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Laureato nel 1968 e già primario al Salesi, l’anestesista non vuole stare con le mani in mano

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Covid paucisintomatico
Covid paucisintomatico

La storia di Emanuele Memè, il medico che vuole tornare in corsia a 81 anni “per dare una mano”, dovrebbe diventare paradigma per utti quelli che nella vita si danno una mission sociale. In una intervista a Fanpage il medico in pensione marchigiano ha ribadito che presto potrebbe tornare in corsia a dare una mano contro il covid. Anche perché l’Asur delle Marche è in carenza di organico ed ha predisposto bandi per aspiranti medici e per chi medico lo è già stato, e medico è rimasto dentro, come Memè.

La storia di Emanuele Memè, non medico anziano, ma medico e basta, medico sempre

E lui esordisce subito in maniera secca: “La sanità è nata e si impara in ospedale”. E poi: “Mi piace essere ancora attivo. Chi me lo fa fare? Certo che c’è chi me lo chiede, è normale. Ma d’altra parte nella vita uno deve sapere che fare. E io, per esempio, non riesco a resistere a casa senza a non fare niente”. Laureato nel 1968 e già primario al Salesi, l’anestesista non vuole stare con le mani in mano e le consulenze che oggi offre assieme alla collaborazione con una equipe medica privata non gli bastano più.

Il bando Asur e la risposta positiva per “arruolarlo” fra i reperibili: la storia di Emanuele Memè

Perciò ha risposto al bando Asur che nulla ha eccepito, anzi lo ha intruppato subito. Dove? Fra i medici reperibili dell’Area Vasta 3, quella che comprende anche l’ospedale di San Severino Marche. Ha spiegato il camice bianco: “Vi è questa situazione, sia nel pubblico che nel privato di bisogno molto elevato di specialisti in anestesia e rianimazione, perché nel tempo si è dilatata la richiesta della loro presenza in tutte le branche, sia chirurgiche che mediche. Per esempio, non vi è oggi un’endoscopia che non richieda la presenza del rianimatore, perché ce n’è bisogno, in quando il soggetto può reagire in mille modi”. E ancora: “A questo, oggi, si è sommata la questione legata al covid, che ha fatto precipitare tutta l’organizzazione che magari prima era stata studiata per eventi di routine ma che adesso sta comportando lunghe lista d’attesa e intasamenti in tutti i pronti soccorsi e in tutti i reparti di terapie intensive e rianimatorie”.

I tagli alla sanità pubblica, la politica che “va in corsia” e la storia del dottor Emanuele Memè

Poi una chiosa franca: “Qui nelle Marche è successo quello che sta succedendo dappertutto: è arrivato il degrado, fra virgolette, della situazione sanitaria, che a forza di tagliare ha visto venir meno l’organizzazione dei posti letto e del personale. Tutto sempre in funzione del risparmio. La politica, praticamente, è entrata un po’ troppo anche in corsia”.

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