L'angolo del trader - 22/1/2013

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2013: quali saranno le scelte politiche per l’economia? La crescita economica globale rimane precaria in questo inizio 2013. Le (Parigi: FR0000072399 - notizie) strategie economiche che adotteranno dirigenti politici nel mondo saranno quindi decisive e possono riservare buone sorprese. A riguardo pubblichiamo il punto di vista di Didier Saint-Georges, membro del comitato investimenti di Carmignac Gestion. Nel 2013 spetterà ai politici prendere in mano le redini, dopo il rinnovo dell'esecutivo nei cinque paesi maggiori quali gli Stati Uniti, la Francia, la Cina ed infine il Giappone nonché, a breve, l'Italia. La posta in gioco è significativa nei Paesi sviluppati poiché il varco è molto stretto tra l'ortodossia liberale, il cui costo sociale immediato contrasta la resistenza crescente dell'opinione pubblica, perfino negli Stati Uniti come ha potuto constatare Mitt Romney, e le politiche keynesiane che le finanze pubbliche non sono più in grado di sostenere da nessuna parte. La questione politica è molto concreta anche nell'universo emergente, dove i dirigenti devono guidare di comune accordo la ripresa dell'attività e il riequilibrio delle proprie economie verso il consumo. Una strategia di investimento globale necessita di porre un'attenzione particolare a questi temi decisivi. In Europa la governance politica, tallone d'Achille dell’area dall'inizio della crisi, si è di recente rinforzata. Mentre era stato necessario attendere fino all'estate 2011, ossia circa diciotto mesi prima che il Consiglio Europeo riconoscesse che la situazione della Grecia necessitava di fatto una ristrutturazione del debito, diverse fasi essenziali sono state invece superate in meno di sei mesi. Di (KSE: 003160.KS - notizie) rilevante interesse il riconoscimento esplicito al Consiglio del giugno 2012 della necessità di un'unione bancaria, fiscale, di bilancio ed economica, concretizzato fin dal mese di dicembre in un primo accordo di diciassette paesi per affidare alla BCE (Toronto: BCE.TO - notizie) la supervisione del settore bancario. Tuttavia gli ostacoli da superare rimangono notevoli, poiché la violenza della crisi ha riacceso le resistenze nei paesi stessi. Il regionalismo in Spagna, l’irrigidimento della sinistra parlamentare in Francia, l’attrattiva del populismo in Italia ed il principio di difesa della sovranità diffuso ovunque, costituiscono altrettante nuove minacce alla solidità dell’Eurozona. La sfida politica consiste nel mantenere o anzi, nel ristabilire la fiducia delle popolazioni in Europa: nei Paesi meridionali per fare accettare il costo sociale molto elevato degli adeguamenti, e, in quelli settentrionali per far accettare il costo finanziario dell'interdipendenza. Il ruolo federatore che assumerà, o meno, Mario Monti nel prossimo governo italiano sarà determinante. Spetterà anche al governo francese riuscire a dimostrare una leadership politica, idealmente churchilliana, per imporre le riforme strutturali necessarie alla spesa pubblica. Angela Merkel, dal canto suo, dovrà riuscire a convincere l'opinione pubblica tedesca che il taglio urgente dei deficit, non accompagnato dalle necessarie condizioni per un rispetto durevole dei criteri, e quindi dalla crescita, sarebbe negativo sul medio termine. Le sfide che i leader europei dovranno cogliere per giustificare un ritorno a lungo termine degli investitori internazionali rimangono quindi colossali. In Cina, l'argomento classico dell'immutabile continuità politica, al di là delle transizioni formali della leadership, ha una forza incontrovertibile, a maggior ragione oggi, con Li Keqiang, il nuovo primo ministro, che è da sempre un protetto del presidente uscente Hu Jintao. Non dobbiamo tuttavia sottovalutare le inflessioni significative apportate dalle figure dirigenti del Partito alla storia economica della Cina. Xi Jinping, il nuovo Presidente, dovrà attuare drastiche riforme, rese necessarie sia dall'intensificarsi della pressione sociale nel paese che dal calo strutturale delle esportazioni e degli investimenti come maggiori propulsori della crescita. La riforma dell'urbanizzazione sarà una delle più essenziali da avviare, parallelamente alla riforma del mercato dei capitali, allo status monopolistico delle aziende di Stato e alla politica fiscale. In effetti, il cammino verso il miglioramento del tenore di vita medio in Cina dovrà attraversare questa riforma, che mira a dare accesso a diverse centinaia di milioni di lavoratori migranti all'"Hukou urbano", equiparandone quindi lo status a quello dei residenti in materia di reddito, diritti e prestazioni sociali. È incoraggiante constatare che, fin dalla Conferenza Centrale Economica di metà dicembre, Xi Jinping confermava questa priorità per il 2013. Negli Stati Uniti, probabilmente più che altrove, le sorti dell'economia sono nelle mani dei leader politici per il 2013. Come avevamo previsto fin dall'estate, il tanto pubblicizzato "fiscal cliff" con il relativo impatto recessivo temuto sull'economia, è stato evitato. Certo, permane il rischio che i modesti risultati dell'accordo stentino a convincere le aziende statunitensi ad avviare rapidamente il nuovo ciclo di investimento atteso. Le negoziazioni sul tetto del debito pubblico non sono ancora iniziate e tra due mesi saranno oggetto in Parlamento di un nuovo, pericoloso braccio di ferro. Tuttavia la parte relativa agli aumenti delle tasse è ormai stata chiarita ed i politici hanno tutte le carte in mano per negoziare una riduzione delle spese pubbliche che non soffochi la ripresa economica.

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