) Ma io non sono mai stata arrabbiata con la mia età, non ci ho mai litigato! Anzi la considero un grosso privilegio, credo sia necessario tenere il passo con la vita, non perdere un solo istante, non sprecare nulla. Tanta gente dice: “Ah, finalmente dopo la pensione sarò libero di vivere”. E invece no, si vive sin dall’inizio, non quando è troppo tardi per cominciare. La vita è un percorso, ci devi stare dentro, in sintonia con la tua età. Senza lasciarti andare, naturalmente, ma cosciente.

Molto saggia, “pratica” direbbe lei. Che mamma è Emmanuelle Béart? Dicono che non abbia mai avuto una tata…

Vero, non l’ho mai voluta. Ho tre figli, due sono adulti e ognuno ha richiesto un approccio diverso, non esiste una regola. È vero però che ho sempre voluto svegliarmi la mattina e preparare la colazione e poi esserci per i compiti. Ho rifiutato molte proposte per garantire loro un senso di stabilità. Il mio essere madre, i miei figli, hanno quasi sempre vinto sull’attrice.

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