L'angolo del trader - 7/1/2013

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La Borsa giapponese è stata una delle migliori Piazze nel 2012. L’indice di riferimento del Paese, il Nikkei, ha evidenziato negli ultimi 12 mesi un progresso superiore ai 25 punti percentuali. Eppure il rialzo potrebbe non essere terminato. Ne sono convinti gli analisti di Ing che in un report recente evidenziano gli elementi catalizzatori che potrebbero spingere ulteriormente la Borsa del Sol (Milano: SOL.MI - notizie) levante. Il 16 dicembre 2012, il partito Ldp, insieme alla compagine New Komeito, ha ottenuto la maggioranza assoluta alla Camera Bassa del Parlamento giapponese con 325 seggi su 480. Alla luce di questa vittoria, al nuovo Primo Ministro Shinzo Abe è stato attribuito un chiaro mandato verso il cambiamento. In numerosi discorsi Abe aveva indicato la forza dello yen e la persistente deflazione come i due punti principali del suo programma. Gli investitori in azioni hanno apprezzato queste dichiarazioni, ma il trend positivo nel breve termine deve essere ora confermato dai fatti. Grazie alla maggioranza assoluta alla Camera Bassa, Abe può ignorare la maggior parte delle decisioni prese dalla Camera Alta, dove l'Ldp non ha la maggioranza. L’unica importante eccezione, che richiede la cooperazione dell’opposizione, riguarda la nomina dei membri del board della Banca centrale. E questo rappresenta un punto cruciale perché a marzo e aprile 2013 il Governatore e due dei suoi vice dovranno essere sostituiti. Sarà interessante vedere in che modo Abe riuscirà a gestire questa situazione. L’Ldp sostiene i candidati dovish, favorevoli a una politica monetaria più aggressiva, come annunciato nel corso della campagna elettorale. In primo luogo, Abe sta cercando di persuadere la Banca del Giappone ad adottare un target del 2% sull'inflazione e a continuare nel processo di politica monetaria accomodante fino a che questo obiettivo non sia raggiunto. In aggiunta, nella lista di Abe è in programma la creazione di un fondo pubblico-privato che permetta alla Banca Centrale di acquistare debito estero. Dopo il risultato delle elezioni, la Banca del Giappone ha dato un’accelerazione alla propria politica accomodante con l’aumento della dimensione del programma di acquisti e segnalando l’adozione di un target inflattivo più elevato, come richiesto da Abe. Nel frattempo, però, il governatore della BoJ Masaaki Shirakawa, ha ammonito riguardo i rischi di un aggressivo acquisto di titoli di stato il quale, se non accompagnato da una disciplina fiscale, potrebbe portare a una perdita di fiducia sui mercati e al rialzo dei tassi di lungo periodo. A luglio si terranno le elezioni per la Camera Alta ed è chiaro che il prossimo obiettivo di Abe è quello di avere la maggioranza anche di questo ramo del Parlamento. Naturalmente i primi mesi del suo mandato saranno cruciali per il raggiungimento di questo traguardo. Impulso all'economia dalla politica fiscale Oltre alla politica monetaria, Abe ha anche promesso un intervento di politica fiscale attraverso un pacchetto di misure specifiche. Non si tratta di una scelta, visti i deboli dati economici. Quindi una maggiore spesa per infrastrutture, un taglio alle tasse sulle aziende e un aumento delle tasse sui consumi più dipendente dall'andamento dell’economia sono misure necessarie. Il punto da definire, in questa fase, riguarda però il reperimento delle risorse necessarie. Miglioramento negli utili delle società giapponesi Tutte queste misure, se saranno attuate, porteranno a un ulteriore indebolimento dello yen. E questo è un importante elemento per una crescita degli utili aziendali. Le (Parigi: FR0000072399 - notizie) principali società giapponesi sono orientate all'export e uno yen più debole ne aumenterebbe la competitività. Inoltre queste aziende hanno un’elevata leva operativa e quindi anche una leggera accelerazione, guidata dalla valuta, nella crescita top line porterebbe a un impatto rilevante sui profitti. Noi riteniamo che gli esportatori saranno i primi a beneficiare dall'indebolimento dello yen. E siamo anche positivi sulle società del settore industriale e dei materiali che potranno trarre vantaggio dagli investimenti in infrastrutture. Infine, vi potrebbero essere ricadute positive anche per i settori più legati ai consumi domestici a causa dell’aumento delle aspettative sulla crescita nominale. Rischi sulla politica estera Abe, però, ha anche una posizione molto decisa in tema di politica estera, con riguardo al problema delle Isole Senkaku. E questo elemento continuerà a pesare sulle relazioni commerciali con la Cina, rendendo al tempo stesso il paese maggiormente dipendente dalla crescita negli Stati Uniti e in Europa. Un’economia globale incerta è il maggior rischio che vediamo per il mercato azionario giapponese. Altri elementi a supporto delle azioni giapponesi Bisogna anche ricordare che il mercato giapponese è però sostenuto da altri elementi. Le valutazioni sono basse, non solo guardando ai dati storici della Borsa di Tokyo, ma anche in rapporto agli altri mercati sviluppati. Tutto ciò fa del Giappone un investimento di sicuro valore. Il dividend yield, inoltre, è del 2,4%. Eccetto per un breve periodo dopo la crisi di Lehman Brothers, si tratta del più alto livello sin dai primi anni ’70. Sottopeso degli investitori internazionali Gli investitori internazionali mantengono ancora un sottopeso sul Giappone, in attesa di vedere se i cambiamenti politici possano agire da catalizzatore e dare impulso alla borsa. A questo proposito, è degno di nota il fatto che i flussi sui fondi azionari giapponesi siano tornati in area positiva. Un monitoraggio costante In breve, il Giappone è certamente un mercato da guardare con attenzione nel corso del 2013, date le potenzialità per sorprese positive. Al momento, nella nostra asset allocation tattica siamo neutrali sul Giappone e siamo particolarmente curiosi di vedere in che modo Abe gestirà le promesse elettorali e le sfide che deve affrontare.

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