Lavori di pubblica utilità: per 18 euro rischia la condanna penale

Per 18 euro A. M., un’impiegata residente a Ivrea, ha rischiato di vedersi comminare una condanna penale. All’origine di questo caso dai risvolti kafkiani, con la burocrazia a inclinare i piatti della bilancia della Giustizia, c’è un controllo nel quale la donna viene sorpresa alla guida in stato d’ebrezza. Il tasso alcolico è di circa 0,8 g/l molto al di sopra del tetto consentito dalle legge (0,5 g/l) e addirittura sulla linea di confine per la quale si rischiano forti pene pecuniarie e sei mesi d’arresto (fra 0,8 g/l e 1,5 g/l). Secondo il Codice penale alla multa di 5.600 euro si aggiunge l’iscrizione del reato sulla fedina penale. Un paio d’anni fa, però, la legge 120/2010 ha riformato l’art. 186 del Codice della Strada relativo alla Guida in stato di ebrezza inserendo la possibilità per il contravventore di richiedere al Giudice penale di sostituire la pena detentiva e pecuniaria con lavori di pubblica utilità. La prestazione dell’attività non retribuita a favore della collettività deve avvenire “in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell'educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, o presso i centri specializzati di lotta alle dipendenze”.

In questa casistica rientrava anche A.M. che – in seguito ad un accordo fra il Comune di Ivrea e il tribunale eporediese – avrebbe dovuto svolgere 46 ore di servizio nella biblioteca cittadina. Nel complesso ingranaggio burocratico, però, qualcosa si è inceppato. Anche senza retribuzione, i lavori di pubblica utilità sono a tutti gli effetti occupazioni soggette alle normative del lavoro. Al momento di cominciare, pur con l’ampia collaborazione di tutti gli uffici comunali, ci si è accorti che mancava la copertura assicurativa, calcolata in 18 euro. Senza l’assicurazione il giudice ha dovuto mettere in atto la norma per la quale “in caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, su richiesta del pubblico ministero, il giudice che procede o quello dell’esecuzione (con le formalità di cui all’art. 666 del codice di procedura penale), tenuto conto dell’entità dei motivi e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della sanzione con il conseguente ripristino della pena che era stata sostituita”. All’avvocato difensore Alessandro Raucci, vista la ristrettezza dei tempi, non è rimasta che un’ultima carta da giocare: quella del ricorso che ha sospeso la pena in attesa che il Comune di Ivrea risolva il problema il più presto possibile.