Lavoratori over 40: come combattere le discriminazioni

Intervista a Giuseppe Zaffarano, presidente di Lavoro Over 40

Quando si parla di discriminazioni sul lavoro in Italia viene subito in mente la condizione delle donne e dei giovani, due categorie che in media hanno più difficoltà ad accedere al mercato del lavoro e a ricevere un trattamento equo in termini di retribuzione. Non bisogna dimenticare però che c’è anche un’altra fascia di lavoratori vittima di discriminazioni: gli over 40 che perdono il lavoro. Quando le aziende decidono di licenziare a causa della crisi o semplicemente per ridurre i costi, spesso i primi a essere mandati a casa sono le persone che hanno più di 40 anni, perché in media il loro compenso è più alto di quello di un neoassunto.

Quando questi lavoratori vengono esclusi dal mercato del lavoro, reinserirsi diventa ancora più difficile, perché i datori di lavoro tendono a preferire risorse più giovani che costano meno e per cui spesso possono usufruire di incentivi pubblici all’assunzione. A questo si aggiunge il fatto che numerosi annunci di lavoro, o concorsi, prevedono un’età massima per i candidati, che di solito è inferiore ai 40 anni. Così, per i “lavoratori maturi” la disoccupazione diventa un doppio dramma perché al peso di essere lontani dalla pensione e senza un lavoro si aggiunge anche la paura di non trovarne un altro.

Un buon rimedio, per chi si trova in questa situazione, è riqualificarsi, fare rete con altre persone che condividono gli stessi disagi e lottare per cancellare ogni forma di discriminazione relativa all’età. Un’associazione che si batte per trovare soluzioni al problema è Lavoro Over 40. Yahoo! Finanza ha intervistato il presidente, Giuseppe Zaffarano.    

Zaffarano, cosa fa l’associazione per agevolare il reinserimento degli over 40 nel mercato del lavoro?
“Sul breve termine, aiutiamo la persona over 40 a riacquistare la sua dignità di uomo e lo supportiamo a trovare forze per reagire alla sua situazione di disoccupato. Facciamo formazione, counseling per capire problematiche e aspettative, coaching, consulenza per trovare lavoro, incontri mensili sul problema della disoccupazione. Abbiamo sportelli in varie regioni d’Italia. Poi, cerchiamo aziende che vogliono entrare in contatto con gli over 40 e lo segnaliamo ai nostri soci o ai simpatizzanti, cioè a quelle persone che in un periodo di difficoltà non possono permettersi di pagare la quota d’iscrizione annua, che si aggira sui 40 euro. Ma oltre a queste attività, ce ne sono anche altre sul medio-lungo termine”.

Quali?
“Cerchiamo di spingere il mondo del lavoro a modificare l’atteggiamento nei confronti degli over 40. La nostra attività di sensibilizzazione è rivolta alle istituzioni, alle associazioni datoriali, ai sindacati e alle agenzie di recruitment. Proviamo a “educare”, a far intraprendere progetti europei, sperimentali e limitati, grazie ai quali trovare una sistemazione dei lavoratori all’interno delle aziende. Per esempio, la Provincia di Roma ha emesso bandi in favore dei lavoratori over 40 anche grazie ai nostri suggerimenti”.

Qual è la situazione degli over 40 nel mondo del lavoro?
“So che dico una cosa sgradevole ma è la verità. Si parla tanto di disoccupazione giovanile elevata, ma c’è una realtà ancora più preoccupante: la fascia di lavoratori disoccupati non giovani, dai 40 ai 54-55 anni, è numericamente molto più ampia - un buon 20 per cento - di quella dei giovani senza lavoro. Non ci si faccia ingannare dalle percentuali. Bisogna ricordarsi che i contribuenti in età matura sono quelli che al momento sostengono sia i giovani che gli anziani”.

Con quali strumenti operate?
“Strumenti diversi. Si parte con la comunicazione: quindi presenza su giornali e siti, partecipazioni a trasmissioni televisive, iniziative culturali, contributi in convegni in cui dimostriamo che l’over 40 è una risorsa e non un rottame. In secondo luogo, c’è l’attività sul versante istituzionale, che ha l’obiettivo di migliorare la legislazione per eliminare ogni forma di discriminazione: combattiamo giorno per giorno la discriminazione del fattore età, che tra l’altro è contro il dettato della legge”.

Come?
“Andiamo alla ricerca di inserzioni e annunci discriminanti. Quando li troviamo, in prima battuta scriviamo all’azienda o all’ente che li ha pubblicati dicendo loro che si tratta di atti contrari alla legge. Poi segnaliamo i vari casi all’Unar – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, che non è più limitato alle sole discriminazioni a sfondo razziale. Ed è poi l’Unar che provvede a far rimuovere la discriminazione”.

Che risultati sta dando quest’attività?
“In pochi anni di vita – siamo attivi dal 2003 – abbiamo già raggiunto risultati positivi. Spesso, gli enti e le aziende che interpelliamo per segnalare discriminazioni ci fanno le loro scuse, dicono di non sapere di agire contro la legge e modificano gli annunci”.