L'angolo del trader - 27/12/2012

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Il 2013 sarà l’anno delle azioni? Di (KSE: 003160.KS - notizie) seguito pubblichiamo un’analisi delle prospettive 2013 per il comparto azionario elaborata da secondo Dominic Rossi, CIO Azionario di Fidelity Worldwide Investment e contenuta nell’outlook completo stilato per il prossimo anno dalla società di asset management. Il 2012 si è dimostrato alla prova dei fatti un anno positivo per i mercati, ma per gli investitori il 2012 è stato anche particolarmente complesso da interpretare. Si sono registrati, infatti, numerosi momenti di incertezza,accompagnati da un’elevata volatilità che non ha risparmiato nessuna classe di attivi. Il bilancio positivo registrato sull’obbligazionario, nonostante le particolari tensioni registrate sul debito governativo europeo, è il risultato della provata efficacia dei fondi obbligazionari globali ad ampia delega sviluppati specificamente per stabilizzare i portafogli attraverso un approccio dinamico e flessibile. Inoltre, sempre in un’ottica difensiva, sono risultate efficaci le soluzioni di investimento globali maggiormente diversificate a livello geografico e valutario. Guardando all’azionario, nonostante l’elevata volatilità, i rendimenti sono stati positivi sia a livello globale che regionale. In particolare la ricerca basata sui fondamentali e la selezione dei migliori titoli attraverso un approccio bottom up si sono dimostrati particolarmente efficaci. Nel 2013 assisteremo a un'espansione significativa e sincronizzata del bilancio delle banche centrali. Nell'era del quantitative easing ci che, fino a pochi anni fa, veniva considerato non convenzionale è oggi divenuto prassi comune. I rendimenti sui titoli di Stato resteranno probabilmente bassi e cioè negativi al netto dell’inflazione, incoraggiando gli investitori a cercare rendimenti positivi puntando sugli asset con la capacità di generare reddito. Vi sono, comunque, tre fattori di rischio da tenere in considerazione per il 2013: il primo è che senza una soluzione favorevole del fiscal cliff gli Stati Uniti andrebbero in recessione trascinando con sé anche l'economia globale. Il secondo riguarda la crisi in Europa, che sebbene abbia preso una direzione positiva grazie anche all’intervento della BCE (Toronto: BCE.TO - notizie) , potrebbe subire ulteriori ondate d'instabilità se si radicalizzasse lo scontro politico nei Paesi periferici. Il terzo fattore da tenere in considerazione, infine, è l'evoluzione della situazione geopolitica in Medio Oriente, con particolare riguardo all’Iran. In questo contesto, pur non esente da fattori di incertezza, una rivalutazione dell’azionario non è affatto da escludere, soprattutto se alcune delle questioni ancora irrisolte dovessero avvicinarsi a un esito favorevole. Di norma, un rialzo dei titoli azionari può essere determinato dalla crescita degli utili o dall'espansione dei multipli. L'ottimismo in tal senso viene, dunque, principalmente dalle valutazioni azionarie, contenute rispetto al dato storico. Negli ultimi anni il comparto azionario ha subito, infatti, importanti deflussi, tanto che la presenza di investitori istituzionali è attualmente ai minimi degli ultimi 30 anni; le azioni non hanno riscosso grandi favori ultimamente e, pertanto, c'è ampio margine per un'inversione di tendenza. La volatilità poi, seppur non ancora superata, si è ridotta. Infatti, dal 2008 la volatilità misurata dall'indice VIX è balzata spesso oltre la soglia del 20% ed è incoraggiante che dal mese di luglio 2012 il VIX sia invece sceso. Per il 2013 vi sono possibilità concrete di una rivalutazione delle azioni. Se, come ci si aspetta, i rendimenti dei titoli di Stato si manterranno su livelli ridotti e inferiori all’inflazione, gli investitori alla ricerca di rendimenti reali positivi continueranno a prediligere asset più remunerativi con capacità di generare reddito. In un contesto del genere le azioni che distribuiscono dividendi rappresentano senza dubbio un'opportunità interessante in termini di rendimento complessivo. A livello regionale i mercati emergenti presentano tassi di crescita superiori e valute a elevato rendimento, in grado di attirare afflussi significativi di capitale. Proprio il tema dell'apprezzamento valutario andrà crescendo d'importanza nei Paesi emergenti, dato che le banche centrali delle economie sviluppate stanno attuando un'espansione sincronizzata della propia politica monetaria. L'economia cinese, in particolare, ha tutte le carte in regola per mettere a segno un rimbalzo nel 2013: l'inflazione è sotto controllo e il cambio di leadership si è ormai conlcuso aprendo le porte a una politica più accomodante. Il mercato si attende tassi di crescita nell'ordine del 6-8% e il comparto azionario cinese dovrebbe beneficiare del fatto che le incertezze economiche e politiche sono state dissipate. Per quanto riguarda i mercati sviluppati, in Europa sono prevedibili dividendi nell'ordine del 3-4% (fatta eccezione per il comparto finanziario dove la distribuzione dei dividendi è stata in molti casi sospesa). I bilanci sono solidi, i flussi di cassa sostenuti, mentre i payment ratio sono ridotti e, dunque vi è margine per un incremento. Abbinando i dividendi alla crescita stimata il rendimento complessivo può raggiungere l'interessante livello del 7-8%, che dovrebbe incoraggiare ulteriori afflussi verso i fondi equity income. Gli Stati Uniti, invece, possono rappresentare un investimento interessante in caso di risoluzione favorevole del fiscal cliff. Il mercato immobiliare residenziale è in fase di ripresa e anche la fiducia dei consumatori sta migliorando. Nel mercato dell'energia gli Stati Uniti potrebbero diventare i maggiori produttori di petrolio e di gas grazie alle riserve di scisti (shale), senza contare che il significativo calo dei prezzi alla produzione non potrà che favorire anche molti altri settori, dall'industria chimica all'ingegneria.

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