Lavoro: le truffe più comuni

Adiconsum e MDC hanno recentemente pubblicato il dossier Lavoro Sicuro, un progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha come obiettivo l’individuazione delle principali frodi e pratiche commerciali sleali ai danni dei giovani in cerca di lavoro.  Nonostante la crisi, web e giornali di annunci continuano a offrire un ritratto distorto della realtà nel quale master, corsi di formazione e viaggi studio sembrano essere le tappe obbligate verso un posto di lavoro stabile e ben remunerato. Lavoro Sicuro si propone come strumento per mettere in guardia tutti quei giovani che, durante la ricerca di un posto di lavoro, si imbattono in offerte ingannevoli, quando non del tutto fraudolente. Si tratta di un aspetto trascurato persino da quei portali “cerca-lavoro” che dovrebbero essere una sorta di bussola in grado di orientare i disoccupati.

Fra le frodi più frequenti vi sono quelle che promettono guadagni elevati, senza esperienze pregresse e magari da svolgersi al proprio domicilio: dall’assemblaggio di oggetti alla scrittura di articoli per il web, dal data entry al commercio online. Tutto bellissimo, peccato che il telelavoro, nel nostro Paese, sia praticamente privo di tutele giuridiche e, dunque, una terra di conquista per i truffatori. Le vecchie catene di Sant’Antonio si sono trasformate in vendite piramidali: cambia il nome non la sostanza di una strategia di guadagno in cui il soggetto partecipante deve trovare altri dieci potenziali partecipanti che inneschino altrettante piramidi. Si tratta di una pratica da non confondere con il multilevel marketing, una pratica commerciale assolutamente legale, la cui legittimità è sancita dalla legge 173 del 17 agosto 2005. Sono fraudolenti anche i corsi di formazione a pagamento che promettono l’assunzione e quelle attività nel mondo dello spettacolo il cui passaggio obbligato è l’acquisto di un salatissimo book fotografico.

Il web è il territorio ideale per queste frodi ma anche i giornali di annunci – che sopravvivono grazie alle inserzioni – sono costretti ad accettare di tutto. Fra i settori a rischio vi è anche quello delle vendite porta a porta: le aziende serie non mancano, sono circa un’ottantina e sono iscritte all’Avedisco (Associazione Vendite Dirette Servizio Consumatori), prima di rispondere a un annuncio, dunque, meglio controllare che l’azienda offerente faccia parte dell’elenco.

Le aziende che promettono lavori a domicilio come assemblaggio e confezionamento di prodotti richiedono un contributo di 25-50 euro per avviare la collaborazione. Si tratta di una cifra contenuta che fa sì che le vittime dei raggiri si astengano dall’adire vie legali. Altre inserzioni da evitare sono quelle che invitano a contattare numeri telefonici che iniziano per 144 o 166: sui tratta di servizi telefonici ad alto costo che hanno come unico scopo la raccolta di denaro tramite la chiamata.

Altra truffa piuttosto frequente sul web è la richiesta di denaro per essere inseriti in una banca dati: solitamente a pagare sono le aziende e non i disoccupati. Nelle zone economicamente più depresse si è recentemente diffusa la pratica dei falsi periodi di prova. Con il miraggio dell’assunzione i giovani vengono indotti a lavorare per mesi per compensi irrisori e con orari durissimi. Terminato il tirocinio, l’azienda chiude ed emigra altrove, dove comincia un nuovo ciclo di sfruttamento con ignari tirocinanti. Fra le più subdole forme di frode vi è quella del trasferimento di denaro. Ai malcapitati “lavoratori” viene semplicemente chiesto di mettere a disposizione il proprio conto corrente per il transito di denaro. Una volta forniti i propri dati e le coordinate bancarie si riceve un bonifico dal quale si trattiene la parte pattuita come compenso. Tutto il resto viene trasferito. Il denaro è frutto di attività illecite e il “lavoratore” è, di fatto, complice in attività di riciclaggio di denaro sporco.

All’interno del dossier sono contenute anche alcune testimonianze, sorta di case history al contrario, anti-modelli della ricerca di un posto di lavoro. Da Martina adescata con la promessa di un posto di fioraia in un albergo di Latina e, successivamente, dirottata su di un villaggio turistico in Camerun a Cinzia invitata a pagare 20 euro su poste pay per poter iniziare un’attività di compilatrice di schede, da Roberto invitato a inoltrare un bonifico di 30 euro per avviare un’attività di imbustamento dei bottoni a Marco al quale, dopo aver superato un colloquio online in vista di un’assunzione a British Airways, è stato chiesto di versare 770 euro a un fantomatico direttore delle risorse umane, per ottenere il permesso di soggiorno nel Regno Unito.

Oltre a far uso del buonsenso, il principale consiglio dato ai giovani disoccupati è quello di dare la priorità ai portali lavoro di Regioni e Province che provvedono a una selezione a monte delle offerte, escludendo a priori aziende, enti e società che si rivelano soltanto uno scenario di cartapesta sul quale proiettare i sogni di chi cerca un posto di lavoro degno di questo nome.