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Lavoro, CsC: nell'industria 66% lavoratori con contratto aziendale

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Roma, 29 nov. (askanews) - L'annuale indagine Confindustria sul lavoro nelle aziende associate registra che nel 2019 nell'industria in senso stretto il 66,1% dei lavoratori sono coperti da un contratto aziendale che prevede l'erogazione di premi variabili collettivi. La contrattazione aziendale di contenuto economico è meno diffusa nei servizi, dove i lavoratori coperti sono il 48,7%. Lo rivela l'indagine del Centro studi Confindustria.

La quota di aziende che stipula tali contratti si ferma mediamente al 29% nell'industria al netto costruzioni e al 13,7% nei servizi — percentuali più basse rispetto a quelle della forza lavoro coperta data la maggiore diffusione dei premi nelle imprese più grandi.

Negli ultimi anni, anche sulla scia del regime fiscale agevolato riconosciuto in via strutturale alle retribuzioni premiali legate ad incrementi di produttività aziendale, la diffusione della contrattazione di secondo livello è cresciuta sia nell'industria sia nei servizi. Sulla base delle risposte delle imprese che hanno partecipato all'indagine in ciascuno degli ultimi tre anni, è infatti aumentata tra i 2 e i 5 punti percentuali, a seconda della dimensione aziendale.

Oltre alla corresponsione di premi, oltre un terzo dei contratti aziendali prevede oggi la possibilità che questi siano convertiti in welfare (35%). La previsione di tale opzione è in forte crescita, su livelli pari a oltre a una volta e mezza rispetto a quelli del 2018.

La diffusione di forme di partecipazione dei lavoratori agli utili e di coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell'organizzazione, pur attestandosi su livelli decisamente più bassi, è altresì in crescita, raggiungendo nel 2019 rispettivamente il 4,8% e il 7,8%.

Il 60,2% delle imprese associate mette attualmente a disposizione dei propri dipendenti non dirigenti almeno un servizio di welfare. La forma più diffusa si conferma l'assistenza sanitaria (45,9%), seguita da previdenza complementare (28,7%), mense (21,1%) e fringe benefits (19,7%). Più bassa la diffusione di "carrello della spesa" (9,8%) e contributi per l'assistenza a familiari anziani o non autosufficienti (3,8%), ma per entrambe le voci si stima una forte crescita dal 2017 sulla base del campione di imprese osservate anche negli anni precedenti.

Nel 2019 quasi un'azienda associata su 10 (1 su 5 tra quelle di grandi dimensioni) ha introdotto forme di "lavoro agile", ovvero modalità di svolgimento del lavoro flessibili in termini di orario e luogo. Nel campione longitudinale la diffusione del cosiddetto smart working risulta in forte aumento, quasi raddoppiando tra 2018 e 2019.