L'angolo del trader - 29/1/2013

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Di (KSE: 003160.KS - notizie) seguito pubblichiamo un’analisi elaborata da Ben Lord, gestore del fondo M&G European Inflation Linked Corporate Bond. Per l’esperto la risposta politica senza precedenti attuata tramite gli strumenti di politica monetaria da parte di tutte le principali banche centrali del Mondo rischia di provocare una risalita dell’inflazione. L’ampliamento dei mandati degli istituti centrali comporta infatti il rischio di errori politici che potrebbero condurre all’aumento del costo della vita. Il recente ampliamento dei poteri delle banche centrali e l’inclusione della crescita economica fra i loro obiettivi sono stati accolti con favore dai mercati, visto il successo delle politiche monetarie di contenimento dell’inflazione attuate nell’ultimo decennio. Abbiamo forse riposto una fiducia eccessiva nelle capacità delle banche centrali? E, considerando l’aumento dei deficit pubblici fino a livelli mai visti in tempi di pace e il chiaro incentivo politico a tollerare tassi più elevati di inflazione, ne abbiamo forse sovrastimato l’impegno a mantenere la stabilità dei prezzi? Gli indicatori di inflazione, le valutazioni e i premi di rischio sembrano suggerire una risposta negativa. Ma raramente gli investitori si sono accorti dell’imminenza dell’inflazione. Anche se i costi potenziali di una sua risalita sono significativi, i prezzi degli strumenti di protezione appaiono attualmente convenienti, poiché i mercati sottovalutano il rischio di inflazione. Non si aspetta che scoppi un incendio per cominciare a munirsi di estintori; occorre pensarci prima. È quindi opportuno che gli investitori comincino a prepararsi per un imminente ritorno dell’inflazione. IL RUOLO CRUCIALE DELLE BANCHE CENTRALI La crisi finanziaria globale e la “Grande Recessione” che ne è derivata hanno suscitato una risposta politica senza precedenti. In tutto il mondo le banche centrali sono intervenute ricorrendo all’intera gamma di strumenti di politica monetaria disponibili e persino coniandone di nuovi. Questa espansione segnala una tacita modifica del mandato delle banche centrali che potrebbe avere conseguenze importanti sul futuro andamento dell’inflazione. Il nuovo mandato delle principali banche centrali è il sostegno ai sistemi bancari nazionali, a compensare gli effetti delle politiche di austerità dei governi, a imprimere una spinta agli scambi commerciali, e a creare le condizioni per generare occupazione e crescita economica. Questo ampliamento dei mandati comporta il rischio di errori politici che potrebbero condurre a una risalita dell’inflazione; inoltre, l’estensione delle responsabilità delle banche centrali ad aree che precedentemente competevano unicamente ai governi rende la loro indipendenza sempre più fragile. Non è da escludere l’ingerenza dei governi nelle politiche monetarie, soprattutto se si considera che, tramite la politica monetaria, ci si può servire dell’inflazione per ridurre il peso di un debito pubblico in continuo aumento. Se arriveremo a questo punto, le pressioni inflazionistiche aumenteranno ma la credibilità delle banche centrali ne uscirà minata, rendendo inefficaci le risposte di politica monetaria. Per proseguire con la nostra metafora: le fiamme ci lambiranno, ma non avremo estintori a portata di mano. PORTAFOGLI “A PROVA D’INFLAZIONE” A differenza dei titoli obbligazionari tradizionali, le obbligazioni indicizzate pagano una cedola legata all’inflazione, pari al tasso di inflazione più o meno un rendimento reale. Di conseguenza, se l’inflazione aumenta, cresce anche il rendimento per il detentore del titolo. A condizione che detenga l’obbligazione indicizzata fino alla scadenza, l’investitore non dovrà più preoccuparsi di una futura risalita dell’inflazione, poiché ogni anno riceverà una cedola pari all’inflazione realizzata più (o meno, come nel caso dei titoli di Stato indicizzati nelle odierne condizioni di mercato) il rendimento reale del titolo. Grazie alla recente espansione del mercato delle obbligazioni societarie indicizzate, che ha raggiunto un valore di 50 miliardi di euro nell’Eurozona e di 40 miliardi di sterline nel Regno Unito, l’offerta di strumenti di protezione dall’inflazione non è mai stata così ampia. Le (Parigi: FR0000072399 - notizie) obbligazioni corporate indicizzate consentono agli investitori di evitare l’alto rischio di tasso di interesse connesso ai titoli di Stato indicizzati e di guadagnare un ulteriore premio per il rischio di credito legato al fatto di prestare denaro a un emittente societario. A nostro giudizio, le obbligazioni “investment grade” sono tuttora convenienti e compensano abbondantemente gli investitori per i livelli attesi di insolvenza degli emittenti non finanziari. Le obbligazioni societarie indicizzate all’inflazione potrebbero quindi rappresentare una buona scelta strategica per gli anni a venire. MUNIRSI DI ESTINTORI Le ragioni per prevedere l’esaurirsi dell’attuale fase di bassa inflazione sono molteplici. Le banche centrali, che hanno messo in atto misure di stimolo senza precedenti e continuano a studiare nuovi modi per dare impulso alla crescita, sembrano tollerare maggiormente un’inflazione superiore al tasso obiettivo. Questo approccio accresce il rischio di gravi errori di politica monetaria che potrebbero minarne la credibilità sul fronte del contenimento dell’inflazione? Oggi la prospettiva di un potenziale aumento dei prezzi non sembra preoccupare particolarmente gli investitori. Una buona notizia per chi intende acquistare protezione dall’inflazione. In questo momento i prezzi degli investimenti indicizzati all’inflazione appaiono convenienti, anche in assenza di picchi inflattivi. Se l’inflazione riprenderà effettivamente a salire, le altre asset class ne subiranno probabilmente l’impatto e gli strumenti indicizzati diventeranno ancora più interessanti. Gli investitori che decideranno di non proteggersi potrebbero uscirne scottati.

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