L'angolo del trader - 17/1/2013

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Le (Parigi: FR0000072399 - notizie) banche centrali stanno gettando le basi per la prossima crisi finanziaria? Di (KSE: 003160.KS - notizie) seguito pubblichiamo il report mensile di Raiffeisen Capital Management di gennaio sui mercati emergenti. Nello studio gli economisti evidenziano come nel 2012 i bond di questi paesi abbiano beneficiato dei bassi tassi di interesse adottati dalle banche centrali dei G3. Il trend dovrebbe continuare, seppur con rendimenti minori, anche nel 2013, tuttavia sullo sfondo emergono i potenziali rischi di una nuova crisi finanziaria causata proprio dalle politiche monetarie delle banche centrali. I mercati azionari della maggior parte dei paesi emergenti a dicembre hanno saputo ancora una volta registrare forti guadagni. Sono salite notevolmente soprattutto le azioni cinesi che per gran parte dell’anno hanno avuto un andamento piuttosto debole. Il dibattito sul bilancio negli USA è riuscito a turbare il buon umore soltanto temporaneamente. In fin dei conti, si è dimostrato essere ancora una volta soltanto uno spettacolo puramente politico, al termine del quale è stato trovato un compromesso inefficace che in nessun caso rappresenta una vera soluzione, ma che allo stesso tempo non dovrebbe portare a rallentamenti congiunturali. Sul lato economico, in molti paesi emergenti si registra tuttora una leggera ripresa congiunturale. Fino a dove porterà, rimane da vedere. L’economia mondiale – trainata in particolare dagli Emerging Markets- dovrebbe espandersi leggermente almeno nei primi due trimestri. Nel 2012 sono saliti alle stelle non solo i mercati azionari, ma anche le obbligazioni della maggior parte dei paesi emergenti che spesso hanno ottenuto guadagni simili a quelli delle azioni. Ciò è da ricondurre in particolare agli afflussi record di denaro a livello mondiale di circa 94 miliardi di dollari USA. I continui tassi d’interesse bassi nei G3 (UE, USA, Giappone) hanno indotto molti investitori a ricercare alternative con rendimenti superiori. Questo trend dovrebbe continuare anche nel 2013 e supportare ancora in particolar modo le obbligazioni dei Mercati Emergenti. Dopo i massicci aumenti dei corsi nell’anno passato, il potenziale di guadagno delle obbligazioni dei paesi emergenti è ovviamente minore. Dovrebbe essere di nuovo superiore a quello dei mercati sviluppati, ma sarà difficile che i solidi risultati del 2012 si ripetano. Dovrebbero continuare anche gli afflussi dei capitali, ma potrebbero essere leggermente più bassi. Al momento non si può (ancora) parlare del nascere di una “bolla”sui bond EM. Come per le obbligazioni societarie nei mercati sviluppati, si osserva però che la “caccia al rendimento”a livello mondiale porta a rapporti rischio rendimento sempre più sfavorevoli. L’attrattività relativa degli investimenti diventa sempre più importante rispetto alle riflessioni su rischio e rendimento, poiché sempre più alternative d’investimento offrono soltanto rendimenti poco superiori ai tassi d’inflazione ufficiali. Le grandi banche centrali hanno creato un ambiente a livello internazionale, nel quale gli investitori vengono sempre più costretti a simili comportamenti. Il fatto che a lungo termine in questo modo si stiano potenzialmente creando i presupporti per una nuova crisi finanziaria ben più severa, o non sembra essere chiaro ai responsabili o viene accettato tacitamente da questi ultimi. Si sostiene che, dopo tutto, in questo modo si stia guadagnando dell’altro tempo, durante il quale possano essere poi risolti tutti i problemi strutturali accumulati. Bisognerà ovviamente vedere, se ciò avverrà davvero. Le esperienze del passato dimostrano piuttosto il contrario. Indipendentemente da ciò, nel breve e medio periodo, vale a dire nei prossimi trimestri, le previsioni per le azioni, le obbligazioni e le valute della maggior parte dei paesi emergenti sono tuttora positive. Bisogna però essere prudenti, almeno nel breve – soprattutto sui mercati azionari – per via dell’ottimismo degli operatori di mercato cresciuto notevolmente di recente.

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