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Lavia: ''tampone per andare a teatro? Si complicano cose per continuare a favorire teatri pubblici''

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·2 minuto per la lettura

Fare il tampone per andare a teatro? "E' solo un modo per complicare le cose. Il teatro è stata chiuso solo per favorire i teatri pubblici che si pagano le loro quindici mensilità all'anno e non fanno nemmeno il teatro''. E' quanto dice all'Adnkronos l'attore e regista Gabriele Lavia sull'ipotesi di riaprire i teatri con l'obbligo di fare un tampone non più di 48 ore prima dell'evento, ribadendo che ''il teatro è sicuro per tradizione culturale e per tradizione formale in quanto è un luogo dove il pubblico sa dove deve andare e gli attori e gli attori sanno dove devono stare. E allora gli autobus, i treni e Porta Portese? E' uno scandalo parlare di tamponi al teatro quando vedi fiumi di persone assembrate a via del Corso! Perché lì non fanno i tamponi? -sottolinea- Vorrei che questo eccesso di zelo fosse su tutto, non nascondiamoci dietro a un dito perché i trucchi si capiscono''.

''Non escludo che questa chiusura continuata dei teatri sia stata fatta per fare dei favori -ribadisce Lavia- anche Franceschini, e mi duole dirlo, essendo un ministro e quindi un amministratore ragione da amministratore ma il problema è che è anche ministro della cultura quindi avrebbe dovuto fare una battaglia culturale perché la cultura non viene da sé ma è figlia di una guerra, di una battaglia mondiale. Il teatro è stato massacrato dal punto di vista storico e culturale, neanche con la peste chiusero i teatri o i palcoscenici ambulanti. La cultura è intesa come una cosa che sta sui libri -continua- ma la cultura che sta sui libri è morta fintanto che non c'è qualcuno che leggendola la fa vivere. Non voglio insegnare al ministro della cultura cosa è la cultura, i teatri sono super-sicuri -conclude Lavia- Si può mettere una persona ogni quattro posti saltando una fila, bastano due spettatori, ne basta uno, la cosa importante è vivere, non vivere da ricchi borghesi o da stra-miliardari ma vivere''.

(di Alisa Toaff)