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Le insegne luminose sono indizi urbani per illuminare i tempi bui?

Di Alessia Musillo
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Rida Choubai per Unsplash
Photo credit: Rida Choubai per Unsplash

From ELLE Decor

"La notte è finita. Per secoli e secoli è stata una regina incontrastata, capace di creare un luogo – il luogo della paura e del pericolo, dell’incertezza, della possibilità del terrore. La notte ha declinato una grande varietà di situazioni: angoscianti o solitarie, buone o cattive, la notte è stata quell’esperienza singolare dove diventava possibile vivere senza testimoni. La notte è vivere senza testimoni". Nel libro Giove e il Parafulmine (edito da Edizioni Volatili, nella collana Isola e Isole) il filosofo Marco Filoni racconta che nel XVII secolo i giuristi italiani e tedeschi avessero formalizzato lo jus nocturnis - ovvero, il diritto alla notte. Di base elencavano tutte le ragioni per cui la notte fosse un momento pericoloso della giornata: "per dimostrarlo si basavano sulla somiglianza fra le parole nox, “notte”, e noxa, “danno”: lasciando così intendere che nel fatto stesso della notte vi fosse qualcosa di nocivo". L'illuminazione, come concetto astratto e progetto concreto, arrivò per proteggere gli esseri viventi. E la notte conquistò il suo bagliore.

Photo credit: Edizioni Volatili
Photo credit: Edizioni Volatili

Oltre a raccontare di tutti gli elementi che hanno formalizzato la luce al buio, lo spirito della notte si rivela nel pamphlet di Filoni nella forma di un racconto moderno che ricostituisce l'archeologia della luminosità - e l'autore si districa fra le penne della filosofia e i pensieri degli scrittori di fama: da Rimbaud a Perec, passando per Tabucchi. Così le città, fra Otto e Novecento, s'illuminarono sotto riflettori che erano frutto del disegno moderno, e ad accompagnare la scia della luce arrivarono anche le insegne - che, a detta di Filoni, personalizzarono gli indizi urbani. A proposito di insegne Victor Hugo scrisse: "Là dove non ci sono chiese, allora guardo le insegne. Queste hanno grande senso per chi sa davvero visitare una città".

Fu l'accoppiata insegna più illuminazione a rivelarsi preziosissima per la storia, l'evoluzione, la società. In Giove e il Parafulmine si legge: "Le insegne esistono da sempre: nascono con la scrittura stessa. Sono indicazioni; servono a informare, a indicare un luogo o una professione pubblica. Réclame d’un rigattiere o d’una locanda, sono scritture che riempiono gli angoli delle nostre strade sin dalla modernità. Sono cose comuni, e in quanto tali si evolvono: le insegne commerciali si moltiplicano con il benessere sociale e man mano diventano oggetti del nostro quotidiano. Ma c’è un momento in cui queste si trasformano, diventano qualcosa di più d’una semplice indicazione. Diventano impressione, nel senso che imprimono le nostre vite, orientano il nostro modo di pensare e di agire. Ne facciamo esperienza, inconsapevolmente, quando ne siamo attratti, magari soltanto per scegliere un ristorante. A sancire questo momento è l’apparizione dell’insegna luminosa".

Photo credit: Edizioni Volatili
Photo credit: Edizioni Volatili

Nella notte, ma alla luce, Filoni racconta che con il tempo siamo stati in grado di leggere le città. Alcune insegne luminose ci hanno incuriositi più di altre, ma tutte, a modo loro, sono state il simbolo di una comunicazione che ha dato dignità allo spazio immerso nel buio. In questo il neon svolse un ruolo fondamentale. "L’insegna è la scrittura che scrive la città. Quando diventa luminosa, nel xx secolo, ecco che questa cambia di statuto: il suo impatto visuale diventa potente, visibile e leggibile di giorno come anche di notte. Scritte di luce che diventano istantanee di uno spazio di vita: per il fatto stesso di esser esposte, producono un sapere". Da Simmel a Benjamin, i cieli di Parigi e Berlino, dopo il tramonto, nel Novecento s'illuminavano per mano dell'uomo e sostituivano la luna e le stelle della poesia. "Le insegne hanno costruito l’immaginario collettivo. Un cantiere luminoso che rivela tutto un insieme di scritture e di spettacolari oggetti scritti. Che ritroviamo, inizio secolo, a Berlino, Mosca, New York, Tokyo, Parigi – che forse più di tutte s’illuminerà al punto da diventare la “Ville Lumière”. Ma è solo l’inizio. Man mano che passano gli anni e i decenni le insegne si moltiplicano. Chi ne è sprovvisto non è al passo coi tempi. Come dicevano i tenaci rappresentati della società Luneix-Néon, azienda che fra il 1936 e il 1965 ha rifornito tutta Parigi, un negozio senza insegna è “una donna bellissima alla quale manca un occhio”. L’insegna diventa il simbolo dei luoghi, il genius loci che identifica il carattere di un determinato posto".

Scoprire la storia dell'illuminazione urbana moderna è oggi l'espediente che aiuti a illuminare i tempi bui che stiamo vivendo: riaccende la speranza prima e - perché no - ritrova il piacere della notte poi. Che fine ha fatto la notte? - ci chiediamo spesso il sabato sera, dietro i vetri delle nostre abitazioni. "E certo, verrà il mattino".

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