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Lavoro, Istat: nel 2019 tasso occupazione al 59%, top da 2008 -2-

Mlp

Roma, 12 mar. (askanews) - In nove casi su dieci l'aumento dell'occupazione del 2019 è a tempo parziale: dopo la lieve riduzione dell'anno precedente il part time registra un forte incremento (130 mila, +3,0%) mentre, per la prima volta in cinque anni, quasi si arresta la crescita del tempo pieno (+15 mila, +0,1%). Prosegue la crescita del part time involontario (+90 mila, +3,3%) che si attesta al 64,2% (+0,1 punti) dell' occupazione a tempo parziale e al 12,2% di quella totale (+0,3 punti).

L'aumento dell'occupazione è maggiore tra le donne sia in termini assoluti (+104 mila, +1,1% rispetto a +41 mila, +0,3% degli uomini) sia nel tasso (+0,6 e +0,4 punti, rispettivamente); la riduzione del numero dei disoccupati riguarda invece più gli uomini (-103 mila, 7,1% e -71 mila, 5,5% le donne) ma il tasso scende in egual misura (-0,7 punti per entrambe le componenti). L'inattività, sia nei valori assoluti sia nel tasso,cala invece per le donne a fronte della lieve crescita per gli uomini.

Dopo il rallentamento del 2018, prosegue con maggiore intensità la crescita del numero degli occupati di 15-34 anni (59 mila, +1,1%) e del tasso di occupazione (+0,7 punti); tra i giovani inoltre è più forte il calo della disoccupazione e del relativo tasso. Tra i 35-49enni, malgrado la riduzione del numero di occupati, il corrispettivo tasso aumenta di 0,3 punti. Persiste la crescita dell'occupazione e del relativo tasso per gli ultracinquantenni.

Il tasso di occupazione aumenta per gli italiani ma diminuisce per gli stranieri (+0,6 e -0,2 punti); se per gli italiani la crescita è più forte per le donne, tra gli stranieri il calo dipende dalla componente femminile. Inoltre, tra gli stranieri alla più debole riduzione del tasso di disoccupazione si associa l'aumento di quello di inattività.

La crescita del tasso di occupazione è più forte tra i diplomati mentre il calo del tasso di disoccupazione è più intenso tra chi ha conseguito al massimo la licenza media; il tasso di inattività è stabile tra i laureati, scende lievemente per i diplomati e aumenta per chi ha un basso titolo di studio.