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Lavoro, 9 mln di italiani in difficoltà. Cresce area del disagio

Image from askanews web site
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Roma, 9 set. (askanews) - Oltre 9 milioni di italiani sono in seria difficoltà con il lavoro. E' quanto rileva un rapporto di Cgil e fondazione Di Vittorio (Fdv) sul disagio occupazionale e la disoccupazione sostanziale nel 2021, basato sui dati dell'Istat. Il tasso di mancata partecipazione al lavoro, stima l'istituto di statistica, si attesta attorno al 19,3%. L'Istat calcola la quantità di persone che si dichiarano disoccupate in oltre 5 milioni. La stima Cgil-Fdv è prudenziale: 4,3 milioni di persone in disoccupazione sostanziale, che arriva a una percentuale del 16% a fronte di un tasso di disoccupazione ufficiale del 9,5%.

"Questo dato - dice Fulvio Fammoni, presidente della fondazione - renderebbe la situazione italiana omogenea e comparabile con gli altri paesi d'Europa. Ma anche tra chi lavora è in forte crescita un'area di disagio che progressivamente alimenta il bacino del lavoro povero, legata all'aumento al tempo determinato involontario e ai conseguenti vuoti di attività, al part time involontario, agli occupati sospesi. Vale a dire gli assenti dal lavoro per un periodo pari o inferiore a tre mesi perché in Cig o per mancanza di lavoro-ridotta attività". In quest'area attualmente sono ricomprese oltre 4,8 milioni di persone.

In sostanza 9,1 milioni di cittadini hanno problemi rilevanti con il lavoro perché disoccupati, impediti da fattori oggettivi nella ricerca di occupazione o non soddisfatti della propria condizione lavorativa. "Un dato altissimo che testimonia come la situazione del lavoro in Italia sia molto difficile e in via di ulteriore deterioramento - aggiunge Fammoni - servono iniziative concrete per modificare la situazione attuale fatta di troppa precarietà, troppo lavoro povero, troppe barriere per la ricerca di occupazione a chi vorrebbe lavorare". L'immagine di un'Italia in crescita economica che ha ormai superato la crisi pandemica, sottolinea il rapporto Cgil-Fdv, è in realtà contraddetta da un mercato del lavoro segnato dall'occupazione a termine e caratterizzato da aree di disagio e disoccupazione molto estese.

Il report rileva che lo scorso anno l'area del disagio nella classe 15-74 anni ha raggiunto 4 milioni 872mila persone (l'indice di disagio, calcolato come rapporto tra gli occupati nell'area del disagio e il totale degli occupati, è pari a 21,7%). La percentuale è poco più elevata nella classe 15-64 anni: circa 22 occupati su cento vivono una condizione di disagio determinata dall'orizzonte temporale limitato del rapporto di lavoro e dal numero di ore insufficiente rispetto alle necessità o anche dalla sospensione dell'impiego, benché temporanea, causata dalla mancanza di lavoro.

Il disagio è più frequente nell'occupazione femminile (28,4%) che in quella maschile (16,8%). E' molto diffuso tra i giovanissimi (15-24 anni) che entrano nel mercato del lavoro (61,7%) e interessa un terzo dei giovani occupati tra 25 e 34 anni. L'indice di disagio decresce con l'età, ma è ancora sopra il 20% nella classe 35-44 anni. L'indice di disagio è ampiamente sotto il 20% nelle ripartizioni settentrionali e supera il 30% nelle Isole, mentre decresce con il titolo di studio: dal 32,2% degli occupati con la licenza elementare al 18,1% di quelli con titolo universitario.

Nell'area della disoccupazione sostanziale (15-74 anni) cadono complessivamente 4 milioni e 278mila persone, delle quali formalmente disoccupate 2 milioni 367mila. L'indice di disoccupazione sostanziale (15-74 anni) è pari al 16%, molto più elevato del corrispondente tasso di disoccupazione ufficiale (9,5%) e, tuttavia, inferiore al tasso di mancata partecipazione al lavoro stimato dall'Istat (19,3%). L'indice di disoccupazione sostanziale, come il tasso di disoccupazione ufficiale, è sensibilmente più alto tra le donne (18,6%) e tra i giovani fino a 24 anni (34,2%), ma resta sopra il 20% nella classe 25-34 anni.

L'indice è relativamente basso nella ripartizione Nord orientale (8,6%), sale al 26,6% nel Sud e al 29,1% nelle Isole. La disoccupazione sostanziale interessa soprattutto la forza lavoro meno istruita (più del 30%) e solo il 7,8% degli attivi con un titolo universitario. Per quanto riguarda il lavoro precario nel lungo periodo (gennaio 2004-luglio 2022), dall'analisi dei dati mensili sul mercato del lavoro pubblicati dall'Istat emergono due elementi. Il primo riguarda il fatto che il livello massimo di occupati registrato in Italia, pari a 23 milioni, è stato superato per almeno cinque mesi consecutivi soltanto da gennaio ad agosto del 2008, da marzo 2019 a febbraio 2020 e da marzo a luglio del 2022. I due picchi di massima occupazione nel periodo pre-pandemico sono stati raggiunti ad aprile 2008 (23,1 milioni) e a giugno 2019 (23,2 milioni), con un tasso di precarietà dell'occupazione dipendente9 che si è attestato, rispettivamente al 13,8% e al 17%.

Gli ultimi dati mensili relativi a luglio 2022 riferiscono 23,2 milioni di occupati e un tasso di occupazione (15-64 anni) pari a 60,3% in crescita di +1,4 punti percentuali rispetto a quello registrato a febbraio 2020, subito prima della pandemia. In questo contesto, in apparenza positivo per l'occupazione, il tasso di precarietà risulta ancora in aumento, dice la fondazione di Vittorio, ed è pari a 17,4%. Anche con la pandemia l'occupazione a termine è stata la prima a pagare il conto della recessione: a febbraio 2020 si contavano 2,9 milioni di dipendenti a termine mentre a maggio 2020, dopo due mesi di lockdown, 2,4 milioni (-501mila unità). Con la ripresa economica si è puntato ancora una volta sull'occupazione a tempo determinato che, a luglio 2022, ha raggiunto il massimo storico di 3,2 milioni di persone (+721mila unità da maggio 2020).

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