L'angolo del trader - 4/1/2013

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Trovato l’accordo sul fiscal cliff ora il mercato teme una fine anticipata del Qe3 Che il fiscal cliff fosse la principale preoccupazione degli investitori americani è cosa nota. L’accordo trovato in extremis, che eviterà agli Stati Uniti di precipitare nel baratro fiscale, si è riflesso immediatamente sugli umori del mercato. I quali si stavano facendo cupi come segnala il sondaggio effettuato dall’Associazione degli investitori individuali americani (Aaii). Gli ottimisti erano calati ai livelli minimi dallo scorso 22 novembre, attestandosi in percentuale al 38,7% al di sotto della media storica del 39%. Erano balzati in avanti per contro i pessimisti, stavolta toccando i massimi dal 22 novembre 2012 a 36,2% decisamente sopra la media mobile al 30,6%. L’accordo non mancherà di riflettersi sull’equilibrio tra pessimisti e ottimisti a favore dei secondi, nonostante il Fondo monetario internazionale si sia affrettato a definire l’accordo insufficiente. Manca, in particolar modo, un sentiero comune tra Democratici e Repubblicani per ridurre l’ingente debito degli Stati Uniti. “Il più resta ancora da fare per riportare le finanze pubbliche Usa su una strada sostenibile senza danneggiare una ripresa ancora fragile”, ha detto il portavoce del Fondo Gerry Rice. Se l’opinione dell’Fmi potrebbe lasciare indifferenti i piccoli investitori, qualche preoccupazione in più sull’andamento futuro dei mercati potrebbe arrivare dalla Federal reserve. Le (Parigi: FR0000072399 - notizie) ultime minute della Fed hanno evidenziato una spaccatura nelle posizioni del Comitato di politica monetaria sulla durata del Qe3. Secondo alcuni banchieri centrali gli acquisti di asset dovrebbero essere terminati ben prima della fine dell’anno. Tenendo presente quanto la liquidità immessa a piene mani dalla Fed abbia fatto per il buon andamento dei mercati azionari, gli ottimisti potrebbero cominciare ad avere qualche dubbio in più.

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