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Lavoro, calano licenziamenti: in crescita quelli disciplinari

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Roma, 9 mar. (askanews) - Cala il numero dei licenziamenti. Quelli relativi a rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono infatti passati da 647mila nel 2014 a 579mila nel 2018. La quota di licenziamenti sul totale delle cessazioni nel 2018 è risultata pari al 36% contro il 42% nel 2014. Le dimissioni hanno pesato per il 53% nel 2018 e per il 48% nel 2014. E' quanto sottolinea la nota congiunta ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal relativa al rapporto sul mercato del lavoro 2019.

La gran parte dei licenziamenti è motivata da ragioni economiche, circa nove su dieci, sottolinea il rapporto, ma l'incidenza di quelli disciplinari sul totale dei licenziamenti risulta in crescita: dal 7,4% del 2014 al 13% del 2018. La maggior parte dei licenziamenti avviene nelle piccole imprese (62% nel 2018). In particolare, i datori di lavoro che hanno licenziato dipendenti con rapporti di lavoro a tempo indeterminato hanno anche attivato nuovi contratti a tempo indeterminato, in ragione di 1,2 rispetto ai licenziamenti effettuati (0,7 nelle piccole imprese e 2 in quelle più grandi). La quota di lavoratori licenziati in presenza dei requisiti richiesti per accedere alla Naspi, oscilla attorno al 60% per gli anni 2016-2018. Il mancato accesso alla Naspi è motivato essenzialmente dal tempestivo ricollocamento al lavoro che interessa circa il 30% dei lavoratori licenziati. Nella quota residua (attorno al 10%) si addensano soprattutto lavoratori stranieri.